LA SPUGNA CREATIVA 390 utenti online in questo momento
exibart.com
community
Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia
Ritratto del curatore da giovane
Parola d'artista
Scacco alla crisi
La Lavagna
recensioni
rubriche
argomenti
classifiche
acuradi...
curator parade
antidoping
artist parade
cerca persone
notizie recenti
LA SPUGNA CREATIVA
Nasce come designer. Si specializza come restauratore e ceramista. Lavora per case d’asta di un certo peso, ma anche con designer e stilisti come Zandra Rhodes e John Galliano. A un certo punto l’affastellarsi, nel suo studio, di opere mutile, bozzetti germinali e frammenti induce alla ricomposizione creativa. Oggetti morti, perché uccisi nella funzione originale. Oggetti rianimati sul tavolo di un dottor Frankestein che si chiama Bouke de Vries...
pubblicato giovedì 20 maggio 2010

Come riesci a “controllare” I tuoi lavori? A volte il legame tra passato e presente sembra esplodere in maniera quasi casuale; a tratti, invece, sorprende il senso di misura, di padronanza materica e compositiva...
In origine partivo con un piano preciso, soprattutto per quanto riguarda le nature morte. E buona parte di questo modo di operare deve avere a che vedere con il mio bagaglio culturale, con l’essere olandese. Questa tradizione è profondamente radicata negli olandesi, è un carattere determinante della loro identità culturale. Ad ogni modo: più lavoravo con gli oggetti, più opzioni differenti mi apparivano davanti. Le cose hanno cominciato ad accadere in maniera diversa rispetto a come le avevo pensate all’inizio, ma cadevano bene all’interno del contesto di cosa stavo facendo. Per molto tempo “bellezza” è stata una brutta parola quando si parlava di arte; ma sento che oggi, con lo stato dell’economia globale e le condizioni dell’ambiente, ci sia la sensazione di un ritorno a talento, qualità e bellezza.

Bouke de Vries - Grieving Mary - 2009 - busto in argento del XIX secolo e materiali vari - cm 33x38x43,5Hai fatto aperto riferimento al peso quasi subliminale che la tua cultura madre, quella olandese, ha avuto nel modo di pensare, ideare e organizzare il tuo lavoro. Un dato che davvero emerge potente quando tocchi il tema della natura morta. Ma è impossibile pensarti in una dinamica diversa da quella del cosmopolita, considerato che da anni vivi e lavori a Londra, e che hai avuto - e hai tuttora - un contatto molto stretto con tecniche e linguaggi artistici di provenienze culturali, temporali e spaziali davvero senza confini. In questo senso la tua capacità di legare culture differenti senza perdere un senso di armonia generale è molto british e tradisce, se non un’assimilazione completa, certo una profonda e matura aderenza alla multiculturalità. La tua arte parla anglosassone, molto. Ma sembra parli anche un po’ italiano: ironia, freschezza, satira... e cattolicesimo!
Sfortunatamente non parlo italiano, ma quando mi sono trasferito in Inghilterra mi sono comportato come una gazza ladra, ansioso di imparare i molti aspetti della lingua: come l’ironia, i doppi sensi e le espressioni più colloquiali. La riflessione sul cattolicesimo in realtà va ricondotta alla mia educazione, da cattolico appunto. Benché ora mi riesca difficile credere a molto dell’ortodossia della chiesa. Proprio l’altro giorno ho letto una citazione del poeta russo Esenin, che diceva: “Mi vergognavo di credere in Dio, un tempo; ora rimpiango di non credere più”, che risponde pressappoco a come mi sento io. Così nel mio lavoro a volte esprimo la grandiosa bellezza dell’arte sacra e a volte, invece, ne traggo una visione distorta. L’aspetto più “italiano” dei miei lavori recenti è legato al modo in cui ho guardato all’arte italiana: come un nord-europeo impegnato in un “Grand Tour”, che raccoglie parti di questa abbondante cultura.

Bouke de Vries - Cupid/Sebatian - 2009 - ceramica del XIX secolo e materiali vari - diam. Cm 55x107 - courtesy Gloriamaria Gallery, MilanoE il tema del Grand Tour, non a caso, è alla base della tua esperienza espositiva - la prima - nel nostro paese: una collezione di opere ideate pensando all’Italia, dove feticci recenti si innestano con satira garbata sugli antichi ceppi di piante culturali sanissime e ancora fruttuose. Osservando certi tuoi lavori ho pensato a Pistoletto e alla sua riflessione sul tempo dell’arte e il tempo nell’arte: mi riferisco a opere come L’etrusco, chiaramente, ma soprattutto alla Venere degli stracci, che mi sembra affine per drammatica ironia al gioco sensuale dei tuoi lavori.
È sempre interessante guardare all’arte classica con occhi moderni; ma ciò che è ancora più interessante del lavoro di Pistoletto è il suo guardare all’arte moderna con un occhio classico. La venere nuda contempla un mucchio gigantesco di abiti: ma non ha scelto di indossarne nessuno. Mi ci ritrovo.

articoli correlati
La recensione della mostra milanese
Pistoletto a Villa Panza

video correlati

Pistoletto in performance all’Arsenale di Venezia

a cura di francesco sala

[exibart]


speed-news
  Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Editoriale: Adriana Polveroni
   Direttore responsabile Artico Gelmi di Caporiacco
   Responsabile Commerciale: Federico Pazzagli - f.pazzagli@exibart.com - adv@exibart.com - Fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com - Fax: 06/89280277