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Keramik Papier

   
 Evocazione di paesaggi bollenti, deserti, praterie e corpi che affiorano come miraggi. Keramik Papier, in collaborazione con Karas e Annika Pannito, elabora lo spazio del Teatro Furio Camillo di Roma... matteo antonaci 
 
pubblicato
Le condizioni di fruibilità di uno spettacolo teatrale, talvolta, si pongono al di fuori dello spettacolo stesso. Stanno nel luogo ospitante, nello spazio che ospita la produzione creativa e che pone le condizioni per lo sguardo dello spettatore. Il buio può essere necessità dello sguardo. Su questa problematica si esprime, in questa stessa rivista, Carlo Orsini a proposito del gruppo Orthographe: le sale italiane sembrano condannate “alla presenza di luci ‘segna-passo’ sui gradini, dalla segnaletica di sicurezza sopra le porte e dalle infiltrazioni di luce provenienti da sotto le tende”.
Il buio in West/Mirage di Keramik Papier è la conditio sine qua non per la riuscita dello spettacolo. Lo spazio messo a disposizione dal Teatro Furio Camillo di Roma non pone tale condizione. Questa impossibilità è allo stesso tempo una porta aperta sulla problematica della versatilità dello spettacolo teatrale e una finestra sulla reale disponibilità di spazi e sulle scelte di circuitazione.
Eppure, proprio la versatilità è caratteristica di Keramik Papier. Danilo Morbidoni e Sara Panucci sono “arredatori di inter-mondi”. Ossia di quegli spazi che stanno tra il luogo concreto, tangibile, in cui la performance avviene e quello creato dal loro intervento su questo spazio (non meno tangibile del primo). Intervengono attraverso luci, suono e la collaborazione di diversi performer. In Tutto sia calmo - site specific apprezzato durante il festival Deus Ex Machina a Roma - era lo scarto fra la stabilità iniziale del corridoio in cui si svolgeva lo spettacolo e la sua successiva, apparente dilatazione attraverso fumo, suono e luci, a dettare le leggi di un inter-mondo in cui il pubblico fosse emotivamente coinvolto e a muovere i fili di una - se pur abbozzata - drammaturgia (un volatile di luce precipita dall’alto verso il suo nido).
Keramik Papier - West/Mirage
Al contrario, West/Mirage muove da una visione ben precisa, trovando il suo fil rouge nell’affiorare di immagini che evocano paesaggi incandescenti, deserti, praterie americane prive di qualsiasi punto di orientamento. I Keramik Papier collaborano con i musicisti Karas (Leonardo Boldrin e Serena Borgatello) e con la danzatrice Annika Pannitto. La performer è una presenza dispersa che affiora nella luce come un miraggio. Al suo fianco un artista diverso per ogni replica attraversa lo spazio, lasciando che la danzatrice agisca di conseguenza.
Si creano due facce di una stessa moneta (dove l’immagine della moneta risulta più calzante rispetto a quella della medaglia). Da un lato c’è lo spazio concreto, ossia quello del teatro che pone “le condizioni per”, dall’altro c’è il mondo che si vuole creare. Ma, come si diceva, Keramik Papier sono “arredatori di inter-mondi”, ossia di quello spazio che sta fra un lato e l’altro della moneta e che affiora soltanto lasciandola ruotare. In altri termini, da un lato c’è la prassi, la tecnica, dall’altro c’è l’idea. La visione dell’idea porta alla sua morte lì dove i segni divengono immediatamente significanti e ogni cosa perde la sua magia in un'immediata riconducibilità di senso.
Keramik Papier - West/Mirage
Così, ecco nel finale il West secondo Quentin Tarantino, ecco il deserto, ecco il caldo, ecco la paura, ecco il rosso del fuoco, il rosso delle macchine, la fatica, il perdersi. Ecco un esercizio che imita il mondo nel teatro attraverso una prassi. Ma questo non è l’obiettivo di Keramik Papier. Il loro mondo è tra la prassi e l’idea - e per questo è indispensabile il buio –, è nel roteare di quella moneta per cui le immagini evocano e si ri-velano, suggestionano senza dire. Il corpo diviene luce, la luce e la granularità del suono divengono corpo. Nessuna drammaturgia, nessuna filosofia, soltanto la visionaria visceralità di un mondo da guardare da una soglia per esserne catturati e non capire.
Mai come in questo caso - la replica al Teatro Furio Camillo di Roma - la sentenza biblica “E luce fu” tuona come un decreto di morte e non di vita. A causa della mancanza del buio l’inter-mondo scompare e il pubblico guarda la seconda faccia di una moneta immobile.

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I Keramik Papier al Festival Deus Ex Machina

matteo antonaci
spettacolo visto il 12 gennaio 2010

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 14 al 17 gennaio 2010
Annika Pannitto/Keramik Papier+Karas
- West/Mirage
Teatro Furio Camillo
Via Camilla, 44 - 00181 Roma
Info: www.teatrofuriocamillo.it

[exibart]

 


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