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Il DDL della “Buona Scuola” promette il ritorno della storia dell'arte nelle classi, l'equiparazione dei diplomi di Accademie di Belle Arti e istituti legati ai Beni Culturali alle lauree tradizionali, oltre che l'assunzione di 100mila precari. Che ne pensate?
• Senza un investimento culturale più complessivo possono fare ben poco le ore di storia dell'arte nelle scuole; idem l'occupazione scarsa per chi esce da istituti legati ai Beni Culturali
• Una buona notizia che agirà alla base del futuro dell'arte e della cultura
• Aspettiamo una prossima riforma
• Non cambierà nulla come al solito e per ogni assunto ci sarà un nuovo precario in arrivo
• Le ore di storia dell'arte in alcuni istituti equivalgono alla ricreazione: tanto valeva non reinserirle e far studiare altro
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Un anno con MoRE. Il museo delle opere perse da domani avrà la sua prima mostra e sei nuovi “regali” firmati Monk, Hirsch, Presicce, Bertocchi, Bonacorsi e La Pietra

   
   
 
pubblicato

Luigi Presicce - progetto per Camera della morte, MoRE Museum

Vi abbiamo parlato spesso, nel corso del 2012, del MoRE - Museum Of REfused and unrealised art projects-, il progetto curato da Marco Scotti ed Elisabetta Modena, reso possibile grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università degli Studi di Parma. Perché trattasi di una dimensione originale e per niente "effimera” dell'arte, nonostante l'archivio dei progetti "rifiutati o non realizzati” di alcuni artisti del XX e XXI secolo sia solo virtuale.
MoRE mostra le variabili possibili nella produzione dell'arte, le problematiche dovute a costi, i progetti che non hanno trovato fortuna, gli "errori” che, in qualche modo, spesso sono le condizioni più numerose nelle carriere degli artisti.
Domani giorno di festa anche per MoRE dunque, che inaugura il suo primo compleanno a suon di sei nuovi progetti  donati da alcuni degli artisti che hanno già "esposto” precedentemente negli spazi virtuali del museo: Jonathan Monk, Debora Hirsch, Luigi Presicce, Davide Bertocchi, Ivo Bonacorsi e Ugo La Pietra hanno inviato un pensiero "virtuale” che sarà fruibile sul sito https://moremuseum.wordpress.com/, insieme ad un video che racconta i 12 mesi di vita della struttura, realizzato dalla videomaker Katia Goldoni.
E in attesa di vedere nelle sei sale della struttura le nuove acquisizioni di Erwin Wurm, goldiechiari e Massimo Uberti, si potranno continuare a vedere «opere specifiche per precisi contesti che non siano state realizzate per motivazioni tecniche, logistiche, ideologiche, economiche, morali o etiche» affermano i due curatori. «Con MoRE vogliamo dare loro visibilità e offrire la possibilità di consultare materiali che solitamente non sono accessibili, aprendo inoltre una riflessione sulle dinamiche dell’arte contemporanea e di chi vi opera».
Insomma, non perdete l'occasione per fare attenzione ai "refusés” di Cesare Pietroiusti, Paolo Scheggi, Davide Mosconi, Silvio Wolf, Grazia Varisco, Valerio Berruti, Regina Josè Galindo e Jeremy Deller, oltre ai sei artisti già nominati, in "ONE MoRE YEAR” la prima mostra organizzata, in un museo sullo schermo che non ha dimenticato né bookshop né deposito. E buona gita, gratuita, di Pasquetta!
 


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