pubblicato lunedì 2 luglio 2012
Un'altra brutta storia arriva dal Mali. Parla di un ennesimo affronto alla storia e alla cultura da parte del fondamentalismo, proprio come è accaduto alcuni giorni fa alla fiera di Tunisi, dove un gruppo di 27 artisti sono stati bollati come "sovversivi" ed "eretici" e un imam cittadino ha anche invocato la loro condanna a morte. Stavolta a farne le spese sono i mausolei della città di Timbuktu, patrimonio dell'Unesco e settima meraviglia moderna, colpiti a colpi di piccone da un gruppo nominato Ansar Dine, legato ad Al-Qaeda. Una storia che ricorda troppo da vicino la vicenda dei Buddha di Bamyan, demoliti dai talebani nel 2001 a colpi di tritolo.
«Il Mali chiede all'Onu di intraprendere passi concreti per fermare questi crimini contro i tesori culturali del mio popolo» è stato l'accorato appello rivolto alla commissione dell'Unesco da Diallo Fadima Toure, ministro della Cultura del Mali, che ha chiesto l'aiuto della comunità internazionale per fermare lo sfregio, che secondo le fonti locali avrebbe colpito il mausoleo di Mahmoud Ben Amar, quelli di Sidi Muktar, di Alpha Moya e la statua di El-Farouk, protettore della città, già decapitata qualche giorno fa. La popolazione, sempre secondo le fonti locali, sta assistendo impotente ed esasperata alla distruzione dei propri simboli e preda della violenza dei gruppi armati. L'Unesco dal canto suo, oltre a parlare di "crimini di guerra" sembra non possa di certo mettere le mani in pasta direttamente o si rischierebbero ulteriori vittime e stragi. Il gruppo fondamentalista invece ha rivendicato l'intenzione di distruggere ogni santuario della città, perché proibiti da Dio. E accrescendo così l'odio da parte dell'Islam moderato, che potrebbe da un momento all'altro non tollerare più la situazione e innescare l'ennesima rivolta nello stato dell'Africa nera.