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fino al 10.X.2010
João Louro
Roma, Macro

   
 I suoi lavori sono atomi ingigantiti. Particelle strappate alla realtà, come ritagli di giornali e di libri ancora forieri di messaggi. Trascinati dal vento nei nuovi spazi del Macro... alessandro iazeolla 
 
pubblicato
Nel nero assoluto delle sei tele di Blind Image si riflette ogni visitatore che tenta di decifrare l’opera di João Louro (Lisbona, 1963). Mentre si osserva la profonda oscurità del colore deposto uniformemente sulla tela e chiuso sotto una lastra di plexiglas, si è invitati a leggere i testi stampati nella fascia inferiore del dipinto.
La percezione è quella di essersi imbattuti nelle didascalie illustrative delle immagini ma, al di fuori di quella riflessa, non ve n’è alcun’altra. Quando poi si realizza che i passi riportati sono i dialoghi tra Dolmancé e Eugènie tratti dalla Philosophie dans le boudoir ou Les instituteurs immoraux del marchese de Sade, l’effetto di straniazione è totale. Questa sensazione rappresenta la modalità di coinvolgimento che Louro persegue attraverso le sue operazioni di rielaborazione visiva.
Il carattere e la forma di questi lavori è determinato proprio dalla presenza della parola che, in questo caso, a dispetto di un’ordinaria funzione di semplificazione nell’interpretazione del significato, crea uno smarrimento, rimandando ad altri e inattesi significati.
João Louro - dalla serie Blind Images - courtesy Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbono - coll. dell’artista - photo DMF Lola
La forza espressiva delle parole sembra essere determinante nella contrapposizione con l’omogeneità del gesto pittorico e il disorientamento dell’osservatore non cessa certo davanti all’altra serie in esposizione: cinque tele di colori e dimensioni diverse, disposte secondo uno schema coordinato. Qui il rapporto dell’osservatore con la superficie non è interdetto dalla presenza della lastra in plexiglas, e la superficie della tela appare nuda e segnata dall’azione ripetitiva del pennello secondo direzioni uniformi, orizzontali o verticali.
A quest’impianto grafico della disposizione si contrappone di nuovo il testo, che qui diviene strettamente didascalico. Non più trattata come parte integrante della tela, la descrizione trova posto in un cartello separato su cui campeggia il titolo della serie, ripreso esattamente dalla più diffusa impostazione editoriale delle didascalie: Clockwise from above.
Di nuovo, però, il testo si fa duro, come un pugno in faccia per l’osservatore, che si trova a leggere crudeli descrizioni che paiono tratte dalla più cinica delle cronache nere. Il lavoro dell’artista prende infatti spunto dall’interpretazione del reale che, rivisitato attraverso un’angolazione critica, si fa arte concettuale, esperienza visiva, citazione letteraria.
João Louro - dalla serie Blind Images - courtesy Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbono - coll. dell’artista - photo DMF Lola
Elementi metabolizzati da Louro anche attraverso la sua formazione, prima in architettura all’Università di Lisbona e poi nella ricerca pittorica all’Istituto de Arte Visuiais Ar.Co. Un coacervo d’insegnamenti che lo ha spinto a dedicarsi alle più diverse forme di espressione visiva - pittura, scultura, fotografia, video - e che lo ha visto protagonista di esposizioni in vari musei portoghesi.

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alessandro iazeolla

mostra visitata il 18 giugno 2010


dal 27 maggio al 10 ottobre 2010
João Louro - My Dark Places
a cura di Luca Massimo Barbero
MACRo - Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Via Reggio Emilia, 54 (zona Nomentana-Porta Pia) - 00198 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10-19
Ingresso: intero € 4,50; ridotto € 3,50
Catalogo Electa
Info: tel. +39 06671070400; fax +39 068554090; info@incontriinternazionalidarte.it; www.macro.roma.museum

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