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fino al 5.XI.2010
Nobuyoshi Araki
Roma, One Piece

   
 Quale che sia l'angolo di osservazione, Araki sconvolge e seduce. È la provocazione nell'immagine, l'imbarazzo nell’esplicito, l’orrore nella bellezza. È Araki... alessandro iazeolla 
 
pubblicato

Desta sensazioni contrastanti la femminilità costretta ma ostentata dei corpi legati, l'espressione trasognata ma provocatoria dei volti curati, l’oggettività cruda ma soffusa del medium fotografico utilizzato.
Nella piccola raccolta della galleria sono ordinate solo 25 polaroid. Modelle variamente avvinte da corde e al contempo svestite dagli abiti tradizionali giapponesi. Immagini minuscole. Tanto da costringere il visitatore ad avvicinarsi, a entrare in ogni scena e restare avviluppato negli stessi lacci che legano strettamente i corpi, in un rapporto di intimità che si confonde subito con una sensazione di complicità mista a orrore. Sensualità, amore? O piuttosto sofferenza, morte?
Eros e thanatos si confondono sul terreno dell'esperienza personale di Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940): assurge a emblema dell'erotismo giapponese nello stesso anno (1990) in cui muore la giovane moglie Yoko. L’artista ne documenta la malattia dopo averne, vent’anni prima, raccontato per sensuali immagini la luna di miele nel libro Sentimental Journey, che resta un caposaldo della sua sterminata produzione, oggi misurabile in termini di centinaia tra pubblicazioni e mostre.
Tema centrale della sua opera sono i bondage: ragazze orientali strette tra legamenti crudeli e insopportabili. Queste carni che soffrono tra le corde sembrano quasi non appartenere a quelle stesse modelle che, al contempo, s’offrono all’obiettivo in una spudorata e imbarazzante semplicità. Paradossalmente, i corpi sono imprigionati proprio da ciò che sprigiona il più cinico tra gli erotismi, mentre il dolore evocato sembra ispirare un desiderio di liberazione dalla pena, di ritorno al riposo, alla quiete che tutto cancella.
Nobuyoshi Araki - Polaroid bondage - courtesy One Piece Art, Roma
Ma se dovessimo interpretare queste immagini solo nella chiave del dualismo freudiano che pone al servizio delle pulsioni di morte il principio stesso del piacere, dovremmo concludere con un’opinione sull’autore su cui peserebbero sospetti di ossessività e perversione. E ciò renderebbe tanto più inaccettabile il suo messaggio in una stagione inorridita dalle violenze sulla donna.
Ecco, dunque, che in soccorso alla legittimazione di Araki sopraggiungono - a scompaginare i pregiudizi - modelli del tutto estranei alla nostra formazione: il kunbaku e la pratica del bondage giapponese. Le raffinate legature di canapa erano destinate ai prigionieri già dal Seicento secondo l’arte marziale hojojutsu, sulla quale si sono innestate anche le spietate tecniche della tortura a corda nawazeme.
Nobuyoshi Araki - Polaroid bondage - courtesy One Piece Art, Roma
La spregiudicata libertà sessuale della cultura nipponica ha promosso queste pratiche ad arte erotica nel XX secolo, coniugando i termini antitetici di sensualità e sofferenza, amore e morte. Estremi tra i quali Araki lascia talvolta sospesi i corpi e le coscienze.

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mostra visitata il 5 ottobre 2010


dal 30 settembre al 5 novembre 2010
Nobuyoshi Araki
a cura di Olimpia Orsini

One Piece Contemporary Art
Via Margutta, 85 (zona Piazza di Spagna) – 00187 Roma
Orario: da martedì a venerdì ore 11-13 e 17-19.30; sabato ore 10.30-13
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 063244575; onepieceart@libero.it; www.onepieceart.it

[exibart]

 


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