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Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
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L’incontro tra Elisabetta Benassi e Paola Ugolini chiude il nostro viaggio per conoscere meglio gli artisti che ci rappresentano a Venezia. Benassi è l'unica altra donna presente, oltre Francesca Grilli. Di poche parole, come spesso sono gli artisti ... segue
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Ritratto del curatore da giovane |
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Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
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Parola d'artista |
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L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
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Scacco alla crisi |
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Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
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La Lavagna |
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Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
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Musica elettronica, parole d’artista, specchi e luci sono gli ingredienti del terzo appuntamento di “Con Parole Sue”, al Museo Del Novecento di Milano. Per coniugare note e arte contemporanea, sotto Lucio Fontana di Caterina Failla ... segue
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Maxxi e Italia grilla di Adriana Polveroni Ancora sul tema della cultura, per il M5S e per tutti gli altri |
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pubblicato martedì 5 marzo 2013
Qualcuno, anche tra i lettori di Exibart, sostiene che la cultura non è una priorità del futuro governo. Che chiederne conto a chi sarà al governo, soprattutto alla nuova forza presente in parlamento, il M5S, è fuori luogo. Ho già spiegato perché secondo me non lo è, essendo convinta che alcuni dei punti del programma del M5S, e precisamente tutela del paesaggio e rilancio della scuola e del sistema dell’istruzione, siano a tutti gli effetti battaglie decisamente culturali.
Vorrei però soffermarmi su un altro punto, che penso sia nell’interesse dei lettori di Exibart e, spero, del Paese. In questi giorni Giovanna Melandri sta conducendo le sue consultazioni per la nomina del nuovo direttore del MAXXI, affidando i colloqui all’agenzia milanese Odgers Berndtson. I migliori papabili per la nomina, Carolyn Christov Barkagiev e Massimiliano Gioni, hanno già declinato l’invito. Le ragioni, anche se non comunicate, paiono abbastanza evidenti: perché mai Gioni dovrebbe lasciare la co-direzione del New Museum di New York e la direzione artistica della Fondazione Trussardi di Milano per infilarsi nella realtà problematica del MAXXI? Stesso discorso per Christov Barkagiev che, come già segnalato da noi che la conosciamo da anni, è persona alquanto esigente, non incline a compromessi e al non avere totale libertà di azione.
Rimangono quattordici candidati, rosa composta fondamentalmente da nomi stranieri di qualità, con scarsa presenza degli italiani, dove sembra essere assente Danilo Eccher, attualmente al vertice della GAM di Torino, e che invece da qualcuno è stato dato per "papabile” e pronto a un ritorno a Roma.
Al di là dei nomi, il problema è un altro: chi oggi se la sente dall’estero di abbracciare il progetto MAXXI, la sua direzione, in un clima politicamente così confuso quale si presenta oggi nell’Italia post voto? Quale è la credibilità, non tanto del MAXXI; che nel frattempo non è cambiato, ma dell’Italia stessa, e dunque del futuro Ministero dei Beni Culturali al quale il MAXXI, nonostante sia Fondazione, fa riferimento, essendo il Mibac il suo azionista di maggioranza? La direzione del MAXXI; insomma, rivela in controluce (semmai ce ne fosse bisogno) la realtà difficile e potenzialmente gravida di ulteriori complicazioni (se non peggio) che è l’Italia uscita dalle urne.
Prevedo già la risposta: "chissenefrega”. Il MAXXI è un museo sbagliato fin dalla sua nascita, che non doveva essere realizzato, che ha portato solo dentro gli amici degli amici, che ha contribuito a rinsaldare un sistema dell’arte malato fin dalle sue radici. E che quindi, se crolla insieme al Pd, al parlamento e a non so cos’altro, tanto meglio. E così via screditando.
Posizione sciocca, sbagliata e soprattutto pericolosa. Lo affermo a dispetto delle critiche (ed eventualmente insulti) che mi posso tirare dietro. Il MAXXI; che piaccia o meno, è, al pari dei nostri altri musei e beni culturali, un patrimonio di questo Paese, per il quale sono stati spesi molti soldi, che la società civile ha atteso per anni e che va valorizzato al meglio delle (sue e nostre) possibilità.
Il "nuovo”, lo scontro generazionale, la pulizia dell’Italia non c’entrano un bel niente. Non solo perché non è mai particolarmente acuto buttare il bambino con l’acqua sporca, ma perché quello che occorre fare soprattutto oggi è ricominciate, ricostruire. Uscire dal pantano.
Lo sfascismo, che già tanta parte ha in Italia, è un vizio masochistico di cui occorre liberarsi il più in fretta possibile. Non capirlo è pericolosamente miope, se non peggio. Questo è anche il banco di prova di una classe politica che ha il dovere di presentarsi matura per i compiti che ha davanti. Ma è anche il banco di prova della società italiana, dell’Italia Grilla post 24 febbraio, che deve avere testa e cuore per se stessa e per il proprio futuro. E allora, beh, anche il MAXXI, la cultura, parola che a qualcuno fa orrore perché pensa sia solo la solita (solo meno visibile) melma dove sguazzano la casta e il malcostume italiota, sono argomenti verso i quali non ci si può tirare indietro.
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