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fino al 31.I.2010
Giacomo Balla
Roma, Ara Pacis

   
 Dopo oltre trent’anni, torna in mostra - e restaurato - il più grande arazzo di Balla. E la teca di Meyer ospita due “geni” in contrapposizione. Artefici l’uno dell’azione furiosa del Futurismo, l’altro del perfetto equilibrio dell’Impero... alessandro iazeolla 
 
pubblicato
Al cospetto dell’incommensurabile perfezione classica dell’ara augustea, ogni cosa scolora. Ma per “uno dei capolavori del futurismo balliano maturo” sarebbe forse stato opportuno un allestimento che ne privilegiasse in diversa misura la dialettica con il grandioso contesto.
Apparati che potrebbero quasi alludere a quello spazio in sordina concesso ai futuristi italiani alla Exposition des Arts décoratifs modernes di Parigi del 1925, dove l’arazzo di Giacomo Balla (Torino, 1871 - Roma, 1958), Genio Futurista, oggi in mostra, fu per la prima volta presentato. Con la differenza, però, che sull’allestimento della mostra francese pesò allora il giudizio diffidente del Comitato per l’Esposizione, che fu superato solo grazie all’intervento diretto di Mussolini e al suo consistente contributo economico al gruppo di artisti.
A loro fu, dunque, in extremis concesso uno spazio all’interno del Grand Palais, dove accanto a Fortunato Depero ed Enrico Prampolini fu assegnata a Balla un’area ristretta, in una zona d’accesso agli spazi riservati ai due più giovani colleghi futuristi. Vi dispose quattro dipinti su tela da arazzo: Genio futurista, Mare vele vento e i più piccoli Farfalle in movimento e Fiori futuristi.
Nonostante il ritardo con cui fu aperto al pubblico il loro padiglione, nel giugno del ’25, laddove la mostra inaugurava in aprile, i futuristi e segnatamente Balla riscossero un buon successo, a dispetto delle ostilità di cui erano spesso oggetto.
In effetti, la tormentata commistione fra arte e regime e la violenza proclamata dall’azione futurista costituiscono per la critica contemporanea un complesso nodo da dipanare per scindere l’avversione al contesto politico dal giudizio sui contenuti innovativi e sulle influenze esercitate sulla cultura internazionale.
Giacomo Balla - Genio Futurista - olio su tela da arazzo - cm 279x381 - courtesy Fondazione Biagiotti Cigna
In questo senso, è estremamente lucida la recente visione di Gregorio Botta, che riconosce al Futurismo, unico movimento italiano d’avanguardia, il merito d’aver saputo cogliere spunti che - in verità - si andavano già diffondendo in tutta Europa, traducendoli in slogan efficaci e immediati. Alcuni utili a definire un nuovo concetto di arte totale (rottura con il passato, celebrazione della macchina, del movimento, della velocità); altri sfruttati per sostenere alcune inclinazioni del regime, quale la concezione della guerra come sola igiene del mondo, come una “forza generatrice”, nazionalista, da cui scaturiranno poi le più indicibili sofferenze del secolo.
Anche in Genio futurista, proprietà di Laura e Lavinia Biagiotti, le tonalità sono modulate sul tricolore italiano, in una composizione in cui risalta al centro una schematica figura di uomo con la testa a stella e le braccia disposte a formare una “M”, probabile allusione a Mussolini, posto il contesto di forte adesione dell’artista al fascismo, testimoniato anche in altre opere coeve.
Gli arazzi di Balla alla Exposition des Arts décoratifs modernes di Parigi del 1925 - courtesy Fondazione Biagiotti Cigna
Per ciò, l’accostamento dell’arazzo di Balla con l’emblema della pace augustea, che pose fine alla politica espansionistica dell’impero, inneggiando al culto del genius dell’imperatore, appare forse come il vero elemento di correlazione tra le due opere. Nel senso, però, di contrapposizione.

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dal 3 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010
Giacomo Balla - Genio futurista
a cura di Fabio Benzi
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (zona piazza Augusto Imperatore) - 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 9-19 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso:
intero € 6,50; ridotto € 4,50
Info: tel. +39 0682059127; info@arapacis.it;
www.arapacis.it

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1 commento trovato 

02/10/2012
roberto, italia - milano
in tutta onestà, si può dire che l'Arazzo di Balla faccia colpo più che altro per le sue dimensioni, non certo per l'aspetto artistico dell'opera totalmente simmetrica sull'asse mediano centrale, dove la dinamica del movimento è inesistente e manca anche il nerbo dell'artista quando esprime la sintesi della velocità. Parlare di capolavoro direi proprio eccessivo proprio per la mancaza di dinamicità, con una pesante staticità che si tramuta in un grande poster pubblicitario che fa ricordare le sigarette nazionali senza filtro.
Non ci sono punto di fuga,non è rispettato il concetto geometrico assionometrico.
Io la vedo come una bella frittata di colori e nulla più. Son ben altri i capolavori di Balla


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