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fino al 5.III.2011
Simone Martinetto
Torino, Claudio Bottello

   
 Fotografie parlanti seguendo Morfeo. Quando la parola si traduce in immagine e le narrazioni dell’inconscio oscurano la vista. Martinetto e la materia dei sogni... claudio cravero 
 
pubblicato giovedì 10 febbraio 2011
Eco di un brano dei Tiromancino (via Shakespeare), il nuovo lavoro di Simone Martinetto (Torino, 1980) indaga la materia dei sogni. Le sue fotografie guardano al buio interiore, quello dell’inconscio che si libera nel sonno e che prende forma in visioni. Diventando luce.
Per quanto immateriale, il sogno è più vero di quanto sembri. È carico dei desideri e delle paure più profonde, le stesse che, da vigili, si è soliti tenere sotto controllo. Per Martinetto, allora, chiudere gli occhi equivale a entrare in sentieri e stanze di cui non immagina l’esistenza. Nel mistero e nel timore, sempre più sentito ma di cui ci si tiene in genere a distanza, della morte. Il sonno, o morte apparente, è dopotutto il momento in cui finalmente il corpo cede alle tensioni e, riposando, si lascia andare nelle braccia di Morfeo. Alla scoperta dell’inconscio e grazie alle persone che vengono chiamate a raccolta per mostrare qualcosa inevitabilmente connesso al soggetto sognante.
In mostra, accolti a prima vista da una cacofonia indecifrabile, i nuovi lavori di Martinetto sembrano semplicemente fotografie parlanti. L’accumulo di parole che inizialmente invade lo spazio segue invece un preciso random sonoro attraverso il quale si alternano silenzi, monologhi e cori di voci. Le immagini, che apparentemente ricordano, pur non essendolo, dei lightbox, sono caratterizzate da una luce che, a tratti teatrale, trasforma l’istante immortalato in un momento continuamente presente e aperto.
Simone Martinetto - Della stessa materia dei sogni. Valeriu - 2009-10 - stampa lambda, dittico - cm 50x75 ognuna
Se in principio si potrebbe pensare a un lavoro di sonorizzazione delle immagini, le fotografie illustrano invece le singole storie che preesistevano al racconto dei sogni. L’artista le aveva realizzate in momenti e contesti diversi, senza neppure prevedere cosa un giorno sarebbero potute diventare. Parte della sua collezione di immagini, proprio come avviene con i ricordi nella memoria, è così riportata alla luce e accostata ai rispettivi protagonisti colti nel momento del sonno. È una sorta di quadro familiare, perché i soggetti che compaiono nel percorso fotografico e vocale sono amici e parenti dell’artista; altri, invece, persone che hanno condiviso con lui un pezzo di storia. L’indagine del progetto si è così ristretta a una cerchia intima e ben precisa, escludendo possibili nuovi sviluppi e relazioni testimoni dell’ignoto e del non conscio notturno collettivo.
Simone Martinetto - Della stessa materia dei sogni. Gilda (Foto 1/2) - 2009-10 - stampa lambda, dittico - cm 50x75 ognuna
Tradotta in narrazione e racconto, Della stessa materia dei sogni si presenta in ogni caso come attenta indagine sull'ordinario a cui l’artista conferisce un'apparenza enigmatica, tra il conosciuto e l'estraniante, vicina e distante al tempo stesso.

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claudio cravero
mostra visitata il 26 gennaio 2011


dal 20 gennaio al 5 marzo 2011
Simone Martinetto - Della stessa materia dei sogni
Galleria Claudio Bottello Contemporary
Via Bogino, 17h (zona piazza Carlina) - 10123 Torino
Orario: da lunedì a venerdì ore 10.30-12.30 e 15-19
Ingresso libero
T
esto critico di Claudio Marra
Info: tel./fax +39 0117631050;
info@dearte.it; www.claudiobottello.com;

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