pubblicato mercoledì 4 aprile 2012
Appena concluso il CdA del MADRE, che perde ancora un pezzo, salvo colpi di scena finali. Già, perché l'unica ipotesi possibile sarebbe che la Curia -benificiario del bene dato dal Comune- in un confronto con il museo, desse in "comodato" la gestione della piccola navata al MADRE. Ma tutti, a partire dal Presidente Pierpaolo Forte, sono molto scettici.
Laura Cherubini, vicepresidente della Fondazione del museo napoletano, appena uscita dalla riunione ha dichiarato: «Anche se la proprietà della Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia è del Comune, è stato il MADRE a recuperarla e a fornirle manutenzione, e soprattutto a renderla fruibile al pubblico, che ha potuto vedere, in questa location, bellissime mostre». La notizia dunque che il Comune di Napoli abbia deciso tutto da solo sulla sorte dello spazio è verissima, e non manca una nota di rammarico per questa scelta, presa senza nemmeno interpellare la controparte. «Una delle ragioni addotte -ha riportato Cherubini- è che le due chiese di Santa Maria Donnaregina e Donnaregina Vecchia, ovvero la parte del MADRE, ritornino in qualche modo un'unica struttura. Eppure storicamente le due architetture si sono sviluppate in tempi e con modalità diverse. Se si considera "snaturante" utilizzare una chiesa del '300 per opere del '900, allora è arbitrario anche accostare un esempio seicentesco a una navata edificata trecento anni prima».
Per ora restano valide quelle che sono state le parole del Presidente Forte al sindaco De Magistris: si sospenderà la manutenzione della piccola ala storica del Museo, compreso il servizio di vigilanza. A maggior ragione se il Comune deciderà di fare orecchie da mercante e di non proferire parola sulla vicenda, trattando questo ennesimo episodio dello scottante caso MADRE come un "cavillo" già risolto e archiviato con uno scacco matto.