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fino al 2.VII.2010
Giulio Paolini / Candida Höfer
Roma, Villa Massimo

   
 Due lavori, due artisti, due modi di concepire la fotografia e rappresentare lo spazio. Un dialogo che non necessita di parole. Un incontro dove le immagini sono lasciate libere di raccontarsi... giulia lopalco 
 
pubblicato
Basare una rassegna sulla contrapposizione diretta tra due opere non è mai una scelta facile, tanto meno quando si cerca di far dialogare arte italiana e arte tedesca, scegliendone come rappresentanti i protagonisti della scena artistica contemporanea.
La sfida del curatore Ludovico Pratesi e del direttore dell’Accademia Tedesca Joachin Blüher non perde vigore alla 13esima edizione di Soltanto un quadro al massimo, dove sono messi uno di fronte all’altra Giulio Paolini e Candida Höfer.
Nella sala dove sono collocate le due opere, al primo impatto l’attenzione è tutta per Candida Höfer (Eberswalde, 1944; vive a Colonia). Il suo grande lavoro fotografico trascina occhi e mente nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, immortalata nel 2006 per il ciclo Bologna Series. Lo spettatore dallo spazio reale della sala espositiva si ritrova visitatore dello spazio dell’immagine, catturato da una fuga prospettica che penetra e fa penetrare lo sguardo tra le varie sale della biblioteca.
Soltanto un quadro al massimo: Giulio Paolini-Candida Höfer - photo Alberto Novelli
L’arte di Höfer vive della continua ricerca, svolta all’interno di musei, teatri, biblioteche, palazzi, di spazi e ambienti da spogliare della loro utilità pratica, trasformati per mezzo della fotografia in immagini che ne rivelano l’insita bellezza. Nella biblioteca bolognese, scaffali, libri, immagini affrescate e busti non sono più importanti per il sapere che contengono, tramandano o rappresentano. La vita pratica degli oggetti si ferma appena la fotografia viene scattata, allorché la funzionalità del luogo cede il passo a una sua dimensione “altra”, estetica.

Sulla parete opposta, di fronte all’immagine dirompente dell’artista tedesca, uno studio per Synopsis di Giulio Paolini (Genova, 1940; vive a Torino) introduce al luogo più intimo e spirituale per l’artista: lo studio. I quattro collage che compongono l’opera non sono facilmente descrivibili a parole. L’immagine richiede tempi meditati e un’attenzione profonda. Lo studio dell’artista in via Po a Torino, da spazio reale dove ha luogo la creazione, diviene storia, dimensione, e soggetto dell’opera stessa.
Soltanto un quadro al massimo: Giulio Paolini-Candida Höfer - photo Alberto Novelli
Quella di Paolini è una riflessione continua sul fare arte, sugli elementi che lo costituiscono e sui luoghi reali e ideali della visione dove avviene l’incontro tra opera, autore e spettatore. Nella sua ricerca la fotografia è fondamentale, solo mezzo in grado di certificare e rendere obiettive agli occhi dell’artista le sue stesse opere.

Nella sala dell’Accademia tedesca i lavori di Candida Höfer e Giulio Paolini finiscono col trovare un anello di congiunzione nell’importanza conferita allo spazio, concepito come luogo di creazione, riflessione e memoria. A questo punto, allo spettatore preso nel mezzo non rimane che mettersi comodo per essere invogliato a entrarvi.

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dal 12 maggio al 2 luglio 2010

Soltanto un quadro al massimo: Giulio Paolini / Candida Höfer
a cura di Ludovico Pratesi e Joachim Blüher
Villa Massimo - Accademia Tedesca
Largo Villa Massimo, 1-2 (zona piazza Bologna) - 00161 Roma
Orario: da lunedì a venerdì mattina ore 9-13 e 14-17
Ingresso libero
Info: tel. +39 064425931; fax +39 0644259355; giorgolo@villamassimo.de; www.villamassimo.de

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