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Russia stato di polizia. Un'altra azione-choc ad opera di Pyotr Pavlensky, dalle labbra cucite ai genitali inchiodati in piazza Rossa

   
   
 
pubblicato martedì 12 novembre 2013

l'azione di Pyotr Pavlensky, in piazza Rossa a Mosca

Contro la condanna delle Pussy Riot e dell'accusa di "teppismo” rivolta al gruppo, l'anno scorso l'artista e performer russo Pyotr Pavlensky si era mostrato con le labbra cucite, immortalato in una fotografia che ha fatto il giro del mondo. Ma ora Pavlensky ha in qualche modo superato sé stesso. Con un'azione cruda ed emblematica, che riapre un possibile dibattito sulla funzione dell'arte contro la politica di una società intorpidita, vittima di uno stato di polizia sempre più presente. Lo stato in questione è ovviamente quello capitanato da Putin, la società è quella russa contemporanea. Che durante la festa della polizia sulla piazza Rossa di Mosca, domenica, ha visto il concittadino Pavlensky sedersi completamente nudo sul selciato, inchiodandosi i genitali a un masso. Un'azione che ovviamente non è piaciuta alle austere mura del Cremlino, ma che pare abbia sconvolto persino il poliziotto messo a fare da guardia al performer, che l'ha coperto con un telo. L'accusa per l'artista è ora quella di "teppismo minore”, e le possibilità sono il pagamento di una forte multa o 15 giorni di carcere. 
Pavlensky è "poeticamente” legato alla scena performativa che fa riferimento alla rivista "Politicheskaja propaganda”, che da una quindicina d'anni, dall'inizio dell'era-Putin, ha rispolverato, se così si può dire, quelle che erano le provocazioni del corpo dell'arte nei confronti dello status quo politico degli anni '70, in maniera dissacratoria e violenta. Un altra ferita per un Paese "impossibile”, che arriva pochi giorni dopo la diffusione della notizia che Nadezhda Tolokonnikova, Nadia, componete delle Pussy Riot, è stata trasferita in un nuovo carcere in Siberia, e da allora non ci sono state più notizie. La denuncia era arrivata dal marito dell'artista, che aveva denunciato abusi da parte del personale della prigione in Mordovia dove si trovava e aveva anche cominciato lo sciopero della fame.


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