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Vi faremo diventare collezionisti

   
 A 12 anni dalla sua nascita londinese, la Affordable Art Fair, letteralmente fiera d’arte a buon mercato, sbarca a Milano. 60 gallerie espongono opere rigorosamente inferiori ai 5mila euro di corso. Con un obiettivo sopra ogni altro: creare nuovo piccolo collezionismo. Ne abbiamo parlato con Marco Trevisan, direttore della branch italiana del network... Massimiliano Tonelli 
 
pubblicato
Di chi è stata la decisione - e l’idea - di portare AAF in Italia?
Per caso sono stato visitatore di AAF New York, dopo che avevo visto quella di Londra qualche tempo prima. Mi sono ritrovato in un'atmosfera nuova, e io stesso ho deciso di acquistare un'opera di un giovane fotografo. Tutto mi sembrava più informale e meno autoreferenziale. Un ambiente rilassato e divertente, con libera circolazione di informazioni e prezzi. Il giorno dopo ho scritto un'email al fondatore e ci siamo subito incontrati, altra cosa non scontata... Gli ho chiesto se aveva mai pensato di portare il format in Italia, lui mi ha risposto di sì ma che non aveva ancora trovato una persona che potesse aiutarlo in questo. Il resto lo potete immaginare.

Come mai la scelta di Milano?
Se pensiamo che il target di AAF è costituito per la maggior parte da 30-40enni, impiegati, manager, creativi, che hanno buone possibilità economiche e interesse per l'arte, ma che questo interesse non è sufficientemente forte da portarli nelle gallerie d'arte, allora il legame con Milano è subito evidente. Inoltre i visitatori delle AAF hanno spesso altri interessi paralleli, come design e moda: sono persone curiose e informate, e anche da questo punto di vista Milano sembra essere la città giusta.

Perché AAF arriva in Italia ben 12 anni dopo la sua nascita?
AAF
nasce a Londra per opera di Will Ramsay nel ‘99, ed è subito un successo. Ma l'espansione nel mondo ha avuto un’accelerazione recente, soprattutto negli ultimi 4 anni, dalla prima edizione di Amsterdam, alla quale sono seguite quelle di Parigi e Bruxelles, per arrivare fino a Singapore pochi mesi fa. Fa parte di un piano di sviluppo recente, che porterà altre novità.

Quali sono state le difficoltà organizzative? Davvero la burocrazia e le troppe regole inutili nel nostro Paese fanno passare la voglia agli stranieri di investire da noi?
Dico solo che per aprire un semplice ufficio italiano della società inglese ci sono voluti 6 mesi di scambio di documenti, traduzioni e asseverazioni varie. Altrettanti per aprire un semplice conto in banca... Nessuno sembra sapere bene cosa si debba fare in questi casi, le regole cambiano costantemente. Gli inglesi ascoltavano increduli le mie relazioni dall'Italia.

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Come si è svolta la scelta dello spazio? Quali opzioni avete vagliato?

Lo spazio doveva avere una certa dimensione (almeno 2mila mq), essere vicino al centro, avere i requisiti tecnici necessari e avere una connotazione cool e giovane. Ad Amsterdam AAF utilizza un affascinante spazio all'interno di un ex gasometro. Superstudio Più sembrava rispondere a tutti questi requisiti. Inoltre è conosciuto come spazio anche all'estero, grazie alla moda e al design, ed è un buon biglietto da visita per i nostri espositori francesi, olandesi, inglesi...

Sulla comunicazione avete lavorato in maniera curiosa...
Vogliamo capovolgere il meccanismo e allargare il bacino di potenziali acquirenti di una fiera. A una AAF in media 1 visitatore su 5 (a Londra), o comunque 1 su 6 o 7 (Amsterdam e Bruxelles) compra arte, spesso per la prima volta. Ogni visitatore è un potenziale acquirente. Per fare questo, le leve principali sono il marketing e la comunicazione. In relazione alla comunicazione, gli elementi principali sono due: il messaggio e i mezzi. Il messaggio che vogliamo dare è: vieni in questo posto, ti divertirai, passerai un paio d’ore piacevoli, vedrai buona arte e sappi anche che se vorrai potrai permetterti di comprare qualcosa. La nostra campagna pubblicitaria verte su questo e recita: "Chi ama l'arte, sa anche prenderla alla leggera”. Anche le iniziative alle quali diamo vita cercano di far leva sulla creatività e la novità: ad esempio, grazie alla collaborazione con Exibart, mettiamo in palio tre voucher da 300 euro, da spendere in fiera nell'acquisto di opere d'arte. Può sembrare irrispettoso, ma è solo un modo per dire: è possibile, provaci, l'acquisto di un'opera non è una cosa impossibile. Spesso le barriere sono soprattutto mentali. Un'altra iniziativa alla quale diamo vita è il Magenta Tape Contest: distribuiamo a Milano, grazie alla collaborazione con lo IED, centinaia di rotoli di nastri adesivi magenta e chiediamo a chi ne abbia voglia di realizzare opere con il nastro nelle strade di Milano, scattare una foto e postarla nella nostra Facebook. Sceglieremo le migliori e le daremo visibilità.

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Qual è stata l’accoglienza da parte dei galleristi?

Devo dire che è stato un crescendo, e la cosa che mi ha dato più soddisfazione è che alcune buone gallerie all'inizio hanno detto - come spesso succede e come può essere comprensibile succeda - "ci piace l'idea, ma alla prima edizione saremo solo spettatori”, salvo poi chiamarmi per sapere se c'era ancora posto. Il posto non c'era più, ma questo significa che hanno visto nei mesi il progetto crescere. L'offerta è eterogenea, con gallerie più o meno affermate, e provenienze da tutto il mondo. Su 60 gallerie presenti, un terzo sono straniere e, delle italiane, 16 sono milanesi: anche il collegamento con la città è molto buono.

In Italia esiste un notevole collezionismo diffuso. E una propensione notevole al collezionismo da parte dei semplici appassionati che proprio voi, con la vostra formula, potrete convincere a fare il "grande passo” verso il primo acquisto. Dunque che tipo di risultati vi aspettate, sinceramente?
Ci aspettiamo che molte persone facciano il salto verso il collezionismo. La propensione c'è, ma manca spesso il momento scatenante. Vogliamo essere quel momento. Noi non ci poniamo come antagonisti di altre fiere d'arte, generaliste e più tradizionali, ma ci poniamo su un piano parallelo, a volte preparatorio. Personalmente penso che forse le modalità di acquisto saranno leggermente diverse da altre città che ospitano le AAF, come Londra e Amsterdam, dove il meccanismo all'acquisto e l'utilizzo delle carte di credito - molto usate nelle AAF - è celere. Forse da noi ci penseranno 10 minuti in più, ma alla fine sono convinto che ci sarà un notevole movimento e avremo molti nuovi collezionisti.

a cura di m. t.

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 71. Te l’eri perso? Abbonati!


dal 2 al 6 febbraio 2011
AAF
Superstudio Più
Via Tortona, 27 - 20144 Milano
Orario:
mercoledì ore 18-22 (su invito); giovedì ore 11-18; venerdì e sabato ore 11-20; domenica ore 11-18
Ingresso:
intero € 12; ridotto € 9
Catalogo disponibile
Info:
info@affordableartfair.it; www.affordableartfair.it

[exibart]

 


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2 commenti trovati  

05/02/2011
Francesco del Vasto
Inutile e pericolosa operazione di puro Marketing!!!!! Ancora? Come si può Accettare una Fiera fondata sul solo Valore Commerciale? Come potete promuovere qualcosa che invece di aiutare i collezionisti a capire "il valore dell'arte" stimola solo i loro porafogli? DOWN DOWN DOWN!

03/02/2011
Daniele Scarpa Kos
http://tranqui2.blogspot.com/
Furto a Italian Area. Chi ha rubato il "Museo Senza Centro"?

Confrontate il nuovo sito di Italian Area http://www.italianarea.it/
con la precedente versione http://tranqui2.blogspot.com/2009/07/italian-area-e-il-dizionario-dei.html
Manka kualcosa...
Il listone delle istituzioni d'arte che promuovono gli artisti del discutibile database milanese (e i 4 critici del comitato direttivo) non compare tra i link di riferimento. La cosa singolare è che la pagina web esiste ancora: http://www.italianarea.it/index_files/italianarea_data/museo.html

Del "Museo Senza Centro" rimane solo il "Senza"? O forse - chissà - episodi vergognosi come il rifiuto della GAMeC di rispondere al una scaletta di domande sull'argomento (redatta dal Giornale di Bergamo) hanno avuto il loro peso; probabilmente alcune delle istituzioni coinvolte si sono accorte di essere cadute in un furbo tranello...

Che fine ha fatto il "Museo Senza Centro"? Ipotesi investigative:
1 Rubato! Sospettati: Fantomas - i soliti ignoti - i soliti noti critici
2 Mangiato! Sospettati: Pac-man - Philippe Daverio - La Gegia
3 Cancellato! Sospettati: Emilio Isgrò - Cy Twombly - Monsieur Omissis
4 Espulso! Sospettati: l'arbitro del gusto - l'arbitro del cattivo gusto - i guardiasola
5 Cassato! Indagati: bellunesi infiltrati - i non ap-profit - i piratati della Malesia


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