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Il Ponte che dovrebbe suonare, ma che almeno parla. a Roma
pubblicato mercoledì 11 aprile 2012

Ponte della Musica, Roma. Studio Buro Happold

A Londra il ponte pedonale costruito da Sir Norman Foster congiunge la Tate Modern al centro della città, sotto la cattedrale di St Patrick. Anche a Roma c'è un ponte pedonale parecchio bello che congiunge due lati del quartiere Flaminio. Niente Tate, ma più lontano l'Auditorium e, se si ha un bel passo da podisti, si può immaginare che unisca anche il MAXXI. Solo che a Roma il ponte dello Studio inglese Buro Happold, vincitore con Powell-Williams Architects del concorso di progettazione bandito dal Comune di Roma nel 2000, sorge in un punto dove non c'è niente. È un povero, magnifico ponte quasi sul vuoto, utilizzato l'autunno scorso dalla Nomas Foundation per l'edizione 2011 di "Temporaneo": Giorgio Andreotta Calò vi fece suonare, nascosto dalle sinuose arcate, un violinista tzigano. E poi rimasto lì, muto, nonostante si chiami Ponte della Musica. Ora diventa il set per presentare il Festival del Circo Contemporaneo che si svolgerà dal 14 al 22 aprile dentro e fuori il tendone allestito sotto l'architettura.
A parte la notizia del circo prossimo venturo, ci fa piacere apprendere che il Ponte della Musica, costato 8 milioni di euro e i cui lavori sono durati 3 anni, iniziati nel 2008 e slittati di diverso tempo sulla data dell'inaugurazione -avvenuta a maggio dello scorso anno- a causa di una partita fallata di doghe di legno bankirai che costituiscono parte del ponte, prima inserite e poi rimosse, trovi un'occupazione sia pure molto effimera.
Tanto per non pensare di aver fatto l'ennesima bella opera che rischia di finire nel nulla. Sempre che non scoppi qualche polemica come è successo per il gioiello di Calatrava a Venezia.

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