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Vincenzo Agnetti: un caso pre-poverista

   
 Seconda tappa per illuminare i “coni d’ombra”. Quali? Quelli del mercato dell’arte contemporanea. E dopo Gino De Dominicis, è la volta del grande Agnetti... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
"La cultura è l’apprendimento del dimenticare (Vincenzo Agnetti)

MESSA A FUOCO
Vincenzo Agnetti
(Milano, 1926-1981) è stato uno degli artefici delle riflessioni che negli anni ’60 anticiparono la grande stagione dell’Arte Povera, e da molti è considerato il padre dell’Arte Concettuale in Italia. Uomo di cultura e intellettuale a tutto tondo, affrontò criticamente temi stringenti della contemporaneità: la logiche della comunicazione, le convenzioni linguistiche, l’esercizio del potere, la definizione del reale, tutte questioni che - a quasi trent’anni dalla morte - appaiono ancora attuali e pregnanti.
I germi del suo celebre Libro dimenticato a memoria (1969), emendato di tutto lo spazio scritto, si leggono già nel romanzo pubblicato nel 1968 per Vanni Scheiwiller, Obsoleto, dove - oltre a sovvertire tutte le logiche grammaticali e della sintassi - compaiono disegni, pagine nere, abrasioni e cancellature.
Alberto Mugnaini ha definito la sua ricerca "sospesa tra premesse di razionalità stringente e risvolti di imprevedibile poeticità” (Flash Art). Costante, durante tutta la carriera, è stata una certa tendenza riduzionista, volta a esplorare le potenzialità intrinseche del linguaggio: nei Feltri (1968-71) incide frasi lapidarie, nella bachelite nera affermazioni paradossali (Assiomi, 1968-74).
Vincenzo Agnetti - Oggi io e te abbiamo detto di no - 1970 - feltro su legno - cm 76x115,5
Fondamentale, in questo senso, è la scissione e la messa in crisi della dualità costituita da medium e messaggio. Nel 1968 presenta La macchina drogata, una calcolatrice Olivetti cui sostituisce i martelletti numerici con quelli alfabetici; nel 1970 inventa Neg, un meccanismo che elimina il suono isolando le pause e i silenzi.
Del 1973 è Progetto per un Amleto politico, una delle sue opere più celebri, costituita da una serie di riproduzioni fotografiche di bandiere che, nell’installazione originaria, prevedeva al centro un podio dal quale una voce recitava senza sosta la numerazione da uno a dieci: il cambio di intonazione rappresentava l’unica verità possibile rispetto all’ambiguità del linguaggio.
La sua vivacità intellettuale, la sua creatività e ironia si dimostrano anche negli ultimi anni quando realizza le Foto-graffie (1979-81) incidendo la superficie della carta fotosensibile annerita dall’esposizione alla luce.

Vincenzo Agnetti - Frammento di tavola di Dario tradotto in tutte le lingue Torino (particolare) - 1973 - courtesy Galleria Martano, TorinoMINI-BIO
Nel ’57 collabora ad Azimuth con Manzoni, Castellani, Anceschi e gli altri del gruppo. Si dedica alla scrittura, collabora con Scheiwiller, viaggia negli Stati Uniti. Il momento centrale della sua carriera nelle arti visive si colloca a partire dal 1967, data che segna anche una sua importante mostra a Palazzo Diamanti di Ferrara. Dello stesso periodo è Principia (1967), esempio della cosiddetta "scrittura permutabile”, pannelli in legno dotati di elementi mobili che con il loro scorrere mutano il senso delle parole inscritte sulle superfici.
È tra i pochi italiani che può vantare la partecipazione a Documenta Kassel (l’edizione V) e alla Biennale di San Paolo, mentre sono ben 4 gli inviti alla Biennale di Venezia (1973, 1976, 1978 e 1980).
Nel 1978 torna alla letteratura con la raccolta di poesie Machiavelli 30. L’ultimo suo lavoro è Lucernario del 1981, metafora della nascita e della morte nell’alternanza del giorno e della notte.
Nel 2008 il Mart di Rovereto lo ha celebrato dedicandogli la prima retrospettiva museale, curata da Achille Bonito Oliva e Giorgio Verzotti.

ANALISI DI MERCATO
Le transazioni di Vincenzo Agnetti si svolgono principalmente nelle case d'asta italiane.
Su 93 passaggi all'asta in totale, solo 28 lotti risultano invenduti. Il fatturato maggiore ricavato dalle aste proviene dalla pittura (292.606 euro), con un totale di 31 lotti venduti all'asta, seguito da scultura (83.172 euro), acquerello (42.812 euro), fotografia (35.562 euro) e stampa (13.972 euro).
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La pittura presenta un alto tasso di invenduto (il 40%) contro il 10-20% delle altre tecniche. I prezzi sono omogeneamente distribuiti in un range che arriva fino ai 30.000 euro di Piacevole e compiaciuta farsi fotografare in braccio a se stessa del 1970, tecnica mista di 118x80 cm, venduta nel 2009 oltre la stima massima di 22.000 euro.
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In generale si può osservare che i prezzi di aggiudicazione sono aderenti alle stime pre-vendita e uno scostamento da esse avviene solo nel caso dei lavori di maggiori dimensioni.
Maggiormente premiati sono i feltri di inizio anni '70 nel confronto con gli Assiomi (1968-74), incisioni su bachelite, che presentano un alto tasso di invenduto (55%) e prezzi di molto inferiori.
Tra gli Assiomi, quelli 80x80 cm vengono stimati 4.000 euro nel 1998 ma quelli più diffusi sono i 70x70 cm, generalmente stimati trai i 2-5.000 euro. L'aggiudicazione di uno di questi nel 2004 a 9.500 euro segna un aumento di prezzo di questa produzione del 300% e porta a innalzare le stime delle aste successive, provocando dei risultati di invenduto.
Tra il 1994 e il 1997 una brusca contrazione delle vendite all'asta inciderà sui prezzi dell'anno successivo, che presenta lo stesso numero di vendite del 2009 ma con un fatturato di sei volte inferiore.
Negli ultimi cinque anni il prezzo medio delle opere pittoriche è costante e stabile, senza seguire le flessioni generali del mercato dell'arte o senza subire brusche accelerate. La sensazione è che Agnetti sia artista seguito da un collezionismo informato e specializzato, il che rende il suo mercato solido ma anche avverso a brusche oscillazioni.
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Per quanto riguarda i lavori tridimensionali, a parte il top price di 18.000 euro nel 2000 per un’opera fondamentale com’è Permutabile, i prezzi si attestano sotto la linea dei 9.000 euro fino ad arrivare ai multipli che vengono stimati tra i 300 e 500 euro.
La fotografia invece è l'unico segmento che presenta un 30% di vendite a Londra. Le opere proposte in asta sono pienamente rappresentative della sua ricerca artistica, elemento ricompensato con l'assenza di lotti invenduti e prezzi di aggiudicazione regolarmente al di sopra delle stime.
Le stampe, serigrafie, litografie vendute all'asta hanno un range di prezzo molto vario, che va dagli 11.000 euro per la stampa Progetto per un Amleto politico, Svezia (1973) nel 2005 ai 150 euro, vendute tutte entro le stime.
I suoi acquerelli più recenti (datati 1980) non superano i 3.000 euro, spesso assegnati al di sotto della loro stima minima. Tre acquerelli del 1972 intitolati Dati due istanti-lavoro... venduti dal 1990 al 2006 hanno mantenuto il loro prezzo sulla soglia dei 6.000 euro.
A margine si segnala una certa disponibilità sul mercato di opere letterarie e libri d’artista a prezzi interessanti: Obsoleto, il romanzo del ’68 edito da Scheiwiller dove Agnetti elabora la progressiva disintegrazione della parola fino a comprometterne la leggibilità, è offerto a 350 euro.

Vincenzo Agnetti con Principia - 1967 - Contemporanea, Roma 1973 - photo Giorgio Colombo, Milano
CONCLUSIONI

Indicazioni: Agnetti è artista trasversale sia rispetto ai movimenti del Concettuale che dell’Arte Povera, sia agli ambiti della cultura, tra arti visive e letteratura. Può essere considerato a buon diritto una sorta di anello mancante del panorama artistico italiano del Novecento. Proprio per questo qualsiasi collezione che ambisca a documentare la stagione degli anni ’60 e ’70 non può prescindere dall’opera di questo artista.
Pro: valore storico riconosciuto, curriculum di rilievo, solidità sul mercato, collezionismo attento e non modaiolo, varietà dei lavori per tecniche e prezzo.
Contro: scarsa popolarità, offerta di qualità alterna, alcuni lavori, per tipologia o materiale, possono non essere di facile conservazione.
Alcune gallerie di riferimento: White Project (Pescara), Studio Gian Galeazzo Visconti (Milano), Osart (Milano), Ca’ di Fra’ (Milano), Galleria Blu (Milano), Ronald Feldman (New York). Per i libri: Giorgio Maffei (Torino) o www.maremagnum.com.

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1 commento trovato 

16/07/2010
lucarossi
quanto ci piace arrivare sempre "postumi"..

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