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“Kitchen”. Da New York uno spazio no-profit dal 1971. Che oggi si rinnova rilanciando le sue tradizioni
pubblicato sabato 31 marzo 2012

The Kitchen, N.Y.

Abbiamo spesso parlato degli spazi no profit italiani recentemente, ma c'è un luogo, a New York, particolarmente originale e con una storia davvero di lunga data.
Si tratta della "Kitchen", al 512 della 19esima strada Ovest, uno spazio senza scopo di lucro che ha in qualche modo incoraggiato il dialogo tra gli artisti e la comunità cittadina sin dalla sua apertura, nel 1971. 
Il nome ha origine dalla vecchia posizione della location nella cucina della Mercer Arts Center di SoHo, ed è stato negli anni terreno di esperienza per artisti diversissimi, ma grandissimi, come Philip Glass, Eric Bogosian, Cindy Sherman o i Beastie Boys.
Tim Griffin, il nuovo direttore esecutivo e capo curatore dello spazio, spera di mantenere questa tradizione: «La "cucina" è stata concepita come una piattaforma per gli artisti che utilizzano i più disparati medium espressivi. È uno spazio che ha sempre permesso anche di poter avere dei margini di rischio nella messa in scena del proprio lavoro, proprio perché la maggior parte degli "show" sono liberi o quasi». La stagione primaverile di Kitchen si inaugura con Virginia Overton, un'artista visiva che si è presentata all'appuntamento completamente sprovvista di materiali o idee su cui lavorare. O meglio, ha accolto lo spazio come un terreno vergine e l'ha riambientato, raccogliendo oggetti trovati e ricollocandoli nell'ambiente. Richard Carrick, uno dei fondatori e direttore della Either/ Or musical ensemble, porterà invece uno spettacolo musicale nella cucina nel mese di aprile, analizzando le avanguardie europee e le tradizioni americane sperimentali. Un programma che quest'anno presenta anche la musica di compositori locali, come George Lewis, curatore della sezione musica della cucina dal 1980 al 1982, accanto a nuovi compositori europei come Rebecca Saunders, Gérard Grisey e Hans Thomalla. E poi ci sono i reading: questa settimana Douglas Crimp presenterà il libro Our kind of movie, il cui focus è sulle tecniche di produzione cinematografica di Andy Warhol e ricorda l'epoca queer pre-Stone Wall della Grande Mela. Crimps, sostenitore di Kitchen dalla sua apertura sostiene: «è uno degli spazi alternativi di New York con cui si possono intessere legami forti». E poi balletti, proiezioni di film (il 7 aprile Kiss di Warhol) e il gala di beneficenza del prossimo 23 maggio, in onore di Joan Jonas e Steve Reich. Mica male per un no-profit.

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