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L'arte di Pier Paolo Calzolari sfonda le pareti a New York. E non è un modo di dire. Leggete qui

   
   
 
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Pier Paolo Calzolari – Senza titolo – 1971 – molletone, struttura ghiacciante, tubi fluorescenti azzurri, trasformatore, motore frigorifero, piombo – 240x320x40 cm – courtesy Calzolari – foto Paolo Semprucci

Gallerie e galleristi come principi nelle proprie roccaforti? Si, anche se vi stiamo per raccontare un bel caso di collaborazione: Marianne Boesky, proprietaria dell'omonima galleria sulla 24esima strada ovest e la Pace di Chelsea, sua confinante sul retro, che dà sulla 25esima, uniranno letteralmente i loro spazi, da oggi e per un mese, in onore di Pier Paolo Calzolari, mito italiano legato al gruppo di Poveristi di Celant, che torna a New York con una personale dopo oltre vent'anni. E che arriverà nella Grande Mela con quello che il New York Times ha definito come "il suo biglietto da visita, una sorta di ossessione visiva: il gelo”. La Boesky ha raccontato di conoscere il lavoro di Calzolari solo a livello superficiale, ma alcuni anni fa Jay Heikes, giovane artista che la galleria rappresenta, aveva visto alcuni pezzi di Calzolari mentre lavorava al Walker Art Center di Minneapolis, riferendone poi entusiasticamente alla gallerista. Dopo aver studiato, la Boesky ha cercato di rintracciarlo, scrivendogli una lettera. «Un mese o due più tardi ho ricevuto una lettera che mi chiedeve: 'Perché?' Non "Parliamone" o qualcosa di simile, ma solo 'Perché?'». Da lì l'appuntamento a Fossombrone, e l'organizzazione della mostra in concomitanza con la Pace. Marc Glimcher, direttore della galleria della 25esima Strada, ha detto che ha accettato di unire il suo spazio con la Boesky perché anche lui sentiva che il lavoro di Calzolari sarebbe stata una rivelazione. La mostra, intitolata "When the dreamer dies, what happens to the dream?" -Quando il sognatore muore, cosa succede al sogno?- raccoglie lavori realizzati in un arco di tempo di oltre trent'anni.
Eppure, come nella buona tradizione dei feudi, Glimcher ci tiene a precisare che «non abbiamo fatto quest'unione perché sono amichevole o disposto a collaborare strategicamente, ma perché è un'occasione unica per presentare un vero "saggio" su un grande artista». Una retrospettiva in coppia insomma, con Calzolari che, interpellato sul suo ritorno davanti al pubblico americano, ha ricordato un consiglio datogli tanti anni fa da Marcello Mastroianni: "presentarsi come un comico e non come un attore, per abbassare le aspettative". Che invece devono essere altissime, altrimenti mai e poi mai due retrobottega di Chelsea si sarebbero uniti in matrimonio per un'ospite d'onore.
 


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