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La scure della crisi si abbatte anche sulla Francia. Annunciati tagli a progetti "non prioritari" per un miliardo di euro
pubblicato martedì 11 settembre 2012

Il musee Picasso di Parigi

Abbiamo creduto ad oggi che i tagli alla cultura fossero un fatto spagnolo, greco, dove abbiamo più volte segnalato come gli effetti della crisi si stiano abbattendo in maniera radicale su strutture museali e archeologia, e italiano, con il cui stato sofferente delle cultura ci misuriamo quotidianamente. Ora, però, un altro spettro fa capolino dalla porta della "crisi", e arriva dalla grande Francia, Paese che più di ogni altro supporta progetti, colleziona arte, "mantiene" e promuove i propri artisti.
La nuova presidenza di Hollande si è trovata a fare i conti con la crisi delle finanze anche oltralpe, dove per la prima volta da dieci anni, si parla di una riduzione del 3 per cento del bilancio e il Ministro alla Cultura, Aurélie Filippetti, ha annunciato tagli per circa un miliardo di euro ai progetti considerati "non prioritari", rimarcando che anche la Francia sta attraversando una crisi economica senza precedenti. L'annuncio è arrivato dalle pagine di "Le Monde", raccontando ai cronisti il rinvio di progetti culturali lanciati dal precedente governo senza troppa cognizione di causa. L'eccezione culturale francese non significa che la cultura è esente da sforzi. «Sono riuscita a preservare la specificità dei meccanismi dell'eccezione culturale, come il Fondo di sostegno per il cinema francese. La sfida essenziale, per me, è mostrare che la cultura è l'hard disk della politica, dal punto di vista della vita dei cittadini e dell'economia. Non ci può essere rilancio produttivo senza rilancio creativo -ha spiegato la Filippetti. La cultura fa l'attrattività della Francia. L'arte è lavoro, la cultura è occupazione e cemento del Paese. In un periodo di crisi morale come il nostro, l'arte può dare senso alle nostre vite. I bambini che studiano musica, danza, teatro, hanno una percezione di sé e del mondo molto migliore». Sante parole da un Paese che ha prodotto, solo nell'ultimo secolo, un'infinita produzione che ha fatto conoscere al mondo artisti e correnti che hanno cambiato la storia dell'arte e del mondo. Ma quali saranno i cantieri tagliati e quelli che resteranno in vita? Di quest'ultima categoria fa parte, insieme alla Philarmonie, anche il museo Picasso, che dovrebbe riaprire senza problemi nell'estate 2013.
Stop invece alla Maison de l'Histoire de France, che doveva sorgere entro il 2016 nel centro della città. Non sarà salvato nemmeno il museo della fotografia all'Hotel de Nevers e il "Lascaux 4", centro d'arte contemporanea da 50 milioni e altre strutture tra cui un museo della Marina Militare in Place de La Concorde che sarebbe stato, presumibilmente, gestito dal Louvre. Insomma, si risparmierà così il famoso miliardo.

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