26 novembre 2010

Ponte della Musica, anzi no, della Cultura (o forse delle Arti). Buone notizie sul fronte viabilità romana

 

di

Musica, Cultura o Arti? Così sarà il nuovo ponte romano
Come al solito quando si parla di cose romane, che si tratti di archeologia o di arte contemporanea, il sottosegretario alla cultura Francesco Giro dimostra lucidità e capacità di attivare la sinapsi, cosa non di poco conto per un politico d’oggi.
È successo anche a margine di un convegno che presentava, nello spazio dell’Ara Pacis nella Capitale, il progetto di pedonalizzazione di parte del centro storico della città. Parlando delle nuove reti tranviarie, Giro ha accennato alla nuova linea che dovrebbe passare davanti all’Auditorium ed al Maxxi scavalcando il Tevere grazie al nuovo Ponte della Musica, bel progetto degli architetti inglesi Buro Happold in fase di ultimazione (il prossimo 21 aprile 2011 l’inaugurazione) tra Via Guido Reni e il Foro Italico. E nel parlare di trasporti pubblici l’ha buttata anche sulla toponomastica: “per questa nuova importante infrastruttura il nome Ponte della Musica appare superato. Ormai lì non c’è più solo l’Auditorium, ma anche il Maxxi e da tempo l’Auditorium stesso non si occupa soltanto di musica. Dunque – ha concluso Giro – propongo che il ponte si chiami Ponte della Cultura”.
Bene, molto bene. È un proposito che avevamo anche noi e che ci fa piacere leggere nelle dichiarazioni di un rappresentate istituzionale così ad alto livello. Il Comune di Roma non potrà fingere di non aver sentito. Magari scegliendo tra la proposta di Giro “Ponte della Cultura” che risulta un filo retorica e un’altra idea che potrebbe essere quella di “Ponte delle Arti” che mescolerebbe adeguatamente l’architettura, la musica, il teatro e l’arte contemporanea che ormai sono di casa in questa zona.
Zona, peraltro, di cui si parlerà di nuovo presto: Renzo Piano, infatti, sta studiando una grande risistemazione di tutta Via Guido Reni per trasformare un anonimo viale di periferia in un boulevard che colleghi Auditorium, Maxxi e Foro Italico.

[exibart]

7 Commenti

  1. Viale Guido Reni “un anonimo viale di periferia” ?!?

    Il quartiere flaminio: tra i parioli, ponte milvio, prati e belle arti sarebbe in periferia?!?

    Dove abita il genio che ha scritto questo articolo?

  2. A parte il ponte che stride con la dolcezza del paesaggio e con la classiccità di Roma (un bel ponte in travertino era chiedere troppo? moderno, snza fronzoli, ma nella pietra che adorna tutta Roma e non di ferraglia, gesummio!!!), ma… come sarebbe a dire PERIFERIA? ma in periferia ci vivrai tu, quelli sono quartieri storici di Roma, pure parecchio d’elite!
    Almeno documentarsi, prima di scrivere certe assurdità.

  3. Ma c’è già un ponte, mi sembra che ci sia altro da fare, co dunque ben vengano innovazioni ps il quartiere Flaminio periferia? Vi sbagliate di grosso ! Non lo e mai stato,

  4. Mi associo. Non perché ci abbia vissuto da 0 ai 30 anni, ma il Quartiere Flaminio non può considerarsi “periferia”. In Via Guido Reni c’erano le caserme, ci si sentiva protetti, e la si percorreva per andare a pattinare sotto il viadotto del Villaggio Olimpico. Nella chiesa di Santa Croce ci ho anche fatto la prima comunione… Insomma, un quartiere da dove in 15 minuti a piedi si arriva a Piazza del Popolo non lo definirei proprio di periferia…

  5. Ma dove avete letto una definizione di “periferia” per il quartiere Flaminio? C’è scritto questo nell’articolo? Fermo restando che il centro finisce alle mura e che dunque il Flaminio centro non è, non lo si può di certo definire periferia e infatti nessuno lo ha fatto.
    Si parla qui di “anonimo viale di periferia” definendo, in tono volutamente polemico, Via Guido Reni. Semplicemente via Guido Reni. E semplicemente per sottolineare che questo stradone, benché collocato in un signorile quartiere semicentrale, è sistemato come un anonimo viale di periferia. Se così non è mi dovete citare almeno un altro viale centrale o semicentrale in Europa che sia costellato di bancarelle, che abbia spine di auto in sosta al posto di spartitraffico e aiuole, che sia addobbato a cartelloni pubblicitari abusivi e mi fermo qui per carità di patria…

    Ad oggi, purtroppo, Via Guido Reni ha tutte le caratteristiche di un “anonimo viale di periferia”. E manco una periferia europea, ahinoi. Speriamo che ci si metta d’impegno a sistemarlo.

  6. veramente ridicolo definirla periferia ahahah è centro ormai. e poi è una zona carina ed è circondata da zone molto elitaria e di VIP come vigna clara e parioli quindi.

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