pubblicato venerdì 13 aprile 2012
Nei due lunghi corridoi di Miart aggiornata dalla direzione di Frank Boehm, durante la preview incontro il collezionista Giorgio Fasol. Gli chiedo che cosa pensa del futuro delle fiere e la risposta arriva sicura nel piglio e nei modi: «In pochi anni nel mondo resteranno 5 o al massimo 7 fiere internazionali. Penso a Basel, Fiac, Frieze (se supererà l’impresa New York), Artissima e poi forse una fiera a Hong Kong e una a San Paolo del Brasile. Oggi le fiere sono troppe. Ma, nonostante questa mia predizione, qui a Milano sto respirando un’aria positiva e interessante». Intanto i corridoi si riempiono e forse primi fra tutti a invadere gli spazi sono i galleristi milanesi che hanno scelto di non partecipare a questo Miart 2012. Si aggirano curiosi, osservano i colleghi, misurano le opere e contano le presenze, cercando di intuire come muoversi per l’anno a venire. Ma non mancano i collezionisti, soprattutto quelli del nord Italia, che si salutano con la serena compiacenza di chi si incontra "in casa”. E poi gli appassionati, i primi curiosi e molti giovani artisti. Gli spazi sono vasti, gli stand ben distribuiti e ampi anche per le più giovani gallerie. Mescolati tra XX e XXI secolo offrono un effetto di leggerezza da secolo corto e di luminosità da giornata primaverile. L’atmosfera sembra quella ideale per favorire una passeggiata curiosa e carica d’intraprendenza mentre la luce mette in positiva evidenza le opere esposte. Anche l’editoria e la stampa specializzata giocano un ruolo chiaro: file ordinate di piccoli stand facili da identificare e raggiungere mentre si sentono le prime chiamate per le conferenze e i dibattiti. E c’è già chi sfoglia le edizioni della milanese Silvana Editoriale che tiene banco all’ingresso.
Tra gli stand, accanto a un Boehm, più rilassato dopo una conferenza stampa mattutina dai toni forse poco eccitanti ma esenti da sterili polemiche, appare anche Sarah Cosulich Canarutto che si muove serena in una sorta di avanscoperta circa le potenzialità di Milano.
In generale sembra di percorrere rinnovati boulevards milanesi che si animano dopo un inverno troppo lungo e forse anche noioso, ma non si registra la fretta di chi si saluta schivo tra uno stand e l’altro e neppure quell’eccitazione che segnala la competizione tra collezionisti e appassionati, tra chi scorge per primo l’artista tutto da scoprire o chi cerca l’opera inedita.
Sarà colpa della congiuntura, oppure delle numerose fiere colleghe di stagione (la prossima Art Brussels e a maggio lo sbarco di Frieze a New York) ma qualcosa sta davvero cambiando non solo negli indici di mercato ma anche nel modo di "consumare” una fiera.
Non mancano in questa edizione Miart alcune interessanti presenze di gallerie straniere, segnali ancora di intenzionalità più che di mercato, grazie anche all’intelligente partnership di IULM Milano che favorisce la loro partecipazione. Tra queste la newyorkese On Stellar Rays che presenta due intriganti lavori di Zipora Fried, la berlinese Andreae Kaufmann che esalta il minimalismo sorprendente di Sara Sizer o la galleria Mathias Guntner di Amburgo che presenta Jaochim Grommek e Jan Kocherman. Ma certo la parte del leone la fanno le gallerie italiane e milanesi che per questa edizione di Miart sembrano attente all’armonia degli stand e alla presentazione di pochi lavori più che al gioco dell’ostentazione o alla presentazione di piccoli pezzi da mordi e fuggi. Scultura, pittura e qualche fotografia in un melting armonico che segnala però anche una sorta di assenza circa proposte inedite, allestimenti incisivi o provocatori, performances oppure opere di militanza concettuale o politica. Ma di contro altre attitudini, come la progettualità espositiva di Raffaella Cortese - con uno stand tutto dedicato alla danza - la raffinatezza di Vistamare di Benedetta Spalletti, l’elegante classicità che si crea nello spazio di Massimo Minini, il rigore del bianco e nero per Brand New Gallery, la vitalità calibrata di Room, la complessità di Federico Luger o l’armonia tra pittura e scultura di Fluxia. E così per molte altre gallerie e proposte.
Inaspettata, quasi come una piccola scossa, appare allora la doppia proiezione East Side Story di Igor Grubic nello stand di Laveronica di Modica: le riprese dei tafferugli al Gay Pride di Zagabria e di Belgrado del 2006 - 2008 che si accompagnano a quelle di una performance curata dall’artista e dedicata alle stesse manifestazioni.
Sono pochi e veloci i giorni per questa fiera milanese, ma potranno essere significativi dentro una città che cerca nuove vocazioni, tra gallerie e artisti intenzionati a proseguire nella costruzione di un’identità che cerca però l’impegno e l’appoggio istituzionale. Poi la grande kermesse del salone. Poi i conti veri. (Paola Tognon)