Una rassegna tutta dedicata alla figura del grande attore e regista Carmelo Bene quella che si apre stasera al Centro Teatro Ateneo dell'Università La Sapienza di Roma. "Carmelo Bene. In-contro cinema e teatro", focalizzerà la sua attenzione sul Maestro fino a venerdì, tutte le sere alle 20, con la proiezione di sequenze, corti e lungometraggi quasi inediti. Stasera si comincia ad esempio con il Barocco Leccese, primo dei 3 documentari che Bene avrebbe dovuto girare sull'architettura del Duomo di Lecce per la Nexus film, di cui alcune sequenze sono finite nel lungometraggio Nostra Signora dei Turchi. Domani sarà la volta del Dongiovanni e Salomé, per poi passare a mercoledì con Un Amleto di meno e Le tecniche dell'assenza, un progetto di Ferruccio Marotti, a cura di Maurizio Grande, nato nel 1984, che si compone di due audiovisivi che ricostruiscono gli elementi strutturali della messinscena di Carmelo Bene, attraverso immagini tratte da una eccezionale videoregistrazione in tempo reale di 32 giornate di prove di scrittura di scena per il "massacro dei classici", per mostrare in maniera chiara gli elementi della poetica dell'autore: dallo "stream of consciousness", alla sospensione del tragico, dall'incomunicabilità, all'irrappresentabilità. Giovedì invece è la volta dell'incontro-scontro in due video in cui Bene dialoga con Grande, Giancarlo Dotto e Cosimo Cinieri, sulla questione della foné e dell'immagine relativa: agli interventi subentra Vittorio Gassman, nel primo video in una dichiarazione a contrasto, nel secondo in una modalità pacificata. Conclusione della maratona venerdì, con Hermitage e Bis, un documentario di Paolo Brunatto che filma le prove del primo atto de Il rosa e il nero, tutto realizzato nell'appartamento a Trastevere di Maria Monti. Una serie di incontri speciali, a cura di Antonella Ottai e Fabrizio Deriu, per portare di nuovo in scena, a dieci anni dalla scomparsa, il grande artista pugliese, critico e coraggioso autore di una fetta di cultura italiana che spesso ribadiva: «Non si può continuare a prostituire l'idea di teatro, che vale soltanto per un legame magico, atroce, con la realtà». Gli appuntamenti alla Sapienza metteranno in luce il rapporto-scontro fra cinema e teatro, fra il perseguimento di una "cecità dell’immagine" e l’affermazione dell’atto della voce, in cerca di inedite messe in scena nel rapporto fra vedere e udire, che Bene ha perseguito in tutto l'arco della sua lunga carriera. Per l'occasione abbiamo domandato a Valentina Valentini, direttrice del Centro di Ricerca sullo Spettacolo della Sapienza di raccontarci com'è nato il progetto e come sarà il futuro dell'istituzione.
Com'è nata l'idea del progetto di dedicare una settimana alla figura del grande attore e regista?
L'occasione contingente è data dal decennale della morte dell'artista, dalla collaborazione con la Cineteca Nazionale che si è presa cura del patrimonio costituito dai film di Carmelo Bene, restaurandoli e promuovendone la diffusione. Di fatto Carmelo Bene è stato una presenza familiare al Teatro Ateneo: nel 1982 il teatro ha ospitato l'allestimento del Macbeth fino alle prove generali e per alcuni mesi l'artista ha "abitato il teatro" insieme a Susanna Javicoli, al direttore di scena Mauro Contini. L'allora direttore del Centro, il prof. Ferruccio Marotti, ha avuto la disponibilità da Carmelo Bene di videoregistrare in tempo reale il processo di costruzione dello spettacolo. Da questa documentazione Maurizio Grande, uno studioso di teatro e di cinema che ha seguito "criticamente " il lavoro di Carmelo Bene dagli esordi e ha contribuito con i suoi saggi alla comprensione della sua opera, ne ha ricavato due saggi in video, qualche anno dopo, Concerto per attore solo e Le tecniche dell'assenza, capaci di analizzare e mostrare, attraverso il montaggio di alcune fasi delle prove, l'idea di teatro e la pratica di Carmelo Bene attore e regista. Un'altra occasione creata dal Centro Teatro Ateneo, è stato l'incontro fra due personalità eccezionali del teatro italiano: Eduardo De Filippo e Carmelo Bene nel 1982, nell'ambito del corso di Drammaturgia che Eduardo De FIlippo teneva al Teatro Ateneo della Sapienza ( teatro attualmente in restauro che contiamo di riaprire nel 2013)».
La rassegna avrà anche uno scopo didattico dedicato ai giovani che si avvicinano al teatro?
«La rassegna si rivolge in prima istanza agli studenti della Sapienza, di tutte le facoltà, non solo dei corsi di laurea in Spettacolo, e si pone altresì come manifestazione culturale offerta alla città di Roma, che ha sempre espresso un grande interesse e ammirazione per l'artista. La vocazione del Teatro Ateneo della Sapienza -anche in questi anni che è nomade, privo della sua sede naturale- è quella di far interagire ricerca, didattica, formazione e sperimentazione mirando alla qualità artistica delle proposte. Siamo interessati a verificare, non solo perché docenti di spettacolo, come le generazioni dei giovani recepiscano l'arte, il pensiero sul mondo, la spregiudicatezza radicale di Carmelo Bene, il suo modo di sovvertire i linguaggi del cinema e del teatro. Al contempo, la verifica tocca anche le generazioni che hanno frequentato il teatro di Carmelo Bene, che hanno vissuto il fascino della sua personalità di artista».
Vi saranno altre figure a cui il Centro Teatro Ateneo dedicherà delle "retrospettive" nei prossimi mesi?
«Stiamo preparando il montaggio dei due laboratori teatrali condotti due anni fa da Toni Servillo e lo scorso anno da Paolo Rossi che presenteremo in autunno nell'aula Magna della Sapienza, alla presenza dei due artisti. Degno di rilievo è che sulla rete web Europeana, sta confluendo tutto l'archivio dei video teatrali del Centro teatro Ateneo, come previsto dal progetto ECLAP (European Collected Library Performing Arts) di cui Il Centro Teatro Ateneo è partner: un patrimonio di notevole interesse scientifico e artistico che comprende documenti relativi al teatro italiano europeo e extra-europeo; dalle danze kathakali a quelle balinesi, dai laboratori con Peter Brook al Principe costante di Grotowski, dalle lezioni di Drammaturgia di Eduardo De FIlippo alla trilogia Pirandelliana di Anatoli Vasil'ev».