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Museo Plart

   
 La plastica a Napoli ha recentemente sommerso la città con i suoi scarti. Ma c'è un'altra plastica, di cui la città campana ha intuito il valore. E ha trovato come conservarla in un museo... paola maddaluno 
 
pubblicato
In un saggio del 1949, Domenico Rea racconta Le due Napoli. La Napoli borghese, "che si distende sul mare fino a Posillipo”, e la Napoli fatta di una "massa incandescente di bassi, con una convivenza sfacciata del povero e del ricco”. Una dualità che fotografa gli anni ’50, ma ancora attuale. Una città sospesa tra "le Malebolge e l’eden”, tra le discariche a cielo aperto e la bellezza paesaggistica. Un luogo che, nella lotta tra gli opposti, prova a difendere oasi di speranze e coraggio. Tra i simboli di questa "resistenza”, il Museo Plart - Arte in plastica -, ideato e diretto da Maria Pia Incutti, che ha trasformato la sua audacia in una delle realtà più incisive e consolidate nel panorama del design nazionale e internazionale.
Mossa da grande passione, Incutti è impegnata a ricostruire lo stile e le evoluzioni della storia degli oggetti in plastica (dalla fine dell’Ottocento a oggi). Collezionista di 1.500 pezzi in bakelite, in celluloide, in resina e poliuretano. Un archivio di penne, pettini, bambole, scatole, gioielli, presentati in parte nella sala del museo dedicata all’esposizione permanente.
Accanto all’impegno di conservare "la memoria del design”, il Plart si distingue per il bisogno di documentare, il dinamismo delle tendenze più recenti. Individua le mode come se fosse un cool hunter e investe sui giovani. Delinea prospettive future e scopre personalità poco consuete. Non a caso, molti designer ospitati nella sede campana oggi si ritrovano a collaborare con aziende leader del settore e a partecipare alle rassegne più importanti.
Museo Plart - Napoli
Come il caso del duo FormaFantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farreris), giovani designer italiani trapiantati a Eindhoven, protagonisti della sesta edizione della Giornata del Contemporaneo promossa dall’Amaci con la mostra Autarcky a cura di Marco Petroni.
Su un tappeto rettangolare tessuto di grano è allestito un tavolo di legno su cui poggiano ciotole, vasi, lampade realizzati con un bio-materiale composto dal 70% di farina, dal 20% di scarti agricoli e dal 10% di calce naturale. Definiti da una tavolozza cromatica "dipinta” dalle essenze del caffè e della cannella.
Un pauperismo formale che, al tatto, ricorda la crosta del pane. I confini sono incerti, la texture astratta. Una semplificazione assoluta, alterata dall’inserimento di un elemento decorativo. "‘Autarcky’ testimonia come dal basso e con pochi materiali di partenza è possibile ottenere un prodotto bello e sostenibile”, afferma Petroni. E aggiunge: "L’intento è di recuperare il valore dell’artigianato, le regole dell’hand-made”. Un progetto che sperimenta le proprietà del sistema sensoriale: il profumo intrinseco degli oggetti rimanda agli aromi utilizzati per la colorazione.
Museo Plart - Napoli
L’esperienza del Plart parla ancora nelle due Napoli. Quella della strade travolte dai rifiuti e quella di un luogo che si fa testimonianza, con le sue ricerche, dei valori della naturalità, della terra e del recupero dei materiali. Napoli "carta sporca”. Ma anche spazio di innovazione.

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La Fondazione Plart

paola maddaluno

la rubrica design è diretta da valia barriello


Plart
Via Giuseppe Martucci, 48 - 80121 Napoli
Info: tel.
+39 08119565703; fax +39 08119565726; info@plart.it; www.plart.it

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