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fino al 3.III.2012
Veres Szabolcs
Milano, Prometeogallery
Un nuovo nome dalla Romania, con una prima mostra personale in Italia. Figure umane che si fondono con il paesaggio. La tradizionale ritrattistica che viene reinterpretata in una dimensione inquietante e viscerale -
pubblicato venerdì 17 febbraio 2012
Diplomato alla Facoltà di Arte e Design dell’Università di Cluj-Napoca, dove è docente di pittura dal 2011, l’artista ha già esposto al MODEM – Center for Modern and Contemporary Art e al MNAC – National Museum of Contemporary Art di Bucarest e nel 2010, con una personale, alla Spencer Brownstone Gallery di New York .
I grandi dipinti a olio, che Veres Szabolcs (1983, Satu Mare, Romania) presenta nella galleria milanese, raccontano figure umane che per mezzo del colore si fondono con il paesaggio, per suggerire una lettura neo-espressionista dei temi cari alla storia dell’arte. La tradizionale ritrattistica, che per secoli è stata protagonista nei musei d’Europa, viene reinterpretata in questi lavori in una dimensione  inquietante e viscerale. Trasformazione consapevole ed evidente che si percepisce, come progettualità, già nei disegni e schizzi preparatori, a penna e carboncino, voluti in mostra dallo stesso artista.

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Una parete di minute testimonianze che mettono in evidenza un percorso di trasfigurazione della figura umana, in tutti i suoi aspetti e su ogni scala. Se il tema tradizionale del ritratto è stato indagato in passato per mostrare la personalità, la condizione e la somiglianza del soggetto, l’approccio di Szabolcs al ritratto è convulso e quasi aggressivo, tanto da chiedere continui allontanamenti dalla superficie delle tele per ricomporre le figure rappresentate. Figure che si caratterizzano per parti scomposte e rimpaginate su scale spaziali, formali e cromatiche spiazzanti.  Impegnato in questi anni in un dottorato di ricerca sul grottesco, il lavoro dell'artista rumeno ne sembra qui intimamente influenzato, a partire dalla teoria aristotelica dell’ilemorfismo che indaga oltre la fisicità della materia quale sostanza fisica.  In queste grandi tele, così come nei disegni, il grottesco non sembra, infatti, un principio di disarmonia accattivante o caricaturale ma qualcosa di ambivalente che rincorre la complessità dei soggetti, oltre il loro aspetto. Nel tracciato tra la storia della pittura e la sua rappresentazione, in questa prima italiana, Veres Szabolcs ci spinge verso la ricerca di un’armonia inesistente.

paola tognon
mostre visitata il 15 febbraio 2012

dal 19 gennaio al 3 marzo 2012
Veres Szabolcs
Prometeogallery
Via Giovanni Ventura 3 (20134) Milano
Info:  tel. +39 0226924450 -
info@prometeogallery.com - www.prometeogallery.com 

 
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