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Ornaghi batte un colpo a Civita: cooperazione pubblico-privato e semplificazione burocratica per le donazioni. Mentre Gnudi denuncia gli scarsi fondi per il turismo. Ora, dalle parole ai fatti, please
pubblicato martedì 3 aprile 2012

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Ieri, lunedì 2 aprile, presso la Sala dei Marmi del Palazzo Barberini di Roma, l'Associazione Civita ha tenuto un Consiglio d'Amministrazione per presentare ai soci sostenitori il bilancio di un'esperienza che, nel mercato della promozione turistica, è giunta ormai al suo venticinquesimo anno d'attività. 
Ospiti d'eccezione i neo eletti Lorenzo Ornaghi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali e Piero Gnudi, deputato al Turismo. Bernabò Bocca e Albino Ruberti, rispettivamente Vice Presidente e Segretario generale dell'organizzazione, e il Presidente Onorario Gianni Letta, hanno messo in luce alcuni dati significativi: l'indotto economico proveniente dalle attività turistiche e di promozione culturale del Paese è stabile su una percentuale del 29 per cento circa, anche se siamo molto lontani dalle medie di Francia e Spagna. Un settore dunque carico di potenzialità, che però stentano a decollare. Le sfide per il futuro sono l'occupazione e la sostenibilità del mercato culturale, eppure l'Italia sembra restia a cogliere questa possibilità, come rileva Bocca: «È arrivato il momento di affrontare il cambiamento, trovando soluzioni alternative dal momento che i tradizionali settori produttivi sono in calo in tutta Europa». 
La proposta avanzata da Civita punta a una maggiore e soprattutto migliore cooperazione tra pubblico e privato, con particolare riferimento alla defiscalizzazione e a un minore ostruzionismo burocratico nella gestione delle gare d'appalto. Chiamato in causa, quindi, il ministro per i Beni e Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi, che finalmente sembra scrollarsi dal torpore e fare affermazione che speriamo non rimangano solo tali: «Nell'attuale situazione economica la strada della cooperazione pubblico-e privato sarà una scelta non solo necessaria, ma obbligata. Siamo convinti che il welfare del futuro non potrà più prescindere da tale collaborazione. Anche guardando all'esperienza di Paesi che sanno fare meglio di noi, dovremmo riuscire a collocare la cultura al centro sì dello sviluppo, ma sulla base di un nuovo modello di crescita che sia qualitativamente connotata». Intenzioni lodevoli, quindi, a partire dalla semplificazione delle procedure burocratiche, anche riguardo la donazione di beni da parte di privati allo Stato. 
Associazioni come Cività dovranno essere il pungolo dell'azione politica, al fine di limitare i danni di un conservatorismo che, prosegue il ministro «alligna in forme e strutture diversissime». Ma poi c'è da fare i conti con la crisi e, quella dei finanziamenti, si profila come una vera e propria utopia per i dicasteri presenti. Se Ornaghi afferma di esser riuscito a racimolare con molta difficoltà un esiguo numero di risorse, il ministro per il Turismo Piero Gnudi non esita ad ammettere la sua sconfitta, pur constatando che nel 2012 circa 1 miliardo di persone si sposterà per viaggi di piacere. Quanto alla Penisola occorre creare le condizioni per un "turismo diffuso", che affianchi e progressivamente diventi il punto di forza dell'offerta italiana: se il turismo balneare è stato un valido assist per tutto il corso degli anni '90, ora rischia di essere declassato dalla concorrenza dei paesi mediterranei e del Medio Oriente. Valorizzare e puntare sul turismo culturale» conclude Gnudi, non lasciare quindi i centri d'eccellenza nella situazione di cattedrali nel deserto: ed è qui che l'attività dell'associazionismo privato potrebbe trovare interessanti canali di inserimento. (Eleonora Minna)

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