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Finissage
Impressionisti Danesi in Abruzzo
Museo H. C.Andersen, Roma

   
 Un rifugio segreto tra le montagne. La regione più verde d'Italia racconta la sua storia attraverso le opere degli artisti del nord Anna de Fazio Siciliano 
 
pubblicato
L'Abruzzo non è terra barbara, infestata da predoni, inaccessibile e selvatica. Non è solo il centro di un doloroso ricordo, è anche la terra natia di D'Annunzio, di Croce, Flaiano, Sallustio. Regione  di grandi parchi, è la più verde d'Europa con le sue vaste aree protette. Poi scopriamo che, dal 1883 al 1915, è stato persino luogo eletto dai pittori danesi, che in fuga dal loro paese,"cercavano, trovandola qui, l'Arcadia".
Refusés, come gli Impressionisti francesi, dai Salons ufficiali, danno vita a un movimento che costituisce prima del tragico sisma, l'età dorata di quest'angolo d'Abruzzo e della pittura baciata dalla sua luce.
Lontani dagli schemi tradizionali, fuori dalle regole accademiche maturano l'esigenza di dipingere all'aria libera e questa terra si offre quanto mai adatta alle loro nuove attitudini.

Knud Sinding, Portatrici d'acqua, 1930

È lo stesso universo contadino, visitato da Silone in Fontamara, che a volte, in questi lavori,  traspare immutabile nel tempo: luoghi reconditi, paesaggi incontaminati, monti e strade lastricate, gente semplice: pastori, donne portatrici d'acqua, ragazzi di vita.
Avendo a mente questo microcosmo campestre dove le ingiustizie e le calamità naturali subite a volte passivamente, dove non esisteva alcun tentativo di rivalsa, Marco Nocca, James Schwarten, Antonio Bini, Manfredo Ferrante, realizzano una mostra che ha il sapore di un grande evento accompagnato a una speranza: riflettere su Civita e la sua storia per l'occasione del centenario del sisma del 13 gennaio 1915. 
Civita riparte da qui. Civita come itinerario arcadico, punto focale per intellettuali e artisti, milieu per ricostruire nuove premesse anche turistiche.
Civita, ovvero l'antica Antinum dei romani, è un borgo solitario al centro della valle rovetana che attraversata dal fiume Liri, tenace, conserva tracce evidenti della cinta muraria. Dei suoi silenzi, degli angoli incantati e dalle suggestioni suscitate dal santuario incastonato nella montagna a più di 1200 metri, i pittori delle pianure della Danimarca "immersi nello spirito silvestre" non possono che restarne affascinati. 
L'Abruzzo dei danesi è anche il più "sincero" (nelle parole di d'Annunzio) e la loro presenza qui genera una forte componente identitaria autoctona, anticipando, in qualche modo, quella del Vate, la cui ricerca poetica è legata a temi di una primitiva civiltà agro-pastorale.
L'evento della prima Esposizione Internazione di Venezia del 1895 costituisce il primo segnale di successo per la scuola di plein air danese, seguendo le orme tracciate dalla rivoluzione di Rousseau e l'Ecole de Barbizon nella foresta di Fontainebleau.
Qui però, è la bramosia della Grecia a essere rivisitata da Zarthmann come luogo mitico fuori del tempo, dove l'artista, agevolato dalla disponibilità della gente, scopre nelle abitudini quotidiane tratti ellenici. E allora non ci sorprenderanno in mostra le donne portatrici d'acqua simili alle canefore greche che sulla testa in equilibrio grazie al cercine portano anfore, né il fanciullo con posa da Apollo Sauroctonos di Prassitele che d'un colpo si ferma colpito da un rumore e si apposta per sferrare l'attacco, o l'antro della Sibilla  nonché gli zufoli dei pastori che intonano melodie lontane.
Anche quando Zarthmann si ritira nel suo paese d'origine, resta sempre la Grecia e l'Italia negli occhi, Civita, l'Abruzzo, tanto che a ricordo imperituro di quegli anni felici e produttivi chiamerà la sua residenza a Friederick "Casa d'Antino".

Anna de Fazio Siciliano
mostra visitata il 28 marzo

Impressionisti Danesi in Abruzzo
Museo H. C.Andersen, via P.S.Mancini, 20
Orari: 9,30- 18,30-  chiuso lunedì
Info:06-3219089 

 


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