Con un titolo tutt’altro che
originale, la mostra
Plus Ultra
utilizza la locuzione latina nel suo significato letterario di ‘andare oltre,
superare i propri limiti’ che, associata all’arte contemporanea e al
collezionismo, è esaustiva delle finalità di un’opera d’arte. Quella di "
spingere l’osservatore oltre, al di là della
sua immaginazione e, per una collezione”,
precisa il curatore Francesco Bonami,
"
quella di continuare a
esplorare”. Perché "
gli artisti
aiutano a comprendere il loro particolare sguardo sul mondo in cui viviamo”,
spiega Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
È da queste premesse, e dalla
volontà di far conoscere al grande pubblico una (piccola) sezione della
collezione, che è nata la collaborazione tra la fondazione torinese e il museo
romano, perfezionatasi con l’attuale mostra. Che si intensifica per la
particolare coincidenza di celebrare la ventennale attività di collezionismo di
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

Occasione, infine, di mostrare anche le
recenti acquisizioni quali
UHER.C di
Robert Kusmiroswki,
Kessler’s Circus di
Jon Kessler,
Crumple VII
di
Tauba Auerbach,
Plus Ultra di
Goshka Macuga,
Building
di
Damián Ortega e
Untitlet (Monster) di
Piotr
Uklanski.
Scelte per costruire due distinti
percorsi dei due padiglioni del Mattatoio, le opere - realizzate con i media
più diversi, superando gli stretti confini geografici e delle divisioni di
generi - offrono un’ampia panoramica sugli attuali linguaggi artistici. Opere
scelte dalla collezionista senza strategia di investimento e in risposta alle
personali passione e curiosità. Le quali hanno fatto cadere la scelta su opere
come
9/12 Frontpage di
Hans-Peter Feldmann che, in modo
artistico, palesa l’ossessiva modalità di accumulazione che avvicina l’artista
e il collezionista. Feldmann, nella monumentale installazione, affianca le
prime pagine di oltre 150 quotidiani di tutto il mondo pubblicati all’indomani
dell’attacco alle Twin Towers di New York, che innesca nuovamente l’ampia
riflessione sul rapporto tra realtà e finzione.
Come detto, l’esposizione è stata
pensata come un percorso che vede giustapposti, in estrema e semplicistica
sintesi, il bene e il male. Così, nel padiglione di sinistra sono allestiti
lavori da cui emergono caratteri di violenza, di incubo, di fine di un sogno (
Self-portrait di
Pawel Althamer,
Femme sans tête di
Berlinde De Bruyckere,
The
Acquirede Inability to Escape – Inverted and Divided di
Damien Hirst e
Camo Family di
Thomas
Hirschhorn); mentre in quello di destra, opere con un certo giocoso e
leggero respiro (
Have You Seen Me Before
di
Paola Pivi,
Superstructure with Satellites di
Angela Bulloch,
Naturschnitte
(Baum) di
Urs Fischer e
Senza titolo|Untitled di
Giuseppe Gabellone), raccordati da
Vehicle (Anphibina) di
Carsten Höller.

Infine, fedele alla personale
vocazione di avvicinare un più ampio pubblico all’arte contemporanea, sono
previsti, come alla Fondazione Sandretto, la presenza di mediatori culturali
che accompagnano gratuitamente i visitatori che ne fanno esplicita richiesta
lungo la mostra. Mentre, dal 3 al 6 marzo, si svolgeranno i laboratori per le
famiglie, anch’essi gratuiti, appositamente progettati
per favorire il dialogo tra adulto e bambino. Per vivere, in modo attivo e
ludico, gli spazi di una formidabile collezione privata.