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La questione del restauro

   
 Exibart si è addentrata tra le segrete della Triennale per scoprire un laboratorio che non “cura” le opere d'arte ma gli oggetti di design. Con l’aiuto della direttrice del Triennale Design Museum e dei suoi collaboratori, iniziamo a parlare di una disciplina neonata... valia barriello 
 
pubblicato

L'essenziale è invisibile agli occhi. Potrebbe essere questo il corretto sottotitolo da affibbiare alla nuova deriva che ha imboccato l'arte del restauro, occupandosi di design. E le ragioni sono molteplici.
In Italia, pur essendo specialisti di restauro sia che si tratti di manufatti storici, sia di architetture, sia di vere e proprie opere d'arte, non abbiamo quasi mai sentito associare il restauro al design. Eppure, sempre più spesso, si scoprono interazioni, assonanze e commistioni tra le due discipline, e si notano oggetti che oscillano tra l'arte e il design. E ancor con maggiore frequenza il prodotto industriale è riconosciuto con il nome del suo ideatore piuttosto che con il proprio. Allora perché non restaurare un oggetto che ha fin troppe somiglianze con un'opera d'arte, quindi meritevole della stessa tutela?
Questo deve essersi chiesta Silvana Annichiarico, direttrice del Triennale Design Museum, quando, ormai tre anni or sono, ha ideato il primo museo di design. Infatti, parallelamente a quella che ormai è un'istituzione milanese, è nato anche un essenziale laboratorio di restauro a servizio del museo. Pensato fin dal principio unitamente al progetto museale, spiega Silvana Annichiarico, è un vero e proprio centro di ricerca e sperimentazione su come si debba restaurare il design contemporaneo: "Quando ho iniziato a immaginare un museo che ospitasse oggetti non volevo che fosse una semplice vetrina ma che avesse un'anima”.
Quest'anima è riuscita a trovare una sua collocazione proprio in un laboratorio che non si limita a curare il degrado di un manufatto, ma si propone anche di prevenirlo, proprio come si fa con il restauro delle opere d'arte. Ma se l'arte del restauro classica vanta una storia secolare, quella del restauro dell'oggetto è neonata, incontra quindi delle difficoltà tecniche e deontologiche.
Il laboratorio di restauro del Triennale Design Museum
I problemi tecnici sono spesso legati alla presenza di una gamma numerosa e diversificata di materiali da restaurare, molti dei quali innovativi e di cui non si conosce il degrado nel tempo. È proprio da ciò che il laboratorio trae il suo punto di forza e diventa anche centro di ricerca. Barbara Ferriani, restauratrice e responsabile del progetto, spiega che il lavoro che si svolge in laboratorio avviene in stretto contatto con i Paesi Nordici, i più all'avanguardia nel settore.
Nel laboratorio viene effettuata una prima diagnosi delle condizioni di degrado dell'oggetto e successivamente, dopo i vari consulti e scelte su come intervenire, viene contattata la figura professionale più adatta per trattare quel particolare materiale. Cercando di risolvere gli ostacoli tecnici si deve parallelamente considerare la questione etica di "come” intervenire sull'oggetto da restaurare e che aspetto dare a un oggetto restaurato. Come per le opere d'arte, ogni oggetto fa storia a sé, spiega Ferriani, ma se un'opera è contestualizzata in un determinato periodo storico, l'oggetto di design spesso è ancora attuale.
L'obiettivo del laboratorio del Triennale design Museum è di fermare il processo di degrado del materiale, ma di non occultare i segni del tempo che, per un oggetto, conferiscono un valore aggiunto. "Vogliamo che il volto degli oggetti ci parli”, sottolinea Annichiarico nell'illustrare l'intervento su una vecchia Vespa restaurata ma con le rughe ben in evidenza.

valia barriello


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 69. Te l’eri perso? Abbonati!

 

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