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fino al 20.II.2011
Elena Arzuffi
Bari, Muratcentoventidue

   
 Immagini sbiadite della realtà, equilibri instabili, fragilità emotiva e potere evocativo della nostalgia. A contenerli: spazi angusti e paesaggi domestici passati al vaglio dell’introspezione lirica... anna saba didonato 
 
pubblicato
Un afflato poetico spira nelle opere di Elena Arzuffi (Bergamo, 1965; vive a Milano), alimentato da flussi alternati di sensazioni, da emozioni smorzate dalla pacatezza d’animo, da blande inquietudini adombrate nell’acre malinconia dal retrogusto nostalgico. Un soave sentimento vitale che l’artista indaga con discrezione di modi e interpreta con delicatezza espressiva.
Una partitura raffinata, intensa, evocativa di una vita vissuta in solitudine entro un’intercapedine ovattata e isolante, dove l’esercizio delle potenzialità si esplica senza una diretta interazione con la realtà, che si configura come uno scenario onirico, suggerito da immagini sbiadite o confinato sullo sfondo di una visione prevalentemente introspettiva, come negli "studi di frame”, in cui la visibilità delle foto è mediata dal diaframma della carta da lucido su cui l’artista disegna.
Un’Evaporazione di segni - questo il titolo della mostra - che lascia deboli tracce sulla superficie dell’esistenza dei due protagonisti, al centro delle opere esposte presso la Galleria Muratcentoventidue: una bambina da una parte, un adulto dall’altra, che fanno capolino sulla soglia della propria dimensione. Vite di segno opposto ma coincidenti nell’oscillazione parallela entro un equilibrio sdrucciolo, che diviene sempre più instabile fino a costituire la leva su cui far perno per scardinare una situazione di stallo e spingersi oltre le pareti di quell’antro esistenziale, protettivo ma claustrofobico.
Elena Arzuffi - Deadline - 2006/2010 - fotografia - cm 100x65 - courtesy Galleria Muratcentoventidue, Bari
È proprio nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza che matura il desiderio di esplorare il mondo, entrare in relazione con esso, tanto da generare impazienza per i tempi domestici dell’impegno scolastico (Homework) e curiosità verso codici linguistici diversi dal proprio, come si vede nella foto in cui una bambina riprende la postura degli uccelli in volo (Deadline), o nel video omonimo in cui la protagonista tenta di imitare il verso delle tortore, sintomi del desiderio di scoprire la realtà e dello slancio che conduce all’affermazione di sé.
Appartiene invece al mondo degli adulti il soggetto che vive in solitudine in compagnia del suo cane, completamente ripiegato su se stesso, avendo come unica preoccupazione la coltivazione del suo orto (E se piovesse), periodicamente monitorato e fotografato, e credendo di poter ricondurre il proprio orizzonte vitale al controllo delle previsioni meteorologiche, come si vede nell’ambientazione - risalente al 2007 e qui riproposta - allestita in una delle due sale della galleria. Un interno domestico dove un televisore trasmette informazioni meteo (Meteo mio) che il "padrone di casa”, presente per sottrazione, ritaglia anche dai giornali per poi raccogliere e conservare.
Elena Arzuffi - Quotidianamente - 2007 - fotografia rielaborata con disegno - cm 21x29,7 - courtesy l’artista
E mentre il tempo scandisce il ritmo dei giorni, sempre uguali nella loro diversità meteorologica, l’assenza dell’uomo lascerebbe intuire la volontà di aprirsi una breccia nella chiusura monotona e solipsistica che lo ingabbia.

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mostra visitata il 26 gennaio 2011


dall'otto gennaio al 20 febbraio 2011
Elena Arzuffi - Evaporazione di segni
a cura di Antonella Marino
Muratcentoventidue Artecontemporanea
Via Murat, 122b - 70123 Bari
Orario: da martedì a sabato 17-20
Ingresso libero

Info: mob. +39 3938704029; info@muratcentoventidue.com; www.muratcentoventidue.com

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