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È arte? Tania Bruguera apre un centro per immigrati nel Queens. E il New York Times la mette tra le proposte dell'estate
pubblicato martedì 26 giugno 2012

Tania Bruguera - Poetic Justice - 2002/2003 - bustine di tè usate, 8 filmati su schermi lcd - veduta dell’installazione presso il CeSAC, Caraglio (CN) 2010 - courtesy Collezione La Gaia, Busca - photo Tommaso Mattina

Le quattro proposte dell'estate statunitense messe nero su bianco da uno dei giornali più autorevoli del mondo, ovvero il "New York Times"? C'è "l'orologio" di Christian Marclay, di cui vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, un catartico festival in Nevada, il "Burning Man", dove con il falò di un pupazzo di legno di otto metri si apre nel pieno del deserto una kermesse di installazioni, progetti e oggetti mutanti. Poi, per chi è più legato alla tradizione, si può prendere in considerazione la mostra "Pictures from the moon. Artists' Holograms 1969-2008" al New Museum, dove le fascinazioni vengono da Bruce Nauman, James Turrell e da tutto ciò che necessita di una visione in 3D, per fare un esempio.
Ma c'è un quarto progetto che confonde le linee e che ha già creato parecchi interrogativi: è "l'ufficio" di Tania Bruguera a Corona, nel Queens. Una struttura che ricrea una sorta di spazio di Movimento Internazionale degli Immigrati e dove l'artista ha attiviato una serie di gesti di solidarietà per le persone che vivono negli USA illegalmente, aprendo il centro in un negozio della folkloristica Roosevelt Avenue. Qui un piccolo staff di volontari, molti dei quali artisti, offrono un programma di assistenza pratica, di coscienza e di sensibilizzazione ai residenti del quartiere, molti dei quali appena arrivati e provenienti da Ecuador e Messico. Cosa si fa? Dalle letture in inglese alla storia del'arte, dalla meditazione al tai-chi, dai corsi di teatro fino alle riunioni per riportare l'attenzione sui diritti civili degli immigrati.
Un programma che è stato presentato dall'artista nel 2011, finanziato dal Creative Time e dal Queens Museum of Art, e che ha fatto storcere il naso ai più, come fosse una sorta di happening per aumentare la propria visibilità. E invece dopo un anno e quasi mezzo la Bruguera è ancora lì, e vive sopra il negozio. E l'arte? La Bruguera risponde che si, è arte. E lo conferma mezzo secolo di storia, di lotte, di incontri, di partecipazione. Perché l'arte non nasce mai raffinata e rifinita come la si vede in vetrina, ma ha bisogno di un terreno comune che possa instillarne la nascita.

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