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Il maestro dei maestri

   
 Qualche rimpianto e un paio di buoni motivi per parlare di una delle grandi icone del fantastico e dell’arte figurativa del Novecento: Frank Frazetta. L'illustratore e pittore statunitense, scomparso a 82 anni, è considerato uno dei maestri dell'arte fantasy... emanuele vietina 
 
pubblicato
Scrivere di Frank Frazetta è un buon modo per giocare e incrociare le idee con Rick Berry. Lui, campione dell’arte collaborativa, genio travolgente delle arti figurative, di solito incrocia i pennelli con i colleghi trascinandoli in intense performance a perdifiato. Non sapendo disegnare, questo piccolo contributo è un’occasione unica per una live action performance con Berry, per di più su una tela grandiosa: l’immaginario di Frazetta. Ma soprattutto, mettendo subito a nudo sentimenti ed emozioni, è un buon modo per saldare un debito. E forse anche più di uno. Penso a quando rinunciai all'acquisto di Icon, rimasto sugli scaffali di un libraio romano. E alla mancata presenza di Frazetta a Lucca Games: prima quando è iniziata la mia esperienza da direttore d'area (era il 2000), poi quando lo scorso anno, dopo aver appreso della sua scomparsa, non abbiamo potuto dedicargli un tributo perché il percorso artistico era ormai già ideato e costruito. Ricordarlo con Rick, che in un certo senso ha dei tratti "frazettiani”, è quindi per me un’opportunità davvero preziosa.
Quando gli ho chiesto di parlare di Frank Frazetta, Rick ha risposto che per un artista non è semplice parlare di un altro artista, e che nel caso del Maestro dei maestri si tratta di una cosa buona e cattiva allo stesso tempo. Nel senso che è piacevole sedersi di fronte ai lavori di qualcun altro e commentarli con la dimestichezza di chi possiede gli strumenti del mestiere. Thuvia Maid of Mars, cover Edgar Rice Burroughs- SF Book Club, 1972Ma parlare di un autore da cui si è tratta tanta ispirazione pone un grande problema di obiettività, e questo è il risvolto negativo della medaglia. Allora gli ho fatto notare che con Frazetta la questione dell’obiettività sarebbe motivo d’imbarazzo per qualsiasi artista fantasy, e forse non solo. Così Rick mi ha detto: "Ok, hai ragione. Chi se ne importa dell’obiettività”.
Eppure mi rendo conto molto bene delle titubanze e dei timori che una carriera di tale portata può suscitare. Per capire meglio il disagio di Rick - ma anche il mio - di fronte a tavole come The Silver Warrior (per l’omonimo libro di Michael Moorcock) o The Rider (per la copertina del romanzo del 1974 di Edgar Rice Burroughs) può forse essere utile ricordare in breve questa straordinaria vita professionale. Iniziata verso la fine degli anni ‘40 col duplice esordio nel panorama del fumetto e della pubblicità, negli anni ‘60 vantava già collaborazioni con le più importanti riviste di costume americane e internazionali, trasformando nel giro di breve tempo l’autore in un riferimento assoluto per i gruppi metal, che si contendevano la sua matita per le copertine dei propri dischi. E proprio un mito della musica, il batterista dei Beatles Ringo Starr, di cui Frazetta realizzò un ritratto di successo, gli aprì le porte per un settore commerciale ancora più grande, quello del cinema hollywoodiano.
Dagli anni ‘70 in poi i poster per le locandine dei film da un lato, e il suo rapporto con le celebrità del grande schermo dall’altro - è nota la sua amicizia con personaggi come Clint Eastwood, Stallone, George Lucas, Bo Derek e molti altri volti famosi - fecero salire le sue quotazioni alle stelle, e la sua firma divenne sinonimo di talento indiscusso e senza pari. E poi la grande sfida con Ralph Bakshi Fire and Ice, il film a cartoni animati (realizzato usando il metodo del rotoscope, che si basa su veri movimenti umani), sviluppato proprio sui personaggi e le atmosfere di Frank.
Insomma, sembra difficile avvicinarsi senza remore al copertinista dei romanzi di Robert E. Howard, che col suo tratto inconfondibile è riuscito a dar vita a una galleria di eroi dall’energia primordiale e selvaggia, caricandoli di una tensione sensoriale appena percettibile ma travolgente, come travolgenti erano le loro gesta. Ma eccoci qui, noi, nel tentativo di comunicare cosa suggerivano i guerrieri, le streghe e le principesse di Frazetta. Continua Rick: "La cosa che mi ha sempre lasciato stupito di questo artista è la capacità di vedere l’azione nel momento esatto in cui essa prende corpo sul foglio o sulla tela, senza bisogno di realizzare sketches preliminari, senza dover pianificare il lavoro passo per passo. E questo perché per lui pensiero e azione sono un’anima sola. The Silver Warrior, cover Micahel Moorcock - Dell Books, 1973Ma c’è di più. La sua lunga carriera ci ha abituati a una serie di successi, ed è difficile ricordare i molteplici volti delle sue espressioni grafiche; in realtà dovremmo tutti - intendo noi artisti - ripensar il suo percorso artistico ogni tanto, per ricavarne una varietà di approcci visivi che forse non ha eguali sino a oggi. Penso alle copertine dei comic-book degli anni ‘50, cariche di ironia e umorismo; penso alle copertine di dischi e ai primi poster per il cinema, che già annunciavano il suo ingresso nella sword and sorcery”.
Mentre ascolto le parole di Rick mi figuro le mille declinazioni artistiche di questo illustratore. Ricordo di aver letto, in una qualche biografia, che il suo talento era già stato notato alla scuola elementare, dove alcuni insegnanti facevano pressione sui familiari affinché intraprendesse studi artistici. Avevo letto che all’epoca i suoi disegni erano animali domestici e sagome di Babbo Natale, come fanno tutti i bambini. Mi chiedo se i suoi draghi, le celebri Vampirelle, i coccodrilli della giungla ecc. negli ambiti educativi tradizionali, magari italiani, sarebbero stati compresi e apprezzati altrettanto. E qui Rick affonda il pennello nei suoi pensieri proprio come quando aggredisce un dipinto: "Questo è un tema che nell’ambiente dell’arte affonda le sue radici nella notte dei tempi. Nel senso che ci sarà sempre qualcuno pronto a denigrare chi disegna cose come draghi, creature mitologiche, cavalieri, demoni, maghi e stregoni. Ma io ho sempre risposto che Michelangelo, Tiepolo, Goya e Picasso facevano lo stesso”.
Quando Rick è stato ospite di Lucca Games, nel 2009, ha insistito per dipingere con gli altri artisti presenti al festival. Molti erano intimiditi dal suo carisma e dalla sua caratura, ma Rick insisteva per collaborare su tavole comuni, perché diceva che la visione di un artista influenza quella dell’altro, e l’arricchisce dando origine a qualcosa di nuovo. Anche se non ha mai potuto lavorare assieme a Frazetta, per ovvie ragioni cronologiche, credo che Rick custodisca nel suo bagaglio di illustratore e pittore una chiara idea di cosa gli abbia lasciato in eredità la conoscenza delle opere del grande maestro. E infatti mi racconta con enfasi che "una delle più grandi lezioni di Frazetta è che chi guarda un suo dipinto può immaginarsi per conto proprio come prosegue la scena, nella massima libertà concessagli dall’immaginazione. Finire un’illustrazione, portando a compimento un’azione o suggerendo al lettore tutte le possibili associazioni concettuali, è costrittivo per la fantasia di chi osserva. Nell’economia figurativa di Frazetta finire una scena è superfluo, è meglio dare al lettore le suggestioni necessarie a completare la visione nella propria mente. L'uomo nel mirino, 1977 - Clint Eastwood e Sondra LockeE in questo si dimostra un maestro dalle straordinarie abilità. Mi rimane però un solo rimpianto: Frank era un sapiente, forse il più sapiente, ma in fondo ho come la sensazione che non sia mai cresciuto quanto potesse. Sembra quasi che sia rimasto prigioniero del suo talento, e che da lì non abbia avuto la forza di andare oltre. Come una splendida farfalla incastonata nell’ambra”.
La leggenda di Frank Frazetta vive grazie alle tracce preziose che le sue opere ci hanno lasciato. Non solo nella ragguardevole cifra sborsata lo scorso anno da Kirk Hammett, il chitarrista dei Metallica, per Conan il Conquistatore, la tavola a olio da cui fu tratta la celebre copertina del libro del ‘66. Il valore economico non è secondario, ma non è un criterio affidabile per valutare l’opera di un artista; l’epopea memorabile di Frazetta emerge da ben altri segni impressi nella storia degli ultimi quarant’anni. Frank Frazetta era così presente nell’universo visivo e cinematografico degli anni ‘70 e ‘80 che i suoi mondi - le luci, la forza delle figure che si stagliano austere sugli sfondi sfumati - hanno finito per imprimersi a fondo nell’immaginario e nell’inconscio delle persone. Immagini come Thuvia, Maid of Mars (‘72 ) o Bran Mak Morn (‘69) hanno fatto irruzione nella realtà metafisica di ciascuno di noi.

emanuele vietina
trad. it. di silvia bernardi


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 70. Te l’eri perso? Abbonati!

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1 commento trovato 

12/01/2011
Gabriele
R.I.P.
Grazie a Exibart per aver ricordato una personalità così fondamentale per l'arte visiva e non poi così tanto conosciuto qui da noi.


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