pubblicato venerdì 20 luglio 2012
‹‹Pensate che se lo Stato vi considera un evasore fiscale cambierà idea?››. La risposta è no. Ci aveva visto lungo Ai Weiwei, il più chiacchierato artista orientale, che non aveva nutrito alcuna speranza di potersi sottrarre al "verbale" per evasione fiscale fin dall'anno scorso, quando era stato sequestrato dalle autorità cinesi per oltre 80 giorni. Il conto è piuttosto salato: 2 milioni di euro. Il tribunale ha respinto il ricorso dell'artista, confermando la pena. E, oltre al danno, anche la beffa: un'udienza a porte chiuse, senza che l'artista avesse la possibilità di recarsi in tribunale, per il mancato via libera delle autorità a presenziare. Pochi giorni dopo il suo rilascio, l'anno scorso, una società che fa capo all'artista, la Beijing Fake Cultural Development, era stata accusata di evasione fiscale e condannata a pagare una maxi-multa di circa un milione di euro. Come ha riferito l'avvocato dell'artista, Pu Zhiqiang, la Corte distrettuale di Chaoyang, ha determinato che le autorità hanno usato procedure del tutto legali nel caso contro la società di design dell'artista. Ma la decisione del tribunale di multare anche Weiwei è stata presa senza ragione e conferma, quasi in modo inequivocabile, la campagna intimidatoria mirata a fermare le critiche dell'artista nei confronti del governo di Pechino. Inoltre, riporta la stampa, davanti alla corte vi erano poliziotti in uniforme e in borghese, che hanno bloccato le strade e costretto giornalisti e diplomatici a lasciare l'area. Un'altra puntata chiusasi male per la Cina, sempre più avamposto dell'Occidente e sempre sull'orlo di una dittatura non solo diplomatica.