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Jan Fabre

   
 Al festival Fabbrica Europa 2010 Jan Fabre presenta Another Sleepy Dusty Delta Day. La coreografia, che ha suscitato tante polemiche tra animalisti e politici fiorentini, tratta con violenta poesia i temi dell’eutanasia, dell’amore e della morte... matteo antonaci 
 
pubblicato

In theatre, like in love, the subject is disappearence, scrive il teorico delle performing arts Herb Blau. Il teatro è effimero, perituro, lontano da qualunque forma di catalogazione e archiviazione. Un mortifero patto faustiano sta alla base della rappresentazione scenica: la conoscenza si manifesta nell’atto decisionale e consapevole della morte, in un presente che fugge se stesso e che corre verso il suicidio della messa in scena.
Arte totale, dicotomia vita/morte sono la base di molte opere del controverso ed eccentrico artista Jan Fabre che, al festival Fabbrica Europa 2010 di Firenze presenta la coreografia, creata per la performer Ivana Jozic, Another sleepy dusty delta day. Ossessione dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, il tema della morte si insidia nell’estetica e nella cifra stilistica di Jan Fabre come elemento provocatorio funzionale al dissolvimento di qualunque forma di retorica, come sguardo autobiografico e autoreferenziale, ma anche come base per una riflessione puramente meta-artistica e meta-teatrale. Riflessione rintracciabile già nell’utilizzo di insetti e animali impagliati in molte delle sue istallazioni per le quali animalisti e puritani gridano da tempo allo scandalo. Sulla scena teatrale, proprio questi elementi risultano radicalizzati, probabilmente poiché ospitati nell’unico luogo in cui la linea diegetica dell’opera sconfina irrimediabilmente nella vita reale.
Sulla scena, mucchi di carbone formano piccole montagne di pietra intorno alle quali trenini elettrici ancorati a binari di plastica conducono il loro logorante percorso circolare. Sospese a mezz’aria, gabbiette metalliche ospitano canarini gialli che osservano dall’alto la lurida terra su cui si svolge la tragedia di Another sleepy dusty delta day. Uno spettacolo destabilizzante e scioccante, non per l’utilizzo scenico degli uccellini - come avrebbero voluto gli animalisti e i furbi politici accorsi a protestare durante il festival - ma per una sanissima cattiveria che lo percorre interamente dall’incipit sino alla fine.
Jan Fabre - Another Sleepy Dusty Delta Day
Jan Fabre parla di eutanasia, suicidio e amore traendo ispirazione dalla canzone del ‘67, della statunitense Bobbie Gentry, Ode to Billy Joe, dai cui estrae il titolo dello spettacolo. I versi del testo musicale, trattando il tema del suicidio in un ambiente di campagna americano, assomigliano vagamente alle Southern Gothic Novel, sottogenere americano del racconto gotico permeato da elementi grotteschi, bigottismo razziale ed egoismo moralista. Today Billy Joe MacAllister jumped off the Tallahatchie Bridge”, canta la Jozic in scena, poi, avvicinatasi a un microfono, sfila una lettera dal suo reggiseno e inizia a leggere il testo epistolare scritto dallo stesso Fabre.
Così l’artista sputa addosso a un’umanità bigotta e insulsa che spreca parole per cercare la libertà all’interno della vita e che invece è sottomessa alla triviale capacità di dimenticare. Meglio suicidarsi che subire le umiliazioni del decadimento fisico”, legge Jozic, mentre sul palco il tempo sembra pesantemente scandito dal moto perpetuo dei trenini elettrici e dall’immobilità dei canarini gialli chiusi nella loro gabbia. Poi le parole scivolano sull’immagine di un padre martoriato da cinque infarti e di una madre soffocata lentamente da un tumore ai polmoni, proprio come accaduto ai genitori di Fabre, che qui, con eccellente egocentrismo, scivola nell’autobiografia e lascia emergere un urlo disperato e violento. Come sconvolta dalla lettera, la performer si abbandona a una danza sadica costituita da spasmi, tremolii ed elementi estremamente grotteschi. Dai mucchi di carbone estrae delle bottiglie di birra, beve, poi si appoggia sui binari come a voler essere investita dai piccoli trenini.
Jan Fabre - Another Sleepy Dusty Delta Day
Per favore. Nessuna condanna. La mia morte non è un misfatto”, recitano le parole della lettera. La performer tinge il suo corpo di nero e il campo di cotone che fa da sfondo alla canzone di Gentry appare improvvisamente trucidato da una violenza istintiva e animalesca con la quale Jozic si scaglia contro le montagne di carbone, afferrandone i pezzi, lanciandoli, distruggendo i treni e le montagne. Poi, come gatta, afferra una gabbietta, la apre ed estrae un piccolo canarino (di peluche) per sentire il rumore che fa una bottiglia di birra sbattuta sopra la sua piccola testolina. Le gabbie vengono scosse, attraversate da raggi di luce, mentre i canarini cercano per un attimo una nuova stabilità. E ogni piccolo frammento di innocenza, ogni simbolo della gioventù raccontata da Fabre si dissolve nell’insensatezza della quotidianità e in una partitura musicale costituita da note jazz.
Io credo a questa leggenda che racconta l’amore”, dice Jozic; poi, leggendo le ultime parole della lettera: “Desidero già da tempo questa rappresentazione estrema e tutto il teatro non è forse preparazione alla morte?”. Ucciso il presente della performance non rimangono altro che le spoglie di una struggente istallazione: treni distrutti, montagne crollate, gabbiette sospese a mezz’aria e una bottiglia di birra, al centro del palco, con il canarino (finto) dal collo spezzato.

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matteo antonaci

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 12 al 13 maggio 2010
Jan Fabre - Another Sleepy Dusty Delta Day
Stazione Leopolda
Viale Fratelli Rosselli, 5 - 50144 Firenze
Info: www.ffeac.org

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1 commento trovato 

23/05/2010
Matteo Antonaci
ERRATA CORRIGE
La performer Ivana Jozic, di cui si parla nell'articolo, è stata sostituita da Jan Fabre nel 2010, quando ha deciso di rimodellare Another Sleepy Dusty Delta Day sulla fisicità della performer greca Artemis Stavridi. Partendo dalla personalità di questa talentuosa artista, Jan Fabre ha rimontato la coreografia presentata a Fabbrica Europa.
L'autore chiede scusa per l'imprecisione.


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