pubblicato martedì 10 aprile 2012
Warren Neidich, artista americano (1958) in bilico tra Los Angeles e Berlino, da sempre interessato agli spazi di confine tra letteratura, arte, politica, società, ha tessuto negli anni una sorta di lavoro multidisciplinare che indaga l'evoluzione della società dei consumi, il modo in cui l'arte influisce sul cervello umano e approcciando concetti che si possono definire come "neuroestetica" e "neurobiopolitica". Un'occasione per conoscere meglio il lavoro del poliedrico Neidich è domani, a Berlino, a partire dalle 20.00, quando all'Archive Kabinett, la mecca dell'editoria d'arte ad altissimi livelli, l'artista aprirà una notte di presentazione del suo nuovo lavoro, il "Noologist's Handbook”.
Un noologist è colui che riorganizza e scolpisce l'immagine del pensiero. Una nuova professione nella quale l'occhio della mente, lo spazio dove ispezioniamo il contenuto della nostra immaginazione, diventa il luogo del lavoro culturale. Alla fine del XIX secolo la psicoanalisi usava mezzi come le associazione di parole e l'ipnosi per riformulare la struttura della memoria che serviva come fondazione dell'immagine del pensiero, ma oggi abbiamo bisogno di nuovi apparati per affrontare le psicopatologie create dalle relazioni sociali, politiche, economiche e spirituali dell'età dell'informazione. Psicopatologie varie ed eventuali da "risanare" che secondo Franco Berardi sono causate dai dispositivi della sovranità del semiocapitalismo, nel quale i prodotti degli interessi psichici sono prodotti per amministrare le persone. Il "Noologist handbook" di Niedich è uno strumento poetico con il quale opporsi alle condizioni di questo ultimo capitalismo. È un manuale pratico per fornire ai partecipanti una difesa contro le provocazioni e fornisce una nuova forma di guarigione.
In questo caso, con la presentazione di "Noologist's handbook", prosecuzione di un precedente lavoro di Neidich intitolato "In the mind's", verrà messa in scena una performance collettiva dove si esplorerà lo stato del cambiamento dei ruoli e delle posizioni dove i partecipanti, dagli artisti ai curatori, dagli intervistati agli intervistatori, saranno chiamati ad indossare a tempi alterni il mantello del despota, del generoso o dell'agonista per evidenziare le linee fosche della comunicazione attraverso la nostra immaginazione filtrata.