pubblicato martedì 7 dicembre 2010
Risolvere la dicotomia arte/scienza in una relazione tesa all’oggettivazione della meraviglia, a una visionarietà tattile, nella misura in cui tocca concretamente non solo lo sguardo, ma anche il corpo dello spettatore. Sembra questa l’immediata qualità di Bestiale Improvviso, nuovo spettacolo del collettivo romano Santasangre, presentato in anteprima al Romaeuropa Festival.
Se il nucleo tematico intorno al quale ruotava il precedente lavoro della compagnia, SeiGradi, era l’acqua e le ipotetiche conseguenze di una sua sparizione dal suolo terrestre, dovuta all’innalzamento della temperatura, Bestiale Improvviso parte dall’analisi dell’energia nucleare e dei processi chimico/fisici utili al suo impiego. Un elemento costantemente in bilico tra la maestosa eleganza della natura e l’inadeguato, quanto pericoloso, tentativo di sfruttamento da parte dell’uomo.
Coperto da una coltre fumosa, lo spazio scenico appare agli occhi dello spettatore come il frammento di un mondo alieno privo di coordinate cronotopiche. Una scatola cinese il cui primo involucro è proprio la nube di fumo che circonda, avvinghia e stringe i corpi del pubblico. Diradatosi, il vapore lascia intravedere tre schermi rettangolari e bianchi, ulteriore ostacolo alla percezione visiva. Frecce sonore percorrono improvvisamente l’estraneo spazio scenico, come raffiche di vento lo scuotono, lo attivano. Luci pallide scorrono velocemente sui tre schermi, acquistano lentamente spessore fino ad abitare lo spazio escluso alla vista dello spettatore.

Dietro ai rettangoli bianchi, le ombre dei corpi di
Teodora Castellucci,
Cristina Rizzo e
Roberta Zanardo, appaiono come macchie di fluida materia, agglomerati tridimensionali di particelle colte nell’innescarsi del proprio processo di fusione e trasmutazione. Una metamorfosi rapida, fotografata da figure astratte la cui insita energia si estende attraverso lo spostamento furioso delle onde sonore e il lampeggiare della luce che investe la materia gassosa.
Caduti i tre schermi, lo spazio scenico si mostra finalmente allo sguardo. È una landa algida, bianca, un deserto post-atomico e senza vita, sul cui sfondo fasci di particelle luminose scorrono rapidi, impetuosi, annodandosi, raggiungendo velocità supersoniche tese a creare una voragine nera in cui non solo lo sguardo, ma anche gli altri sensi dello spettatore precipitano senza tregua. Tornata la quiete, come in un film fantascientifico (vengono in mente
2001: Odissea nello spazio di
Kubrick e
Incontri ravvicinati del terzo tipo di
Spielberg), le tre performer, ombre nere perse nella nube fumosa, appaiono sullo sfondo. Acefale, a-sessuate, disumanizzate conquistano lentamente lo spazio mentre un monolite rettangolare sospeso orizzontalmente a mezz’aria, incombe sui loro corpi. Che sono particelle impazzite, trasfigurate dall’energia nucleare; figure post-umane sorprese in un improvviso scatto bestiale, nella caccia continua ad un antropomorfismo irraggiungibile.

Riconoscibili nelle proprie peculiarità estetiche e modalità coreografico/fisiche, Rizzo, Castellucci e Zanardo si congiungono nella loro diversità, oscillando tra l’impetuoso disordine e un equilibrio formale, preciso, rigoroso, ultima fase del processo scientifico. Lento, il monolite si abbassa sui loro corpi, li nasconde, dunque, in un’esplosione di luce ed energia cancella lo spazio scenico.
Dopo aver rivitalizzato la pratica spesso abusata degli studi tramite una vera e propria costruzione d’ipotesi ed esperimenti scientifici - il primo dei quali,
Framerate 0, fu presentato un anno fa durante
Drodesera Festival 2010 - Santasangre costruisce
Bestiale Improvviso come una tesi rigorosa in cui differenti discipline artistiche (video, danza, musica, istallazione) s’ibridano per la produzione di un unico risultato.
Rientrando nella costruzione della forma spettacolare, i riferimenti alle teorie scientifiche si risolvono nella costruzione estetica e nell’immagine. Eppure qui l’illusione visiva lascia spazio alla radicalità dei sensi, all’oggettività della materia. Differentemente dal precedente
SeiGradi, che faceva esplicito utilizzo dell’illusione ottica attraverso ologrammi e proiezioni 3D, la visionarietà di
Bestiale Improvviso sta nella capacità di spostare la razionalità del pensiero scientifico su un perduto piano metafisico in cui i processi chimico/fisici acquistano la misticità di un rituale religioso (di cui, non a caso, si rintracciano alcuni elementi figurativi, tra i quali il monolite, il cerchio, la danza).

L’apparente coincidenza tra forma e contenuto - che troppo facilmente avrebbe ricollegato l’operazione creativa di Santasangre a una sorta di recupero delle avanguardie primo-novecentesche - si risolve, invece, in tale ritualità post-organica che resuscita i sensi dello spettatore in una dimensione "mecca-dionisiaca” e schiaccia la razionalità apollinea della scienza per esporne l’ebbrezza, il velato terrore, la bestiale irrazionalità. La stessa che scorre nel Large Hadron Collider custodito nei sotterranei del Cern, tra big bang e buchi neri, alla scoperta dell’origine, dell’energia, della forza, della vita umana, e che diviene, sulla scena di
Bestiale Improvviso, mistica cerimonia, agita prima da forze intangibili (luce, fumo, materia) poi da irriconoscibili corpi segni (o geroglifici alla maniera di Artaud) che scrivono nello spazio l’invocazione alla misteriosa natura. Niente di più antropologicamente teatrale.
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matteo antonaci
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dal 21 settembre al 2 dicembre 2010
Romaeuropa Festival 2010
direttore artistico: Fabrizio Grifasi
Sedi varie - 0100 Roma
Info: www.romaeuropa.net
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