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Il DDL della “Buona Scuola” promette il ritorno della storia dell'arte nelle classi, l'equiparazione dei diplomi di Accademie di Belle Arti e istituti legati ai Beni Culturali alle lauree tradizionali, oltre che l'assunzione di 100mila precari. Che ne pensate?
• Senza un investimento culturale più complessivo possono fare ben poco le ore di storia dell'arte nelle scuole; idem l'occupazione scarsa per chi esce da istituti legati ai Beni Culturali
• Una buona notizia che agirà alla base del futuro dell'arte e della cultura
• Aspettiamo una prossima riforma
• Non cambierà nulla come al solito e per ogni assunto ci sarà un nuovo precario in arrivo
• Le ore di storia dell'arte in alcuni istituti equivalgono alla ricreazione: tanto valeva non reinserirle e far studiare altro
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Un altro Merz per la Fondazione. Il musicista Willy Merz è il nuovo Presidente dell'istituzione torinese

   
   
 
pubblicato

Willy Merz, Foto A. Guermani

Cambio della guardia alla Fondazione Merz di Torino. Willy Merz succede alla carica di Mariano Boggia, come Presidente dell'istituzione piemontese. Il mandato avrà durata triennale e porterà il musicista svizzero a contribuire allo sviluppo dell'arte, anche nelle sue ibridazioni, della Fondazione. 
«Sono entusiasta di iniziare questa nuova esperienza, spero di contribuire, grazie alla mia formazione musicale, al rafforzamento dell’attività interdisciplinare che sempre più la Fondazione attua come sua proposta culturale» ha dichiarato Merz, che continuerà a collaborare con Boggia per la tutela dell’opera di Mario Merz, e per la realizzazione dei progetti degli artisti invitati ad esporre. A proposito, volete qualche anticipazione? Eccole. Alfredo Jaar, con "Abbiamo amato tanto la rivoluzione” a cura di Claudia Gioia, sarà il protagonista dell'autunno della Fondazione, con un percorso espositivo giocato sul concetto di riflesso e di riflessione, che pone al centro la memoria, mentre in occasione di Artissima, come progetto "One Torino”, arriverà la mostra "Ways of Working: The Incidental Object” a cura di Julieta Gonzalez. 
Parola d'ordine sperimentare, come è il linguaggio musicale di Merz, improntato alla ricerca di nuove proporzioni armoniche, basate sulla serie degli ipertoni. Compositore in residenza, tra le altre, anche alla Cité des Arts di Parigi, scrive su commissione per importanti istituzioni musicali tra cui Teatro Colòn di Buenos Aires, il Teatro Regio di Torino, e l'Orchestra Haydn di Bolzano. Un Merz per un Merz, what else?
 


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