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fino al 13.III.2011
Pablo Echaurren
Roma, Fondazione Roma
1951, stesso anno del basso elettrico e di Jaco Pastorius”, sottolinea quando gli si chiede l’anno di nascita. È Pablo Echaurren, celebrato a Roma con una generosa e ben riuscita antologica...
pubblicato martedì 15 febbraio 2011
Eclettico protagonista sin dagli esordi della "cultura alternativa” nonché artefice di una visionarietà dal ritmo prorompente fatta di citazioni graffianti, di un simbolismo dai colori stridenti che deflagrando esplode in una fusione di generi e stili, Pablo Echaurren (Roma, 1951) è un vorace sperimentatore, e inevitabilmente sfugge a ogni tipo di classificazione. Indiano metropolitano, marinettiano per vocazione col tarlo dei Ramones e un amore viscerale per il basso elettrico, concepisce la pittura come strumento in grado di placare l’animo inquieto.
Ludico ma non troppo, che sia malincomico o melanconico, il suo universo fantasmagorico si muove sulle ruvide note punk-rock, fluttua e pulsa di irrefrenabile energia in un mix di forza e immediatezza espressiva che guarda alla lezione surrealista per confluire nella Pop Art di Lichtenstein, passando per Twombly e il graffitismo metropolitano, senza disattendere la visione futurista. Il tutto filtrato da una curiosità analitica che si traduce nella catalogazione più rigorosa della realtà attraverso dipinti, illustrazioni, fumetti, pamphlet, romanzi, copertine di libri e cd. In una contaminazione di codici e linguaggi - tra riferimenti popolari e non - che lo vede protagonista creativo a 360 gradi, poiché "ogni espressione è lecita e necessaria”.
Pablo Echaurren - The dark side of the light - 2007 - acrilico su tela - cm 160x260
Quarant’anni di intensa attività si condensano nell’ampia antologica che la Capitale gli dedica attraverso un percorso a ritroso introdotto dalla produzione più recente. Dipinti di grandi dimensioni e gioielli ispirati alle icone della romanità antica come Umbilicus Erbis, mosaico circolare con teschi collocato al centro in riferimento al Mundus del Foro romano, Finché morte non ci unisca, dove la mano con l’indice sollevato di Costantino - frammento del Colosso - campeggia in primo piano, o la versione dark-fashion della Lupa Capitolina.
A seguire, la sala delle ceramiche faentine esibisce, invece, maioliche dal fondo blu decorate con una reinterpretazione delle grottesche rinascimentali, ora un vorticare ossessivo di dragoni cinesi, uccelli piumati aztechi e gargoyles. Graphic novel - tra cui il primo metafumetto, Terremoto Picasso -, collage, copertine (immancabile Porci con le ali), manifesti, illustrazioni e libri si concentrano nella sezione cartacea che converge nella serie dedicata alla musica. Ancora grande spazio alla pittura nell’ultima parte del percorso, che contempla il ciclo della natura, dall’inesorabile scorrere del tempo alla consapevolezza della morte, per chiudere con le minimaliste miniature incasellate che tanto piacquero a Baruchello e Swartz.
Pablo Echaurren - Finché morte non ci unisca - 2009 - acrilico su tela - cm 160x240
Tenebroso seppure sgargiante, barocco nonostante la sintesi, poetico per quanto dirompente, capace di accorciare le distanze tra macrocosmo e microcosmo per allargare i confini della conoscenza ed esorcizzare conflitti esistenziali. Così si configura il controverso cosmo di Pablo Echaurren. Dominato dal ritmo mantra di un basso, dall’onnipresente spirito ante-punk di Marinetti e dai versi del "migliore degli ottimisti: Leopardi.

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mostra visitata il 5 gennaio 2011


dal 17 dicembre 2010 al 13 marzo 2011
Pablo Echaurren - Crhomo Sapiens
a cura di Nicoletta Zanella
Museo Fondazione Roma -
Palazzo Cipolla
Via del Corso, 320 - 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10-20 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6
Catalogo Skira
Info: tel. +39 066786209; info@fondazioneroma.it; www.fondazioneromamuseo.it

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