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Se l’altra metà del cielo cambia il mondo

di Michela Casavola
Il ventennio cool dell’arte è rivisto sub specie donna. Perché è soprattutto alle artiste che si deve l’apertura di nuove possibilità di senso. Nell’arte e nella società
pubblicato lunedì 26 agosto 2013

Carla Subrizi ci racconta un’altra storia, quella che riguarda le donne e soprattutto le artiste donne, dagli anni Sessanta e Settanta fino ai giorni nostri. Prima di quegli anni, non sentendosi partecipi di questo racconto, le donne nell’arte hanno tracciato narrazioni parallele, che si sono unite all’iter della storia dell’arte. Hanno segnato il cambiamento, partendo da una visione personale per influenzare direttamente il punto di vista collettivo e sociale standardizzato, mediante un intervento politico inteso come possibilità attiva, azione necessaria e audace di riscrivere alcune stratificazioni di valori e sistemi legati al potere maschile. A determinate imposizioni filosofiche e linguistiche hanno risposto con nuove premesse culturali, che hanno aperto altre possibilità di letture dell’arte e della società. In questo senso hanno creato azioni artistico-politiche.
Azioni che cambiano il mondo. Donne, arte e politiche dello sguardo, è il titolo che Carla Subrizi dà al suo libro, riprendendo in parte un titolo di Georges Bataille, esperienze interiori per cambiare il mondo. L’azione è intesa anche come partecipazione attiva attraverso le proprie visioni ed esperienze interiori, il personale linguaggio fatto di memoria e affetti indirizzato al cambiamento collettivo.

La copertina del libro

Il libro è una raccolta di scritti tra il 1999 e il 2012, 13 anni, dice Subrizi, nei quali molte cose sono cambiate riguardo gli studi sulle relazioni tra arte, azione e femminismo, ma anche riguardo la sua personale posizione di donna e storica dell’arte, senza mai abbandonare alcuni fils rouges che li caratterizzano, uno tra tutti l’utilizzo del corpo nelle sue sfaccettature e adoperando qualsiasi mezzo artistico a disposizione. Ma anche l’attenzione sul corpo come attraversamento, dai tragici effetti delle marginalità: il dolore, la follia, i traumi, la paura di dover superare alcuni limiti imposti da violenza fisica e psicologica.
Il dolore di Gina Pane reso fisico e in "terza persona” attraverso l’azione in pubblico, ne è un esempio significante. Pensiamo ad Azione sentimentale, ripetuta davanti ad un pubblico nel 1973. L’artista si rannicchia e, munita di due mazzi di rose, uno rosse e l’altro bianche, inizia un’azione lenta e ritualistica. Si punge il braccio con le spine delle rose e pratica un taglio sul palmo della mano tramite un rasoio, a tal punto da far sembrare il braccio stesso lo stelo della rosa, con i suoi petali carnali e sensuali. Le lesioni sul braccio evocano cenni all’erotismo e alla sfera femminile, così come riecheggia il motivo dell’amore materno, suggerito dalla posizione fetale assunta durante l’azione. Le ferite infrangono l’indifferenza del pubblico, attivando pensieri e significati legati alla profondità dell’essere, ai timori dell’esistenza, agli spazi esistenziali propri del vivente.
Altrove, Nancy Spero ha considerato la follia partendo da Artaud per poi analizzarla come parte della storia e del mondo. Carolee Schneemann si è rotolata tra animali morti, cospargendosi il corpo di pittura. Eleonor Antin ha programmato ferrei dimagrimenti, Hannah Wilke ha registrato le fasi di una malattia degenerativa come un cancro.
Partire dal corpo non ha voluto dire solo una diretta messa in gioco o l’utilizzo esclusivo della performance. Le "woman artist”, scriveva Anne Marie Boetti in un articolo comparso su "Data” nel 1975, attraverso l’azione attiva rimettevano tutto in discussione, essendo fuori dal sistema convenzionale dell’arte, dai musei e dalle esposizioni, potendo quindi permettersi di scrivere qualcosa di incredibilmente nuovo.
Il tentativo di storicizzare provando a costruire delle linee di congiunzione tra il lavoro e l’impegno delle artiste dagli anni Sessanta ai giorni nostri è arduo, soprattutto per il fatto che è un argomento ancora aperto a molteplici interpretazioni e non trattato nella sua complessità. Questo libro è uno strumento per poterlo fare, dando alcuni giusti input alla nostra curiosità e fornendo le basi per un’attenta ricerca sull’argomento.
 
 
Carla Subrizi
Azioni che cambiano il mondo. Donne, arte e politiche dello sguardo
Editore: postmedia books
Anno di pubblicazione: 2012
ISBN:  9788874900800
Pagine: 256
Euro 21 

                                            

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