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fino al 12.III.2010
Roberto Schezen
Roma, Ermanno Tedeschi

   
 95 immagini apparentemente mute. In realtà è una narrazione ricca e profondamente umana del popolo d’Israele. Osservato dall’obiettivo di uno dei più sensibili interpreti della fotografia d’architettura... alessandro iazeolla 
 
pubblicato
Questa esposizione coglie di sorpresa chi conosce come pura e assoluta espressione dello spazio e della luce i lavori di Roberto Schezen (Milano, 1950 - New York, 2002). Sorprende per l’atmosfera intima e lo sguardo sofferente con cui osserva il mondo lacerato dei territori arabo-israeliani, indulgendo con la stessa attenzione sui volti della gente comune colti per le strade, come sulle icone della politica di quegli anni, proprio a ridosso della guerra del Kippur del 1973, tra cui anche Golda Meir e Moshe Dayan.
Proviamo a confrontare questi documenti di un’intensa umanità con i monumentali lavori sull’architettura che hanno costellato di pregiate pubblicazioni la breve esistenza di Schezen. Non è difficile: molti di quegli ingombranti volumi, pubblicati da Rizzoli New York o da Monacelli Press, sono presenti proprio in galleria, a disposizione del visitatore. Roberto Schezen - Senza titolo - anni '70 ca. - fotografia in bianco e nero - cm 20x27 - courtesy Ermanno Tedeschi Gallery, Torino-Roma-MilanoMostrano paesaggi e oggetti architettonici dalle masse perfette, generate dalla matita dei più autorevoli interpreti dell’architettura d’ogni tempo, tra cui Palladio, Wagner, Loos, Khan, Le Corbusier. Sulle pagine patinate di quei libri ritroviamo il bagliore di superfici percorse solo da luci taglienti oppure la soffusa quiete di geometrie auree.
Ma in fondo quegli spazi sono popolati solo dai loro stessi perfetti equilibri. Nelle immagini di Schezen non c’è veramente posto per l’uomo. Non c’è nelle sue architetture e nemmeno negli altri temi da lui affrontati: nei suoi paesaggi alterati, nelle sue scure visioni d’acqua o nei suoi pesci irreali. Persino quando la figura sembra campeggiare quale protagonista assoluta, non ne è che il simulacro in marmo o in bronzo. Come nelle serie degli Atleti dello Stadio dei Marmi o delle Utopie della rivoluzione russa.
Ecco, allora, che le 95 stampe in bianco e nero esposte a Roma sembrano colmare quel vuoto apparente con un’umanità inattesa e commuovente. Quella che emerge dai numerosi viaggi in Israele compiuti soprattutto tra il ‘73 e il ‘75, quando collaborava con l’agenzia Gamma Press Group. È lo stesso periodo cruciale della sua storia personale. Gli anni in cui, al contempo, si va consolidando definitivamente il rapporto con l’architettura attraverso la frequentazione del Politecnico di Milano e il conseguimento di un master in architettura.
Roberto Schezen - Senza titolo - anni '70 ca. - fotografia in bianco e nero - cm 20x27 - courtesy Ermanno Tedeschi Gallery, Torino-Roma-Milano
Queste immagini restano dunque un capitolo definito del suo lavoro, un’isola dalla quale Schezen è salpato per sempre, tagliandone ogni legame fisico, al punto di arrivare alla dispersione di tutti i negativi. Le fotografie in mostra sono infatti esemplari unici, stampe originali e inedite uscite per la prima volta dal suo archivio personale. Mute, in quanto prive di ogni didascalia, sanno raccontare con la loro vivida immediatezza la storia di una sofferenza senza eguali.

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alessandro iazeolla
mostra visitata il 1° febbraio 2010


dal 14 gennaio al 12 marzo 2010
Roberto Schezen - Israele: uno sguardo sul passato
Ermanno Tedeschi Gallery
Via del Portico d’Ottavia, 7 (zona Ghetto) - 00186 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-13 e 15.30-19.30; sabato e domenica su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo con testo di Alain Elkann
Info: tel. +39 0645551063; info.roma@etgallery.it; www.etgallery.it


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