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Un nuovo museo a Reggio Emilia. Sarà associato alle raccolte civiche, e porterà la firma di Italo Rota
pubblicato lunedì 25 giugno 2012

Rendering di una delle Sale del futuro museo di Reggio Emilia, firmato da Italo Rota

Se n'è discusso questo fine settimana nella città del Tricolore, all'indomani del rush finale di Fotografia Europea: il nuovo museo di Reggio Emilia dovrà sorgere adiacente al Museo delle collezioni storiche, e sarà una struttura sia per valorizzare i tesori delle collezioni cittadine che ancora non sono visibili al pubblico, sia come luogo per mettere a fuoco il futuro della culturale della città. L'autore del progetto è l'architetto Italo Rota, che andrà a intervenire sui quattro piani chiuso di Palazzo San Francesco, dove i lavori di ripristino degli spazi sono attualmente interrotti e sui quali è ancora in corso un contenzioso tra l’Amministrazione comunale e la ditta che aveva iniziato i restauri. L’assessore alla cultura Catellani ha auspicato che possa essere messo a disposizione un milione di euro entro la fine della legislatura. E delle problematiche di avvicinamento di un pubblico più vasto ha parlato Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici: «Reggio Emilia è una città che ha saputo salvaguardare le sue collezioni storiche. La nostra priorità è la salvaguardia della collezioni storiche, che rappresentano la nostra identità, ma abbiamo realizzato anche, grazie allo studio dell’Università di Bologna, le forti problematiche dei nostri musei, tra cui la totale mancanza dei visitatori tra i 20 e i 50 anni e di visitatori al di fuori di Reggio Emilia. Siamo quindi davanti alla necessità, per non ridurre le attività dei Musei, di avvicinarli a un pubblico più ampio, trasversale a tutte le culture e le generazioni e con particolare riferimento ai giovani». Il nuovo museo, secondo i vertici delle istituzioni locali, dovrebbe dunque diventare una sorta di contenitore per tutte le collezioni presenti in città, dal mondo delle wunderkammer di Spallanzani a quelle più ampie e contemporanee fino alle piccole collezioni locali. La scelta di Rota è avvenuta in funzione di una forte necessità progettistica: «è necessario un architetto con una visione artistica che ci aiuti a rendere disponibile al grande pubblico, con il collezionismo, e con il linguaggio della contemporaneità, la nostra ricchezza» ha riportato la direttrice Farioli. Rota, dal canto suo, ha parlato di un "museo a questioni, non a risposte": «Reggio Emilia è una città piccola, molto particolare, con qualità diffusissime, ma minute, difficili da raccontare, nano-qualità. Per questo occorre suscitare curiosità, porre domande semplici per dirci di avere in futuro lo stesso coraggio di chi ha fatto questa qualità». Non solo arte dunque, ma un nuovo modo di intendere anche la tradizione artigianale, per creare nuove start-up, nuove idee, nuove possibilità che trasformino il patrimonio reggiano in eredità e ponga domande sul futuro: sulla natura, sulla società, sulla storia cittadina anche nei suoi piccoli passaggi ma che creano unione in una comunità, partendo dalla più antica abitante della zona di cui siano pervenute tracce, la Venere di Chiozza, patrimonio nazionale, custodita attualmente in una banca. Un percorso insomma per temi, ampio e non esclusivo, ma che sia lo specchio fedele di una collettività e del suo passato, anche popolare, che possa diventare il trampolino di lancio per il prossimo futuro. Ovviamente però non sono mancate le opposizioni, che già qualche tempo fa hanno redatto una sorta di manifesto contro lo sperpero di denaro per un nuovo mausoleo che, dicono, non aggiungerà nulla ai musei cittadini e che toglierà risorse ai teatri e alla stessa Fotografia Europea in primis. I firmatari? Artisti, intellettuali e critici di Reggio, tra cui spicca Marco Belpoliti.

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