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Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
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L’incontro tra Elisabetta Benassi e Paola Ugolini chiude il nostro viaggio per conoscere meglio gli artisti che ci rappresentano a Venezia. Benassi è l'unica altra donna presente, oltre Francesca Grilli. Di poche parole, come spesso sono gli artisti ... segue
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Ritratto del curatore da giovane |
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Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
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Parola d'artista |
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L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
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Scacco alla crisi |
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Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
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La Lavagna |
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Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
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Musica elettronica, parole d’artista, specchi e luci sono gli ingredienti del terzo appuntamento di “Con Parole Sue”, al Museo Del Novecento di Milano. Per coniugare note e arte contemporanea, sotto Lucio Fontana di Caterina Failla ... segue
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Movimento 5 Stelle e programma culturale di Adriana Polveroni |
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pubblicato martedì 26 febbraio 2013
Ho sfogliato on line il programma di M5S. Non c'è traccia della cultura. Scelta grave per un movimento che vuole essere innovativo, mandando pure a casa tutti i falliti (e certo non ha torto), ma ponendosi come la vera alternativa all'Italia alla deriva. Ma come si fa a parlare di svolta, di nuovi programmi se in questi programmi non ci si mette la cultura? Non come diletto per anime belle, ma come una delle possibilità concrete della ripresa e, a questo punto, della svolta che loro stessi definiscono "storica".
Penso che con Grillo e il suo movimento, comunque la si metta, bisognerà imparare a parlarci, articolando (finalmente!) un nuovo linguaggio politico. Una lezione che può essere salutare per tutti, perché cambiare, nelle condizioni in cui siamo, non può farci altro che del bene. Ed è chiaro che occorre rivedere molte posizioni: lo scetticismo espresso nella facile accusa di demagogia o, peggio, populismo. Perché a guardare facce e curriculum dei grillini è chiaro che si tratta di gente perbene (e non è poco), non compromessa in precedenza con nessuna forza politica. E con molta e chiara voglia di fare. Faccio io stessa autocritica per giudizi troppo facili, dettati dalla mancanza di una attenzione vera alle cose. Affrettati, insomma. Capita, ed esserne consapevoli, fare marcia indietro e mettersi nella disposizione almeno di capire e osservare quello che accade, è il minimo che si possa, e si debba, fare.

Resta, però, un però. In tutti i siti e i blog che ho spulciato, negli innumerevoli articoli che celebrano il boom di M5S, nei loro interventi passati sulle varie criticità italiane, la parola cultura manca. Forse i grillini sospettano che si tratti, appunto di trastullo, che ci sono emergenze ben più pressanti, che le priorità, insomma, sono altre. Nessuno nega che l'economia, la sanità, i trasporti, la scuola giochino un ruolo chiave per la ripresa di questo dannato Paese che ancora si lascia incantare da nani e ballerine. Ma bisogna che capiscano (e forse qualcuno glielo deve spiegare) che la salvaguardia del paesaggio è un gesto radicalmente culturale, perché il paesaggio è il nostro bene culturale numero uno. Che battersi per la scuola pubblica e per la sua qualità significa fare una battaglia culturale. Che voler richiamare, come ha detto ieri sera al Gr3 la neodepuata del Lazio 1 Marta Grande, i tanti giovani che in questi ultimi anni sono emigrati all'estero, portando con loro il sapere acquisito in Italia ma non valorizzato da questo stesso Paese, è una battaglia culturale, perché significa riportare in patria patrimoni di sapere che rischiamo di perdere. E che anche loro, come tutti noi, a questo punto devono abbracciare un impegno forte affinché il prossimo ministro della cultura non sia il solito rifiuto rottamato che in genere è, per far sì che questo ministero non sia più la discarica del governo (semmai ci sarà). Perché è anche da qui che passa la "svolta storica".
Se ci si intende su queste cose (impresa non difficile) e se si mettono a posto questi primi paletti, poi, probabilmente, si può andare oltre. E occuparsi di quello che a noi preme di più: il patrimonio dei nostri musei, contemporanei e non solo, dei tesori artistici, ma sopratttto del volto contemporaneo di un'Italia che specie oggi, con un parlamento più giovane, sarebbe un controsenso censurare o non voler aggiornare.
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