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Il dramma tunisino della “Printemps des Arts Fairs”: tiro al bersaglio sugli artisti dall'Islam radicale
pubblicato venerdì 22 giugno 2012

Electro Jaye, Republique Islaique de Tunisie, una delle serie di opere contestate

Una fatwa (la legge coranica che ha a che fare con la promessa) è arrivata da un imam di una moschea di Tunisi molto importante: condannare a morte i 27 artisti che nello scorso week-end erano stati attaccati da gruppi religiosi di tipo salafita, ovvero quelli più legati al fondamentalismo islamico, che credono nella correttezza della lettura letterale della legge coranica. I fatti si sono svolti alla "Printemps des Arts Fair", la più importante fiera dell'arte contemporanea del Paese del Nordafrica, un festival organizzato da dieci anni ma che quest'anno ha invitato una serie di artisti e di gallerie della città, ognuna libera di portare i nomi che desiderava, proprio come in una fiera occidentale.
Paolo Perrelli, che vive in Tunisia da anni, direttore artistico della manifestazione, ha raccontato che il gruppo dei Salafiti ha accusato alcuni artisti «di essere dei miscredenti e di aver fatto un "attentato al sacro" attraverso alcune opere da loro esposte. Naturalmente nulla di tutto questo corrisponde a realtà e ci siamo trovati ostaggio di una manipolazione di gruppi di fondamentalisti religiosi che hanno utilizzato il nostro evento per seminare il terrore nel paese».
Compreso un attacco nell'ultimo giorno di esposizione, in cui il Palazzo dell'Expo è stato teatro di una manifestazione fondamentalista e, nonostante le forze dell'ordine, il gruppo islamico è riuscito ad entrare nel palazzo e a fare scempio di alcuni lavori.
«Un vero e proprio linciaggio mediatico è in corso sui giornali e i siti di questi fondamentalisti. A oggi il bilancio degli scontri è di un paio di morti, un suicidio, una cinquantina di feriti e diversi arresti» continua Perrelli.
Il fotografo Hela Ammar, anche lui inserito nella rosa dei facinorosi contro l'Islam racconta: «La mostra era andata bene, visitata da centinaia di persone, fino al giorno di chiusura, quando un funzionario locale, Ali Mohamed Bouaziz, è venuto per valutare alcuni dipinti che però ha trovato scioccanti. Da qui c'è stata una condivisione delle immagini online, aggiungendo le proprie interpretazioni e avvertendo gli imam nelle moschee, certo della loro presunta natura blasfema». E ovviamente ai vertici dei Salafiti nessuno ha dissentito, innescando la rivolta e l'odio verso gli artisti e gli intellettuali.
Ma perché tutto questo? Ammar ribadisce che non c'era nulla di blasfemo nelle opere: «Gli artisti sono stati vittime di una campagna rivoltante dei media, un ingannevole montaggio video che mostra un dipinto è stato ampiamente condiviso online, presentando gli artisti come non credenti. È questa diffusione di informazioni e immagini false che ha provocato la rivolta e la condanna da parte di una frangia della società. Il concetto di valori nazionali o sacro è solo un pretesto per imbavagliare gli artisti e la creatività». Ammar ovviamente ripercorre con la mente la storia del fascismo e della sua arte ufficiale e della fazione "dissidente", ma lucidamente vede questa faccenda come la maniera più semplice di eclissare fatti più gravi: «Siamo nel mezzo di una guerra tra diversi movimenti politici, con i salafiti e gli altri movimenti reazionari che stanno facendo pressione l'attuale governo contro la moderazione e pacificazione. I dibattiti sull'identità e la religione sono falsi problemi, che distraggono da una situazione di sicurezza precaria, da problemi economici e sociali non ancora stati risolti, in un sistema di giustizia di transizione che si sta dimostrando difficile da configurare. Le piccole opere esposte alla periferia di Tunisi sono solo un pretesto per innescare violenza politica» riporta ancora il fotografo. L'attuale ministro della cultura in questi giorni ha emesso un comunicato che condanna gli inviti di omicidio e l'odio nei confronti degli artisti, che non hanno la benché minima protezione, ma servirà a ben poco. «Sotto Ben Ali, abbiamo sofferto soprattutto di auto-censura quando si trattava di affrontare argomenti politici. Ora la censura si basa su questioni religiose e morali, e ha reso le cose ancora peggiori. Questi ultimi sviluppi sono una manna per i sostenitori conservatori, che si stanno già proponendo come testimoni contro qualsiasi attacco contro il sacro. Se tutto questo dovesse accadere tutti gli artisti e gli intellettuali ne saranno influenzati» chiosa Ammar. Una situazione che ha dell'incredibile e che racconta di come la primavera araba sia stata una sorta di miraggio, forse soprattutto occidentale.
E da Tunisi arriva anche, rivolto alla comunità artistica di tutto il mondo un appello online, contro le violenze fisiche e morali sugli artisti tunisini. Potete firmare e dare il vostro contributo e l'attenzione che merita questa distorta vicenda: http://lapetition.be/en-ligne/petition-11611.html

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