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Il DDL della “Buona Scuola” promette il ritorno della storia dell'arte nelle classi, l'equiparazione dei diplomi di Accademie di Belle Arti e istituti legati ai Beni Culturali alle lauree tradizionali, oltre che l'assunzione di 100mila precari. Che ne pensate?
• Senza un investimento culturale più complessivo possono fare ben poco le ore di storia dell'arte nelle scuole; idem l'occupazione scarsa per chi esce da istituti legati ai Beni Culturali
• Una buona notizia che agirà alla base del futuro dell'arte e della cultura
• Aspettiamo una prossima riforma
• Non cambierà nulla come al solito e per ogni assunto ci sarà un nuovo precario in arrivo
• Le ore di storia dell'arte in alcuni istituti equivalgono alla ricreazione: tanto valeva non reinserirle e far studiare altro
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L'arte del tappeto o il tappeto d'arte? Anticipi da Salone stamattina a Milano, con gli Art Carpets di Munari & friends

   
   
 
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You & Me, il tappeto ideato da Lawrence Ferlinghetti per Moret

Tappeti ad arte, sia per un arredamento d'eccezione che per un progetto editoriale. Un anticipo di Salone del Mobile bello e buono quello di stamattina, nello showroom Moret di via Ventura a Milano, che ha presentato una serie di tappeti con una caratteristica molto particolare: tralasciando i materiali di prima scelta e le tecniche di composizione, che in questa sede non sono proprio fondamentali, quello che è stato messo in luce oggi è il progetto "Art Carpets” -tappeti d'arte, che l'azienda veneta ha portato avanti negli ultimi tre anni con il contributo fondamentale di Cleto Munari, grande designer italiano, che ha disegnato i tappeti insieme ad un gruppo di autentiche icone dell'arte, della poesia e del design mondiale. Ecco i nomi della nuova campagna per un oggetto che, afferma Moret «può ampliare i propri orizzonti e farsi portatore di idee e sogni, universali e condivisi, trasformandosi da complemento d'arredo a oggetto d'arte»: Lawrence Ferlinghetti, pittore ma soprattutto grande scrittore americano, esponente primo della Beat Generation; Dario Fo, Alessandro Mendini e l'archistar Mario Botta; due dei più conosciuti artisti italiani, Sandro Chia e Mimmo Paladino; il designer spagnolo Javier Mariscal, l'architetto Ettore Mochetti e la giovane creativa e designer Deisa Centazzo. Un tappeto come una poesia, ha spiegato Munari, che ha scelto gli autori del progetto e che ha ricordato come in lingua scozzese i grandi poeti siano definiti "makar”, ovvero come coloro avvezzi al fare -to make-, che ribadisce anche la volontà di produrre qualcosa che non sfugga, come spesso viene identificata la scrittura e la poesia, ma che possa essere un emblema culturale che possa sopravvivere al tempo, significativo anche per il futuro. Accompagnato da un grande catalogo, edito da Skira, i tappeti sono tirati in 49 esemplari più uno, hanno dimensione di circa quattro metri per tre, e possono essere modificabili su richiesta. Nelle dimensioni, non nel disegno! 
 


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