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Eccitati dal Barocco

È un macrocosmo complesso quello che vive nelle performance di Barokthegreat. Sonia Brunelli è la performer, Leila Gharib la musicista. Una dentro l’altra propongono una peculiare ritmica della ripetizione corporea...
pubblicato martedì 25 gennaio 2011

Poche sono le realtà performative capaci come Barokthegreat di colpire i cliché della visione, una grammatica coreografica riconoscibile, attraverso la creazione di figure, di paesaggi ritmico-mentali intesi come ambienti che, nella loro aliena apparizione, ci ri-guardano.
Barokthegreat nasce dall’incontro di due percorsi artistici individuali: la performer Sonia Brunelli, figura anomala di danzatrice dotata di un’attitudine al movimento primariamente istintuale e al contempo analitica; e la musicista Leila Gharib, già voce e chitarra del gruppo post punk Bikini the cat. Dalla loro unione si definisce una ricerca di radicalità e nettezza espressiva che pensa lo spazio scenico come atto di continui fallimenti (della referenza). Barokthegreat si fa carico di una originale composizione scenica serrata dentro una quadratura ritmica nella quale si inscrivono le figure corporee costruite da Brunelli, letteralmente immerse nell’universo sonico di Gharib.
Nelle creazioni performative - mai superiori ai 40 minuti - è in atto una strategia di superamento della figurazione (e della rappresentazione). Le partiture ideate e incorporate da Sonia Brunelli sono costruzioni in cui si dispiega al massimo grado un’intensificazione della presenza, che sembra non conservare più nulla dell’umano né dell’animale, per collocarsi in una zona d’indecidibilità, in uno spazio che altera la relazione esterno/interno. La straordinaria energia istintuale delle sue figure è quella dell’apparizione. La presenza corporea si stratifica di forze invisibili che assumono la qualità dell’isolamento, della deformazione, della dilatazione. Si tratta di forze che agiscono su un corpo mai assoggettato a una tecnica, sebbene tecnicamente avvertito, un corpo vibrante, dotato di una ricercata, ma non dichiarata, dimensione affettiva, finanche pulsionale.
Barokthegreat - The Origin
Presentata in prima assoluta al Grand Theatre di Groningen, ospitata i primi di settembre a B.motion TEATRO/Opera Estate Festival di Bassano del Grappa e di recente al Teatro delle Passioni di Modena dentro la cornice di Vie Scena Contemporanea Festival, Barok è una creazione toccata dal principio-guida dell’eccitazione come impulso elettrico, in senso propriamente nervoso, liberato da una logica dell’isteria.
In nero, incappucciata, con il viso coperto da un ovale arancione catarifrangente, senza occhi né bocca, la figura si staglia su uno sfondo montato da temperature luminose, piani di luci e ombre, retaggi di un cinema astratto (dal Lettrismo a Stan Brakhage). Oggetti di plastica, gelatine, piastre metalliche sono manualmente modulate (non a vista) davanti agli spettri luminosi, creando un dispositivo analogico di proiezione che regola i livelli di intensità attraverso una logica degli elementi compositivi. Su questi detriti cromatici s’inquadra una schizomorfia gestuale regolata (per atti mancati) su un loop sonico che bagna, asciuga, gonfia e svuota l’ambiente attraverso un andamento continuo e circolare. L’effetto cumulativo della ripetizione e la sovrascrittura di una stessa cellula sonora registrata in origine si assoggetta al cambiamento, al ritardo, all’anticipazione in una pronuncia altra, che snerva le pulsazioni regolari in asimmetrie ritmiche.
Barokthegreat - Barok - photo Federica Giorgetti
Barok
ha letteralmente in The Origin il suo grumo originale e originario. The Origin, performance ideata per Sujets à Vif 2008/Festival d'Avignon in stretto dialogo con il regista londinese Simon Vincenzi, è un calzino rovesciato di Barok. L’azione si apre su due sottsassiane gambe capovolte, emergenti dal pavimento, quasi elemento scultoreo. Un capovolgimento repentino svela la figura, un abito e l’emergere di un non-volto. All’unisono uno spostamento della sorgente sonora lavora sul taglio delle frequenze. Appare una creatura nera fino al busto. Testa, capelli, mani, braccia di un nero intensissimo, risaltano dal costume-armatura elisabettiano. Busto, corsetto, stringhe e faldiglia per sorreggere gli strati di tessuto catarifrangente. Questa performance è l’invenzione di uno spazio che agisce come vuoto pneumatico, in cui un andamento ostinatamente ritmico, sospinto dalla ripetizione pulsante di un accordo minore statico, serba qualcosa di allucinatorio e familiare, un nodo psichico. La progressione del suono, prodotto dalla sovraincisione di un timbro metallico e crepitante, s’intensifica e si distorce con l’avanzamento della figura, come guidata da un bussare ostinato e controllata da un basso continuo di fischi. L’immagine aliena elude il centro spingendosi continuamente verso un fuori della scena, fino alla brusca ca­duta che cancella il volto con le gambe.
Barokthegreat - The Origin
Una figura sintetica e statica è, invece, Fidippide, performance breve pensata per Marathon of the Unexpected, sessione dedicata alle esperienze sperimentali del Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia 2010. Barokthegreat si ispira al leggendario corridore greco: lavora didascalicamente sulla logica motoria del maratoneta e lo fa rifuggendo l’illustrativo e ribattezzando le motivazioni del movimento per generare, ancora una volta, la presenza di un corpo attraversato.

piersandra di matteo

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 69. Te l’eri perso?
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Info: www.barokthegreat.com

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