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Così uguali così differenti

   
 Exibart vola a Bordeaux, in occasione dell'inaugurazione della mostra Uguale e differente. Design e pittura. Lo fa per incontrare uno dei più grandi maestri del design e il suo gemello. Si parla di una delle interazioni, a noi più care, quella fra arte e design. E lo si fa con Michele De Lucchi... valia barriello 
 
pubblicato
Michele De Lucchi, oltre a essere designer, è anche architetto, artista e artigiano, un vero e proprio maestro della progettazione in tutti i suoi aspetti. Sulle sottili differenze e somiglianze che ci sono fra le arti parliamo con lui a Bordeaux, presso le Musée des Arts Décoratifs.

Partiamo subito da un tema su cui Exibart si interroga continuamente da sempre. Il rapporto tra arte e design...
È un tema universale. La mostra Uguale e differente. Design e pittura rispecchia proprio questo binomio. Sono stati esposti sia oggetti di design che i quadri di mio fratello Ottorino per mettere l'accento su temi precisi e attuali: la coesistenza di cose fatte a mano e cose fatte dall'industria. Fra l'arte e il design ci deve essere la stessa interazione che c'è fra l'artigianato e l'industria. Sebbene arte, artigianato e design siano discipline dai confini ben delimitati, è solo nella loro combinazione che il mondo si evolve. Come nella nostra realtà quotidiana l'unica soluzione è l'integrazione fra le etnie, così nel mondo culturale occorre che ci sia integrazione fra le arti.

In questa doppia esposizione, composta dai suoi oggetti e dai quadri di suo fratello gemello Ottorino, si ritrova la medesima sintesi del rapporto fra le arti?
Io e mio fratello Ottorino abbiamo professioni differenti, lui è docente di chimica presso l'Università di Venezia, ma ha sempre dipinto quindi, come me, ha costantemente coltivato un'arte. Per questa ragione gli ho chiesto di fare una serie di tele che includessero miei oggetti. Le nostre passioni non sono poi così diverse.

Michele De Lucchi
Lei si occupa contemporaneamente sia di design che di artigianato. Com’è nata l'esigenza di passare da una produzione seriale a una numerata?

Fra artigianato e industria c'è uno stretto legame, perché il primo produce esemplari che sono la base per il secondo. Nell'artigianato si usano paradossalmente tecnologie più avanzate e l'artigiano si può permettere il lusso di sperimentare che l'industria non ha. Se una grande industria sbaglia, causa un danno sociale; se sbaglia un artigiano, no. Per salvaguardare l'innovazione si deve tutelare l'arte di saper fare le cose senza la necessità di dover seguire mode. L'artigiano ha dunque questo dovere di fare cose sbagliate per arrivare a cose giuste.

Immagino che per questa ragione abbia dato vita a Produzione Privata...
Sì, Produzione Privata, nata nel 1990, è sempre stata un "saper fare” laterale non legata a una risposta a richieste dei clienti, ma a un istinto. Ho creato questa casa di produzione per sostenere l'artigianato e favorire la sperimentazione. Studio il progetto e diversi artigiani di fiducia realizzano successivamente il prodotto. Essere artigiano è una condizione mentale e l'artista è colui che meglio rispecchia questa figura.

Una mostra a Tokyo allestita da Michele de Lucchi
Fra tutte le arti che pratica con passione, alla fine preferisce essere ricordato come
architetto o designer?

L'architettura ha meno potenzialità investigative del design, è un processo lungo e complicato. Mentre un oggetto di design offre libertà di scelta, si può decidere se acquistarlo o meno, l'architettura invece è una presenza inevitabile, un'imposizione. Come elemento espressivo l'architettura è uno strumento più limitato. Per queste ragioni continuo a preferire il design.

a cura di valia barriello


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 70. Te l’eri perso? Abbonati!

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