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fino al 29.I.2009
Michele Lombardelli
Milano, AMT | Torri & Geminian
Rigore formale ed economia espressiva. Lombardelli mette a frutto la lezione dell’ultimo Beckett e ne fa un esercizio di poetica scultorea e installativa. Optando per l’insistenza sull’incomprensibilità come narrazione artistica...
pubblicato martedì 19 gennaio 2010
Scrivere è come lavorare su “un mucchio di cenere”: questo è il complesso Beckett degli anni ‘70, quello di Lessness e Company, che reca a vessillo un motto non più esistenzialista né tragicomico.
A mettere in moto la recente produzione di Michele Lombardelli (Cremona, 1968; vive a Cremona e Los Angeles) è proprio questa versione stanca del drammaturgo irlandese, che in un momento di impasse creativa produce il miglior elogio della forma residuale e della “pochezza” espressiva: lavorare su “ciò che resta”, secondo una precisa grammatica dei materiali, dei loro processi di manipolazione e della loro posizione nello spazio. E con una logica estranea all’iperproduzione.
Lombardelli usa la scultura installativa come strumento retorico, come figura che mette in pausa il racconto dello spazio e lo apre a una metafora materiale. Nell’allestimento, gli oggetti minimi di Lombardelli vivono di una perfetta contestualizzazione: si affidano ai luoghi, svelando un’omologia tra opera e ambiente. Un ambiente che non è più semplice ospitante, ma che è stato riconquistato, dal suolo agli incroci dei muri, da una pratica installativa fatta di appoggi e giustapposizioni.
Il vocabolario artistico della personale Giunge una voce a qualcuno nel buio gioca sulla potenza del disarmo, sulla presenza di un nucleo complesso all’interno di un’apparente semplicità. Michele Lombardelli - Senza titolo (silver and black) - 2009 - olio su tavola - cm 25x20Le sculture si offrono infatti alla percezione in modo fluido e accomodante, ma completamente immerse nell’ignoranza delle cause che concorrono alla loro formazione. Ed è qui che entra in campo l’esercizio beckettiano della dualità e del dubbio: le opere di Lombardelli sono trincerate dietro l’indecidibilità del loro senso e nel loro enigma perdurante. Nel sospetto che ricoprano una funzione pratica, che siano strumenti “alla mano”, si guadagnano lo statuto di anti-oggetti formatisi secondo il tempo e il caso, sfuggenti all’identificazione istantanea.
Tutte le opere sono senza titolo e accompagnate da una breve didascalia incidentale: restano lontane e deferenti, refrattarie alla comprensione totale, come protette da un accordo di reciproca analisi concluso tra soggetto e oggetto.
Questa produzione dell’artificio - sia essa in acciaio e ceramica o nascosta negli interstizi del collage e della serigrafia - resta dunque “semi-opaca (Arthur C. Danto), poiché il suo potenziale retorico e narrativo nasce dalla frizione e dall’attrito che si crea fra il suo contenuto e il modo di presentarlo.
Difficile dunque dare a essa un’identità permanente, perché “ammesso che ci sia, può soltanto essere percepita come un’ipotesi retrospettiva” (Samuel Beckett). La consistenza crepuscolare del lavoro Lombardelli, situato in quella zona intermedia che si produce nel contrasto amicale di bianco e nero, è dunque la stessa di uno guardo al passato. Non è una mistica dell’arte, ma la messa in atto di una vera e propria prosa delle cose.
Michele Lombardelli - Senza titolo (curiosity) - 2009 - acciao inox e ceramica - dimensioni varibili
E l’oscurità evocata nel titolo della mostra non è altro che il bacino della sua costruzione memoriale.

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dal 10 novembre 2009 al 29 gennaio 2010
Michele Lombardelli - Giunge una voce a qualcuno nel buio
AMT - Torri & Geminian
Via Fratelli Bressan, 15 (zona Precotto) - 20126 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 15-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0245499769; fax +39 0245499771; info@amtgallery.com; www.amtgallery.com


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