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Case ad Arte
La Casa Museo di Carlo Mollino

   
 Architetto, designer, scenografo, fotografo, scrittore e pilota. Viaggio nell’abitazione di una delle personalità più poliedriche del ‘900 italiano [di Consuelo Valenzuela]  
 
pubblicato
Era il 2006, quando ad un’asta di Christie’s a New York, una scrivania fu battuta per più di tre milioni e ottocentomila dollari. Una cifra record per un pezzo d’arredamento del XX secolo, mai raggiunta prima di allora. Il suo creatore, Carlo Mollino, è venerato dai collezionisti che ne fanno l’oggetto di un vero e proprio culto, complice anche la rarità degli oggetti da lui creati, quasi tutti pezzi unici. 
Carlo Mollino (Torino, 1905-1973), architetto, designer, scenografo, fotografo, scrittore, pilota di aerei e di auto da corsa, è una delle personalità più geniali e stravaganti, e al tempo stesso uno degli artisti più completi, del XX secolo. La sua Casa-Museo a Torino, dove non ha mai abitato e alla quale ha lavorato dal ’60 al ‘68, è nata come risultato di una delle sue tante passioni: l’occultismo. Affascinato dal culto dei morti nella civiltà degli antichi egizi e dalla tomba dell’architetto reale Kha (1390-1352 a.C.) che aveva dedicato molto tempo alla preparazione del proprio monumento funebre (ora conservato al Museo Egizio di Torino), Mollino trovò l’appartamento ideale nel 1960, in via Napione 2, nei pressi del Po. L’abitazione si trova al piano nobile di una villa di gusto francese, costruita nel 1888 e da lui ribattezzata «la casa del riposo del guerriero», decidendo che ne «sarebbe uscito con i piedi davanti». Non vi rimase a dormire neanche un giorno e morì altrove.
Casa Museo di Carlo Mollino

Quel luogo sarebbe diventato il suo spazio segreto, la sua piramide privata da ammobiliare secondo i suoi gusti e il suo credo estetico, con oggetti accuratamente selezionati e che contassero veramente. Non fotografò né parlò mai della sua casa. Una delle stanze lo avrebbe accolto al momento del trapasso e Mollino l’arredò per questo scopo: ispirandosi alla cerimonia funebre degli antichi egizi in cui la salma del morto viene trasportata su una barca fino ad una città opulenta dove trascorrere la sua esistenza nell’aldilà, Mollino allestì la stanza dove sarebbe morto. Il letto ottocentesco a forma di barca poggia su un tappeto azzurro come l’acqua mentre una parete è interamente decorata da farfalle dai colori sgargianti che simboleggiano la rinascita dopo la morte. 
Carlo Mollino nacque nel 1905 a Torino, figlio unico di Jolanda Testa e dell’ingegnere Eugenio Mollino. Suo padre fu autore di diverse opere pubbliche che gli diedero una certa notorietà e di cui la più famosa è la progettazione dell’Ospedale Le Molinette di Torino, il più grande d’Italia in quegli anni. Mollino si laurea in architettura nel 1931, diventa rapidamente uno degli artisti più in vista, tra il 1933 e il 1973 (anno della sua improvvisa scomparsa) realizza una decina di opere architettoniche - tra cui i suoi capolavori: la Società Ippica Torinese, la Slittovia del Lago Nero e il Nuovo Teatro Regio di Torino, tutte caratterizzate da una particolare attenzione all'aspetto funzionale. Altrettanto originale fu la sua attività di progettista d’interni e di fotografo: nell’arco di circa un quarantennio, Mollino progettò case, edifici, automobili, aerei, scenografie e mobili. Alcuni di questi ultimi sono esposti nei più importanti musei del mondo come il Victoria and Albert Museum di Londra o il MOMA di New York. Si tratta quasi sempre di pezzi unici, che assomigliano più a sculture che a veri e propri arredi. Mollino fu definito "designer senza industria” per via della sua ricerca circa l’innovazione dei materiali e delle tecniche senza tuttavia spingersi mai verso la produzione di serie.

Casa Museo di Carlo Mollino

A conferma di ciò, la progettazione di mobili, al pari di quella di opere architettoniche, fu abbastanza esigua e concentrata nell’arco di otto anni. Il benessere economico raggiunto dal padre gli permise il lusso di non dover mai vivere del proprio lavoro, garantendogli una grande libertà d’espressione. Un’altra delle sue grandi passioni fu la Polaroid: una macchina fotografica capace di sviluppare automaticamente il negativo senza il ricorso ad intermediari, era un mezzo adatto ad un uomo che fece della segretezza e della ritrosia i capisaldi del proprio modo di vivere. Il lavoro realizzato con essa, scatti che ritraggono i corpi nudi di numerose modelle, lo impegnò per circa un decennio, dal 1963 all’anno della sua morte nel 1973. Le fotografie furono scattate nel suo studio e nell’appartamento di via Napione, divenuto Museo grazie al lavoro di Fulvio e Napoleone Ferrari, padre e figlio, che si dedicarono alla valorizzazione della figura di Mollino e che hanno curato numerose mostre e pubblicazioni internazionali sull’argomento.

Casa Museo di Carlo Mollino

All’inizio degli anni Sessanta, Mollino, che da sempre aveva dimostrato una grande passione per la fotografia e per il sesso femminile - non si era mai sposato e non aveva figli - iniziò a portare delle donne, perlopiù incontrate per caso, a casa per fotografarle. Creava degli scenari appositi e procurava lui stesso la lingerie alle modelle, curando ogni minimo dettaglio dello scatto fotografico ed evitando tuttavia di rendere riconoscibile l’ambientazione, ovvero la sua dimora. Le circa duemila fotografie rinvenute dopo la morte di Mollino sono state oggetto di numerose mostre.
Carlo Mollino morì improvvisamente nell’estate del 1973, a sessantotto anni, a causa di un infarto. In una lettera scritta qualche mese prima al sovrintendente del Teatro Regio, annotò: «In questa mia tarda maturità sto preparando, come il cinese di rango fa ornare in vita il suo mausoleo, in un corridoio della mia casa, una specie di viale del tramonto laddove in sequenza stanno le fotografie e quant’altri ricordi della mia vita: tutti belli o quasi».

LA CASA-MUSEO MOLLINO
Via Giovanni Francesco Napione, 2
10124 Torino
Visita su prenotazione
Info: tel. +39 011 5627207 - casamollino@fastwebnet.it

 


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