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fino all’1.VII.2010
Gino De Dominicis
Milano, Conduits

   
 Ricordi tattili di Gino De Dominicis. Testimonianza in absentia di un artista che seppe trovare nella non-presenza il senso del suo stesso operare. Mentre al Maxxi c’è la grande antologica... emanuele beluffi 
 
pubblicato
Gino De Dominicis (Ancona, 1947 - Roma, 1998), chi era costui?, per chiosare il Manzoni. Tetragono alla testimonianza documentale della propria opera, rese vita difficile a studiosi e pubblico dell’arte. Avverso al valore archivistico di cataloghi e monografie, riteneva che la riproduzione fotografica fosse una sorta di latrocinio a danno dell’autore:“Le fotografie non dovrebbero riportare il nome dell’‘oggetto’ fotografato o dell’artefice dell’‘oggetto’ ma solo il nome del fotografo. Erroneamente ritenute documentative, le fotografie non hanno invece relazione con le (mie) opere”.
Poco collaborativo nei confronti del mondo della cultura, definito (anche) “artista sulfureo” per l’inclinazione “vampiresca” a vivere e lavorar di notte, fu artefice del rinnovamento - lui che aborriva il modernismo e di sé diceva: “Non sono stato mai molto interessato all’arte moderna e neanche a quella antica, bensì a quella antidiluviana” -, giungendo finanche in anticipo sui tempi, fuori dal tempo, con una produzione improntata alla disarticolazione dei tradizionali codici espressivi e basata su un linguaggio proprio, il suo linguaggio, che in realtà parlava all’umanità intera.
Gino De Dominicis - Zodiaco - 1969 - fotografia con ariete ritoccato a biro - cm 28x38
Fu un pensatore in opposizione a quella società dell’immagine
(In principio era l’immagine, titolava un’opera del 1981) e dei vetusti mass media, successivamente incarnatasi nell’espressione sussiegosa della “creatività contemporanea”, convinto com’era che le cose non esistessero affatto, se non nel loro valore trascendentale, ossia kantianamente come condizioni-di-possibilità-dell’esistenza.
Si pensi al suo testo sull’immortalità (Lettera sull’immortalità del corpo, 1969), in cui rivolgendosi a un’interlocutrice misteriosa scriveva: “Cara... io penso che le cose non esistono, per esistere veramente dovrebbero essere eterne, immortali, solo così non sarebbero solamente le verifiche di certe possibilità della natura ma veramente cose”.
L’immortalità: l’uomo affetto da sindrome di Down esposto con scorno dei benpensanti alla Biennale veneziana del 1972, che col suo sorriso bambino sanciva l’ora immobile dell’eternità. L’immortale, l’eroe-artista configurato nel mitologema mesopotamico e nelle scorribande esoteriche di Evola, Guénon, Eliade, codificato nei celebri alieni archetipici dal naso a becco, negazione della civiltà della parola - la razionalità, l’impresa scientifica e il pensiero occidentale - e riaffermazione del mysterium della divinizzazione dell’essere umano.
Gino De Dominicis - Senza titolo - matita su cartoncino nero - cm 32,5x25,5
Ora Conduits tributa un omaggio a questa figura chiave della contemporaneità con una mostra per dir così filologica,
attraverso un’esposizione di paraphernalia (lettere, immagini private di proprietà di casa Politi, stralci di pubblicazioni periodiche di e su Gino De Dominicis, notizie sull’autore che narrano il vissuto dell’artista e che per una volta scostano l’attenzione dai suoi prodotti finali), con opere su carta e una fotografia del celebre Zodiaco ritoccata a biro.
Donazioni di collezionisti e galleristi, ricordi tattili, in absentia, di un artista che ha fatto della non presenza l’intima essenza del suo operare.

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emanuele beluffi
mostra visitata il 18 maggio 2010


dal 18 maggio al primo luglio 2010
Gino De Dominicis - L’organizzazione della vita
Conduits/Gea Politi

Viale Stelvio, 66 (zona Maciachini) - 20159 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15-19 o su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 026883470; info@theconduits.com; www.theconduits.com

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