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Soleri Bridge and Plaza
L’insolito ritorno di Paolo Soleri a una commessa professionale. Sul finire del 2010, per il suo 90esimo compleanno, ha potuto finalmente festeggiare la realizzazione di un ponte. Tema da sempre a lui caro...
pubblicato venerdì 28 gennaio 2011
Abbiamo visto Paolo Soleri (Torino, 1919; vive a Phoenix) rifiutare tante proposte di incarichi professionali, considerati perdite di tempo nella tensione con cui, da decenni, porta avanti la sua ricerca. C’era solo un modo, si sa, per convincerlo a fare eccezione sull’intenzione di progettare in scala territoriale: fargli realizzare un ponte. Perché di ponti ne ha progettati tanti, a partire da The Beast, opera giovanile con cui, da apprendista di Wright, agli occhi della critica internazionale superò il maestro, e probabilmente sancì il suo commiato da Taliesin. Ha influenzato tante realizzazioni di acclamati progettisti di ponti, ma non ne ha realizzato nessuno.
Così Scottsdale, che ormai da anni aveva deciso di dotarsi di un nuovo landmark che rinforzasse il legame con questo suo illustre cittadino, ha centrato l’obiettivo. Un ponte pedonale, su una pista ciclabile che scavalca un canale, in un sito che si presenta con tutti i limiti di un luogo chiamato "piazza”, ma che piazza non è, mancando il contesto fisico di una città consolidata che lo crei.
Un incarico apparentemente troppo minimo per giustificare e consentire a un personaggio come Soleri di aprire le ali e mostrare l’incredibile capacità di volo maturata in decenni di ricerca. Eppure, anche nel minimo si legge la potenza di una mente che non rinuncia mai a pensare, con coerenza e in una continua evoluzione.
Soleri Bridge - 2010
Ne nasce una realizzazione che accoglie e invita a passeggiare, ma anche presenta concetti e stimoli. Il raggio di luce passante tra le ombre dei piloni cilindrici del ponte diventa l’asticella di una grande meridiana, il cui campo è la piazza stessa. I soleriani pannelli in calcestruzzo e le campane a vento che sagomano le banchine si presentano in tutta la loro potenza comunicativa. Ancora una volta il siltcast - metodo di getto di calcestruzzo su limo inventato da Soleri negli anni ’60 - è il medium per un messaggio forte e chiaro: la leanness, il fare di più con meno, come la bellezza di queste forme materializzate con soluzioni tra le più povere possibili.
Probabilmente, con una lettura superficiale, molti giudicheranno erroneamente questo progetto. Lo sminuiranno o ne verranno respinti per semplici avversioni poetiche, viziati dal sensazionalismo della pubblicistica sullo star system dell’architettura contemporanea. Ma peggio per loro: distratti dal rumore, non avranno la pazienza di provare ad ascoltare il valore di un lungo e fecondo discorso, che in quest’opera fa capolino.
Ormai Soleri non perde tempo nella ricerca di quelle soluzioni tecniche innovative che lo hanno reso celebre, formando nuovi modi vitruviani di fare spazio. Le soluzioni qui adottate sono quasi brutali, nell’essenzialità dei loro enunciati. Perchè è il processo di appropriazione che seguirà, in carico ai cittadini, quello che determinerà il successo o l’insuccesso dell’opera.
Soleri Bridge - 2010 - rendering
"In the fractured culture we live in”, ci spiega Soleri, "it might be of some interest the physical and metaphysical character of bridging.
In this case the pedestrian bridge and the site are favoring the notion of encounter and conviviality. To make a sort of recognition of the sun, the condition sine qua non of life, the bridge is also a sun dial daily for solar noon, a good start. In context we have a landscape, the water of the Arizona canal, the residential background, the Sun Bridge itself and the people. As I don’t believe in a fait accompli, but I trust the nimbleness of things, it is the process that influences the eventually finished product. In this case it is the bridging faculty of the structure that should impact the produced environ”.
Torniamo quindi al linguaggio con cui Soleri configura questo luogo: un improvviso addensamento di stimoli urbani nel vuoto desolante della non-città arizoniana. Il ponte, elemento tipologicamente forte per la sua funzione di tramite fra due polarità, si conforma come terminale di un’agorà, spazio catalizzatore di transazioni sociali. In questa chiave, Soleri intende dare a questo luogo nascente un valore di sacralità, un’opportunità di trascendenza attraverso la riformulazione dello spazio-realtà. E per farlo, ancora una volta la sua opera costruisce spazi cosmogonici, in un dialogo con elementi ben più eterni di quanto non lo siano le religioni storiche. Ben oltre la propria materialità, il ponte-meridiana dialoga con il sole, con le luci e le ombre che si proiettano negli spazi interstiziali con cui il landscaping inserisce un luogo dello stare nel flusso di una pista ciclabile.
Soleri Bridge - 2010
Peccato. Peccato che si sia sprecata un’occasione. Peccato che Soleri sia stato impegnato in una commessa di così limitate possibilità, anziché lanciarlo in una vera e propria chance di "riformulazione” dell’habitat. Ma ringraziamo lo stesso, perché abbiamo gradito.

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1 commento trovato 

31/01/2011
SAVINO MARSEGLIA, curatore indipendente
Paolo Soleri, l'architettura al servizio della natura e dell'uomo. Esperienze di un grande architetto italiano, mai capito in questa distratta Italia.

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