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ricci/forte

   
 Tra drag queen danzanti e barattolini di gelato, sesso di gruppo e monologhi della solitudine, sfila il carrozzone di ricci/forte. Un debito verso Dennis Cooper e l’ombra lunga del Novecento... Pietro Gaglianò 
 
pubblicato
La vita come uno snuff movie, un gioco al tormento che si conclude con la morte della vittima. Solo che sulla scena di Macadamia Nut Brittle i carnefici passano volentieri gli strumenti di tortura alle vittime, o li rivolgono verso se stessi, e si guardano allo specchio smarriti nell’ambiguità del proprio ruolo.
Lo spettacolo di ricci/forte suggerisce un omaggio all’immaginario letterario di Dennis Cooper (il romanziere cantore di un pianeta giovanile sempre ai margini), ma variegato agli aromi dei gusti nostrani (per rimanere nell’ambito evocato dal titolo: un gusto della catena internazionale di gelaterie Haagen Dasz). Il mondo di ricci/forte, in realtà, non avverte il bisogno di riconoscere genealogie e ascendenze, soprattutto per quanto riguarda la scena del teatro italiano; e se nelle dichiarazioni degli autori la rottura con le forme della ricerca degli anni ‘90 appare anche un po’ troppo disinvolta (a costo di apparire giovanilistica), negli esiti si compone - o meglio, si decompone - tutta la sanguinolenta fragranza del qui e ora: ricci/forte aderiscono al presente senza cercare di riprodurlo e lo mandano in scena quasi senza mediazioni, adottando una costruzione drammaturgica frammentata in performance, a solo lirici, gang bang e siparietti drag queen.
ricci/forte - Macadamia Nut Brittle - photo Mauro Santucci
Scorre lo spettacolo, dimenticando dietro di sé una scia di sciroppo che sembra sangue, di muffin in briciole e di umori diversi, che all’apparenza lattiginosi di sudore e piacere rivelano invece la propria natura di lacrime e solitudine. Scorre lo spettacolo, con il suo coro di voci piccolo borghesi, espressione di un universo che comprende le aspirazioni (immancabilmente frustrate), le paure e le tensioni di una fascia anagrafica che stenta a invecchiare.
Gli attori sono tutti destinati ad avere per sempre meno di trent’anni, a mangiare gelato come nei telefilm Usa degli anni ‘80 e a non oltrepassare mai i confini di una qualsiasi camera d’attesa in cui aspettano (beckettianamente, non si sa bene cosa), e in questa attesa trovano giustificazione al proprio essere incompiuti. Le storie dei quattro attori (impossibile riferirsi a loro come “personaggi”) si sovrappongono e si smistano continuamente, raccontando tutti il dramma evergreen di un passaggio all’età adulta che non è avvenuto fino in fondo, con tutto quel che ne consegue.
È come se Hedda Gabler si ispirasse ai personaggi del Grande Fratello, o se Nina de Il gabbiano fosse impazzita guardando telenovelas: la posta in gioco sembra ridursi al desiderio di una stabilità in coppia more uxorio, con l’illusione che una qualsiasi declinazione del matrimonio (disponibile nella versione tradizionale, in quella bonheur dans l’esclavage, in quella gay moderni, entrambi versatili, eccetera) garantisca la felicità.
ricci/forte - Macadamia Nut Brittle - photo Lucia Puricelli
Finisce a un certo punto Macadamia Nut Brittle, ma non si conclude, e consegna una istantanea che riunisce in uno stesso polimorfo sistema confessionale le divinità della pay tv e i feticci del wellness globalizzato. Il gelato chimico Haagen Dasz, il cui gusto è identico a tutte le latitudini, semplifica la reificazione delle emozioni che viene messa in scena da ricci/forte, dove l’unica consolazione, e l’unico modo per liberarsi delle pie illusioni e di Lisa Simpson, sembra essere la cattiveria.

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pietro gaglianò
spettacolo visto il 12 marzo 2010

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 12 al 13 marzo 2010
ricci/forte - Macadamia Nut Brittle
Teatro Studio
Via Donizetti, 58 - 50018
Scandicci (FI)
Info:
segreteria@scandiccicultura.it; www.scandiccicultura.eu

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