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I talks non interessano alle fiere? Vero o no, miart 2013 spinge su un ottimo programma, intellettuale ma non troppo. Perché il rilancio passa anche per un'alta "didattica" dell'arte

   
   
 
pubblicato giovedì 28 febbraio 2013

Vincenzo De Bellis, Direttore di miart2013

Il grande dilemma delle fiere d'arte contemporanea, spesso non è solo la qualità delle gallerie invitate e degli artisti rappresentati, ma ancora di più quello delle conferenze, delle tavole rotonde, delle presentazioni e dei talk che nei giorni della messa in scena si susseguono, a volte negli angoli più infelici, come nel caso di Miart2012, dove nella ridotta fiera si era ricavato uno striminzito e cacofonico spazio per i vari talk nei tre giorni della manifestazione. Perché la domanda è sempre una: ad una fiera, interessa l'aspetto "teorico” dell'arte? Qual è quella fetta di pubblico che vuole ascoltare, informarsi, essere presente ad un dibattito culturale nel bailame di un padiglione stipato di opere in vendita?
Ma Miart, consapevole dei limiti e della sua prova del nove nel lancio della fiera (quasi un "o la va o la spacca”) ha ideato per quest'anno una serie di miartalks, a cura dello scrittore e curatore Fionn Meade e Alessandro Rabottini, curatore esterno del GAMeC di Bergamo, che promettono di scalfire il muro di gomma delle presentazioni verbose e, spesso fuori luogo, che si riservano alle fiere. Come? Tracciando una costellazione di incontri sui temi più vicini al contemporaneo, sia che si parli di editoria, sia di collezionismo. Non è un caso che si parta proprio dalla tavola rotonda intitolata "La ricostruzione di uno spazio editoriale: dalla rivista al network”, dove interverrano tra gli altri anche Dieter Roelstraete, Capo Curatore del Museum of Contemporary Art di Chicago e Nataša Petrešin-Bachelez, Curatrice Indipendente e Direttrice di Manifesta Journal; essendo poi a Milano non poteva mancare la partecipazione dell'Associazione ACACIA, a raccontare di un rapporto tra collezionismo privato e istituzioni, nella serie di talks "Going Public”; "Arte, ecologia e attivismo”, nella giornata di domenica 7 aprile vedrà tra i relatori anche il "Padiglione Italia” Gianfranco Baruchello con Piero Gilardi e Marco Scotini, a raccontare di una pratica diffusa ormai da decenni ma che spesso si dimentica, insabbiata in spazi museali, mentre per "Bruno Munari: le ragioni di un’attualità” arriverà a Milano anche Paola Antonelli, Capo Curatrice per l’Architettura e il Design al MoMA. Insomma, le intenzioni di un discorso di qualità si misurano anche sotto questo punto di vista. Resteranno inoltre i tre premi/ acquisizioni: gli acquisti della Fondazione Fiera Milano, valutati da Sabine Folie, Direttrice alla Generali Foundation di Vienna, dal curatore dei Boijmans Francesco Stocchi e da Nicolas Trembley, Critico d’arte e Curatore della Syz Collection. 
Il Rotary Club Milano Brera contionuerà la campagna per il sostegno dell’arte contemporanea tra i giovani artisti e il neo Premio Emergent assegnerà un riconoscimento ad una galleria della sezione "Emergent” più meritevole, le cui opere saranno selezionate da una giuria composta da: Giovanni Carmine, Direttore della Kunst Halle Sankt Gallen, in Svizzera, Vicente Todolì, adivisor di casa all'HangarBicocca, e Rein Wolfs, Direttore della Bundeskunsthalle, Bonn. Ora non resta che attendere il prossimo 4 aprile, per verificare che le aspettative non vengano tradite.


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